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giovedì 21 dicembre 2017

L’auto-regalo di Natale di Babbo Donald

 
Finalmente l’approvazione definitiva della riforma fiscale di Trump è arrivata. E’ il principale successo personale del Presidente, che la firmerà forse già oggi ed elargirà un corposo regalo di Natale alle imprese USA ed alle classi sociali più abbienti, un modesto bonus alle classi medie e un peggioramento per le classi più povere.
Ieri ha magnificato in pompa magna la notizia, ricordando che una famiglia di 4 persone con reddito annuo di 75.000 dollari risparmierà 2.000 dollari di tasse il prossimo anno. Ha taciuto il fatto che, secondo un’analisi del Center (Shanghai: 603098.SS - notizie) for American Progress, lui risparmierà un importo intorno ai 15 milioni di dollari l’anno. Kushner, marito della figlia Ivanka e consigliere di Trump, ne risparmierà tra i 5 e i 12 milioni, mentre gli eredi di Trump, grazie alla riforma dell’imposta di successione, avranno uno sconto fiscale di oltre 4 milioni di dollari.
Oltretutto ha magnificato il fatto che tra le pieghe della legge approvata è passata anche la demolizione di un caposaldo dell’Obamacare, cioè l’obbligatorietà della copertura sanitaria assicurativa, col risultato che milioni di americani vi rinunceranno, tornando indietro al far west sanitario per le categorie più povere.
A Wall Street, dopo un avvio positivo, hanno ripreso il sopravvento le prese di beneficio, iniziate martedì, e i principali indici azionari hanno segnato una chiusura leggermente negativa. Il dollaro ha continuato ad indebolirsi, consentendo all’EUR/USD di arrivare quasi a 1,19. I rendimenti dei Treasury Bond hanno invece proseguito il rimbalzo degli ultimi giorni e sembrano scontare le difficoltà che incontrerà il Tesoro americano a finanziare le regalie fiscali di Trump e le necessità di emettere parecchia nuova carta di debito, che, in mancanza di Quantitative Easing da parte della FED, dovrebbe pagare rendimenti in decisa crescita per essere piazzata.
Se in USA si vede qualche starnuto, in Europa si prende l’influenza. La metafora sta a descrivere lo strano comportamento dei listini europei, che da novembre non riescono  proprio ad agganciare la positività americana e soffrono di cronica sottoperformance rispetto agli indici azionari USA.
Ieri già la mattinata è stata moderatamente negativa, mentre i futures americani segnalavano un partenza positiva in USA. Poi, quando Wall Street ha restituito i guadagni iniziali, in euripasono scattate cospicue vendite, che hanno portato l’indice tedesco Dax (-1,11%) a rimangiarsi completamente il bel segnale di forza fornito lunedì scorso. Eurostoxx50 (-0,88%) ha abbandonato i sogni rialzisti ed è tornato nuovamente più vicino ai supporti che alle resistenze del trading range che lo ingabbia da un mese e mezzo.
Anche il nostro Ftse-Mib (-0,74%) ha deciso di tornare verso i supporti e fermandosi a 22.109 punti rivede da molto vicino il baratro che si apre sotto quota 22.000.
Mi chiedo che cosa potrebbe succedere in Europa se Wall Street decidesse di trasformare queste blande prese di beneficio in una correzione vera e propria, dato che con l’approvazione della riforma fiscale, ampiamente scontata, non si vedono nuovi temi in grado di mantenere alle stelle il morale della truppa rialzista.
La risposta non è propriamente natalizia, per cui mi taccio, sperando di non essere costretto a prenderla in considerazione prima delle festività, che tutti speriamo di trascorrere serenamente.

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