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venerdì 22 dicembre 2017

I mercati hanno ancora paura della Spagna. Perchè?


I mercati sembrano essere nuovamente spaventati dal voto spagnolo. Come mai? Il motivo è ancora l'incertezza del voto catalano.

Vittoria pericolosa

Infatti se è vero che Ciudadanos, fronte unionista, è il primo partito, è anche vero che gli indipendentisti hanno potuto festeggiare non solo la vittoria ma addirittura la conquista della maggioranza assoluta con 70 dei 135 seggi messi in palio nell'elezione che ha visto i tre partiti indipendentisti (JUNTSxCat, Erc-CatSì e Cup) non raggiungere il 50% dei voti ma vincere su più fronti.

Prima di tutto quello politico: la possibilità, non indifferente, di dare filo da torcere al governo centrale di Madrid, lo stesso che aveva indetto queste elezioni per ristabilire l'ordine. Quando, infatti, il parlamento catalano ad ottobre diede vita al referendum, mai riconosciuto dal governo Rajoy, che portò alla proclamazione di indipendenza della regione, il primo ministro, di fronte alla secessione della Generalitat invocò l'applicazione dell'articolo dell'articolo 155 della Costituzione che prevedeva, tra le altre cose, anche lo scioglimento del parlamento regionale, la sospensione dell'autonomia e, quindi, nuove elezioni.

Nella speranza di ristabilire la propria forza politica, Rajoy sembra aver fatto lo stesso errore che a suo tempo fecero sia Theresa May nel convocare elezioni anticipate per allargare il fronte dei consensi pro-brexit (e invece perse la maggioranza in parlamento) sia il suo predecessore David Cameron che arrivò addirittura a indire il referendum che, a sorpresa, decretò la Brexit e, quindi, l'uscita di Londra dall'Unione.
Ebbene, a spaventare i mercati, per quanto non si possa certo parlare di panico (poco prima delle 13 il Ftse Mib registra un passivo dello 0,33% pari a 22.166 punti, il Dax arrivava a -0,28%, il Cac40 di Parigi a -0,36% e solo il Ftse 100 di Londra galleggiava intorno alla parità con un vantaggio frazionale dello 0,10%.

L'indice spagnolo, per ovvi motivi è quello peggiore a -1,08%), sembra essere proprio il fattore sorpresa: l'astensionismo, una volta tanto, è stato evitato visto che l'affluenza alle urne è arrivata oltre l'86%, ma è proprio questa massiccia partecipazione, unita alla conferma degli indipendentisti, che viene considerata un elemento di disturbo per i mercati.
A confermarlo sono ancora i numeri, quelli di un'economia che, nata e cresciuta in una regione florida, deve registrare il calo degli investimenti internazionali (-75% secondo dati resi noti da Madrid), la fuga delle aziende (le ultime cifre superano le 3mila unità), comprese quelle a forte impronta nazionale, e il trasloco delle banche (Caixa e Sabadell in testa) che, nell'esodo, hanno preferito partire per altri lidi, pur restando all'interno dei confini iberici.

Il tutto senza contare il silenzioso viavai dei correntisti agli sportelli che, silenziosamente, hanno portato via qualcosa come 6 miliardi di euro dai propri conti correnti, in vista di una possibile crisi del settore del credito.

La situazione storica di Barcellona

Elementi di disturbo che si protrarranno anche per il futuro, visto che la frammentazione statale è tornata tra i fattori caratterizzanti, in negativo, di un'Europa che continua a non essere unita proprio al suo interno.

Una zavorra che diventa ancora più pesante se si considera che la Catalogna, dopo la dittatura di Franco, riuscì a conquistare una certa autonomia che la proclamazione di indipendenza ha cancellato e che non è detto venga nuovamente ripristinata. Non solo, ma la richiesta più pregnante di Barcellona è sempre stata quella di un'autonomia fiscale sulla falsariga dei Paesi Baschi, una richiesta che puntualmente è stata rifiutata.
Quello del voto catalano in realtà un paradigma che rispecchia l'attuale situazione di un po' tutta la penisola iberica la cui popolazione è sempre più distante dalle istituzioni (basti pensare alle recenti vicissitudini politiche che hanno costretto la nazione all'assenza di un governo per quasi un anno) e cosciente della presenza di un assolutismo incarnato da Re, e "Grandi di Spagna" ultimamente sempre più coinvolti nello scandalo corruzione che ha invaso le istituzioni monarchiche.

Ma è la monarchia stessa, con tutto il suo apparato a non piacere più come una volta visto che tende a deviare su di sé e sui suoi rami, molti degli aiuti europei destinati alla nazione. 
Guardando alle prossime evoluzioni resta più di un'incognita. Carles Puigdemont, ex presidente del parlamento catalano, ha chiesto il ripristino del governo che vene destituito a fine ottobre con l'applicazione dell'articolo 155, il che porterebbe alla necessaria, quanto improbabile, scarcerazione non solo dei vari detenuti politici attualmente detenuti e il rientro di quelli autoesiliatisi in Belgio (tra questi lo stesso Puigdemont) senza ritorsioni da parte del governo spagnolo.

Da qui si apre l'altro punto interrogativo: la questione dell'elezione del President. La sessione costitutiva dell'assemblea catalana, infatti, dovrà tenersi entro il 23 gennaio e il primo turno dell'elezione del President per il 10 febbraio. Chi riuscirà ad esserci? E ancora: Rajoy accetterà, come aveva promesso, di ripristinare lo stesso livello di autonomia che aveva la Catalogna prima della crisi? 
Fonte: News Trend Online

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