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martedì 5 dicembre 2017

GBP in fascia volatile con intensificarsi colloqui sulla Brexit

 
Nessuna svolta – vendere GBP
By Peter Rosenstreich
Uno dei temi principali del 2018 sarà l’ascesa dell’UE da unione fragile a forza politica ed economica unificata. Assistiamo all’inizio di questa trasformazione negli attuali negoziati sulla Brexit fra UE e Regno Unito. Il primo ministro britannico Theresa May e il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker non hanno compiuto progressi dopo ore di discussioni, in questo caso il problema erano le divergenze sul confine con l’Irlanda. I membri hanno pubblicamente espresso fiducia nel raggiungimento di un accordo che consentirà ai regolatori europei di concentrarsi sulle relazioni commerciali future. Internamente, però, si respira apprensione. Stando a fonti interne, i negoziati riprenderanno nei prossimi giorni. Nonostante i progressi fatti nei negoziati sulla Brexit, pare che l’UE stia assumendo una posizione difficile e che il Regno Unito si stia piegando (come evidenziato dalle concessioni sul conto del divorzio).
Riteniamo improbabile un accordo alla riunione del Consiglio UE del 14-15 dicembre. È diminuita l’esposizione rialzista dell’EUR e sono aumentati i lunghi in GBP sulla scia delle speculazioni su una svolta nei negoziati. I trader di breve termine sono stati colti dalla parte sbagliata, infatti, quando le agenzie hanno iniziato a battere le notizie negative, l’EUR/GBP ha compiuto un rally, risalendo a 0,8848. Alla luce della nostra visione di lungo termine, che prevede un’UE forte, sospettiamo che il rapporto rischio-rendimento favorisca i lunghi sull’EUR/GBP, andando contro le notizie positive sulla Brexit. Si troverà una soluzione per la questione del confine irlandese, ma dietro l’angolo c’è un altro ostacolo. E i negoziatori non sono neanche arrivati alla parte difficile (commercio). Ora riteniamo più probabile una Brexit “dura”. L’EUR/GBP tiene intorno alla media mobile a 200 giorni; una chiusura netta sopra 0,8850 innescherebbe un’estensione rialzista fino a 0,8879 (media mobile a 55 giorni).
Australia: la RBA lascia i tassi invariati
By Yann Quelenn
L’obiettivo del tasso di riferimento della RBA è rimasto di nuovo all’1,50%. I tassi sono rimasti su questo livello per il sedicesimo mese consecutivo. Inoltre, i tassi non salgono dal 2010.
Su questi livelli, non si può pensare che il mercato immobiliare, a suo tempo origine del problema, si raffreddi a breve. Inoltre, i mercati nutrono forti aspettative sul fatto che i tassi rimangano fermi almeno fino al 2019.
Le condizioni economiche sembrano però disomogenee. Inflazione e crescita delle retribuzioni basse impediscono un rialzo del tasso nel prossimo futuro e ciò malgrado le previsioni della banca centrale australiana. Il governatore della RBA ha detto che i livelli d’indebitamento sono elevati. È possibile che questa sia la vera ragione per cui i tassi sono così bassi? Noi facciamo fatica a crederci. L’era del denaro gratuito ha creato e continua a sostenere bolle in tutte le classi di asset. Alzare i tassi potrebbe innescare un potente scoppio della bolla. Segnaliamo che, dal 2009, il livello del debito australiano è salito dal 15% al 45% del PIL (molto più sostenibile di gran parte dei paesi G10).
L’aussie (AUD) si sta indebolendo contro il biglietto verde e probabilmente continuerà a farlo. La RBA imiterà verosimilmente le altre principali banche centrali e non guiderà la transizione verso la normalizzazione della politica monetaria. Ecco perché crediamo che l’aussie possa indebolirsi ancora un po’ nel medio termine.

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