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giovedì 14 dicembre 2017

Fed, Yellen: difficile una crescita del 4% per economia Usa

New York, 13 dic. (askanews) - Pur giudicandolo un asset altamente speculativo, Janet Yellen crede che i rischi per la stabilità finanziaria creati dai bitcoin siano "limitati". Parlando durante la sua ultima conferenza stampa, il governatore della Federal Reserve ha aggiunto di "non vedere una esposizione significativa" delle istituzioni finanziarie più importanti rispetto alla valuta digitale.
Janet Yellen non ha pianificato ancora "nulla di definitivo" per il suo futuro, dopo che a febbraio lascerà la guida dalla Federal Reserve. Lo ha detto lei stessa durante la sua ultima conferenza da numero uno della banca centrale Usa. La prima donna alla guida della Fed ha però detto che Washington resterà la sua base. Ricordando che è entrata a fare parte del sistema della Fed nel 2004, Yellen ha detto di sentirsi "molto positiva" in merito ha quanto fatto alla Fed, verso la quale avverte una "fedeltà enorme".
Sono personalmente preoccupata per la situazione del debito americano", molto elevato, e "le stime dicono che il pacchetto fiscale in approvazione al Congresso potrà farlo salire ulteriormente". Lo ha affermato Janet Yellen nella sua ultima conferenza stampa come presidente della Federal Reserve.
 L'economia americana continuerà a espandersi "a un ritmo moderato", visto che dopo il rallentamento del primo trimestre c'è stato un recupero nel secondo e nel terzo. Anche la riforma fiscale potrebbe aiutare, ma "è presto per dire" con precisione. Lo ha detto Janet Yellen nella sua ultima conferenza stampa come presidente della Federal Reserve.
"La riforma fiscale - ha sottolineato Yellen - potrà dare slancio all'economia, ma è presto per stabilire il possibile impatto economico. Anche il mercato del lavoro continuerà a rimanere solido negli anni a venire" e l'inflazione, che pure si attesta ancora al di sotto del target considerato ottimale dalla Fed, "si attesterà attorno al 2% nei prossimi due anni".
La decisione di alzare i tassi non è stata all'unanimità: ci sono stati due dissidenti, che avrebbero preferito mantenere il costo del denaro all'1-1,25%. Si tratta di Charles Evans e Neel Kashkari, rispettivamente presidenti delle sede regionali della Fed a Chicago e Minneapolis.
In generale, i membri del braccio di politica monetaria della Fed si aspettano che "le condizioni economiche evolvano in modo tale da richiedere un rialzo graduale dei tassi", che "probabilmente e per un po' resteranno al di sotto dei livelli che ci si aspetta prevalgano nel lungo termine". Tutto, come al solito, dipenderà dai dati macroeconomici in arrivo a cominciare da quelli relativi all'inflazione. Se la piena occupazione è ormai raggiunta, è la stabilità dei prezzi che la Fed non è riuscita ancora a garantire come vorrebbe, visto che è da cinque anni e mezzo che l'inflazione non cresce al tasso annuo desiderato del 2%.
La Fed lo ha riconosciuto: su base annuale l'inflazione, sia core sia generale, "è scesa quest'anno e sta viaggiando al di sotto del 2%". La Fed resta convinta che l'inflazione resterà "un po'" sotto il 2% "nel breve termine" per poi stabilizzarsi intorno a quell'obiettivo "nel medio termine". Anche per questo l'istituto centrale intende monitorare "attentamente gli sviluppi sull'inflazione" mentre giudica "equilibrati" i rischi di breve termine all'outlook economico.
Yellen si prepara a lasciare una Fed con un'economia in buona salute: dallo scorso novembre il mercato del lavoro "ha continuato a rafforzarsi e l'attività economica è salita a un ritmo solido". Inoltre, "i posti di lavoro creati sono stati solidi e il tasso di disoccupazione è sceso ulteriormente", a novembre al 4,1% ossia pari ai minimi dal dicembre 2000.
La Federal Reserve ha ritoccato al rialzo le stime sulla crescita dell'anno in corso e quelle dei prossimi due anni, mentre l'andamento del mercato del lavoro sarà migliore del previsto. E' quanto emerge dalle stime diffuse dalla Banca Centrale americana al termine dell'ottava e ultima riunione dell'anno del Fomc, il braccio di politica monetaria.
Per il 2017, il Pil è atteso al 2,5%, contro il 2,4% di settembre. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 4,1%, contro il 4,3% di settembre. L'inflazione si dovrebbe attestare all'1,7%, mentre a settembre si era parlato dell'1,6%. La componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, è stimato un 1,5%, invariato rispetto a quanto previsto in precedenza.
Per il 2018, la crescita è attesa al 2,5% (più del 2,1% di settembre), è previsto un tasso di inflazione "core" all'1,9% (invariato dalla stima precedente) e un tasso di disoccupazione al 3,9%, contro il 4,1% di settembre.
Per il 2019 la Banca Centrale americana prevede un aumento del Pil del 2,1% (contro il 2% di settembre), un tasso di disoccupazione al 3,9% (meno del 4,1% della stima precedente) e un'inflazione "core" al 2%, in linea con la stima precedenti. Per il lungo termine le previsioni parlano di un Pil all'1,8% (dato invariato) e un tasso di disoccupazione al 4,6% (invariato dalla stima precedente).

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