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venerdì 8 dicembre 2017

E' fatta. C'è il primo accordo sulla Brexit


L'Europa può tirare un sospiro di sollievo, anche se momentaneo: Gb e Ue hanno trovato un accordo per la prima parte dei negoziati.

Tutti nella stessa direzione

Ad annunciare l'evento è stato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l'incontro con la premier britannica Theresa May a Bruxelles.
Non solo ma oltre questo sembra essersi rischiarato anche il panorama dei rapporti tra le due delegazioni visto che lo stesso Juncker ha confermato che la Gran Bretagna è un amico e un alleato con il quale si sta muovendo verso la nuova fase dei colloqui. Tutti nella stessa direzione, dunque.
L'accordo prevede che agli oltre 4 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna sarà applicato il diritto britannico in corti britanniche e che i giudici potranno a loro volta rivolgersi alla corte europea per questioni interpretative entro 8 anni dall'entrata in vigore.

Non sono state elencate cifre specifiche sui famosi debiti che Londra si trova a dover pagare per il divorzio (nei giorni scorsi era trapelata la notizia secondo cui il conto presentato dal'Unione e accettato dalla May sarebbe stato tra i 44 e i 55 miliardi di euro ma il FT le ha ridefinite nella fascia tra 40 e 60 miliardi); sulla questione ci si è limitati a dire che si tratta di “un'intesa equa per i contribuenti britannici che consentirà di investire di più nelle priorità nazionali".

Restava aperta poi la vertenza irlandese, quella che di fatto aveva bloccato nelle scorse ore l'ultima fase dei colloqui tra le parti. Alla fine, dopo una serie di scambi, si è deciso di non applicare nessun tipo di frontiera tra le due Irlande. Da parte sua la Gran Bretagna potrebbe vedersi accordati i due anni di permanenza nell'Unione doganale e del mercato interno, richiesta avanzata da Londra e che Tusk potrebbe concedere.

I problemi della May

Resterebbe però inteso che nel periodo di transizione in cui si avvierà il processo di separazione, l'Impero di Sua Maestà dovrà sottostare alle leggi dell'Unione comprese quelle approvate nel frattempo.

Il problema maggiore adesso resta alla May che dovrà riuscire a far accettare l'accordo al partito unionista che nei giorni scorsi si era opposto alla questione dei confini irlandesi e soprattutto alla concessione di uno status speciale per l'Irlanda del Nord che, di fatto, rendeva la zona una enclave privilegiata che godeva di un trattamento di favore e, in ultima analisi, non era considerabile facente parte della Gran Bretagna.
Non solo, ma proprio l'accordo con l'Irlanda stabilisce un precedente: l'Eire, infatti, durante il referendum, aveva votato a grande maggioranza per restare nell'Unione, cosa che avevano fatto sia Londra che la Scozia le quali, a questo punto potrebbero reclamare los tesso trattamento differenziato.

Come se questo non bastasse c'è anche la divisione all'interno dello stesso Partito Conservatore tra chi guarda alla Brexit come a un passaggio in cui sarà necessario fare concessioni (e a cui appartengono 19 deputati) e gli altri che invece non accettano compromessi. In questo caso si parla di una trentina di rappresentanti.
Numeri che per la tenuta del governo del premier sono sempre più determinanti. 
Fonte: News Trend Online

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