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venerdì 15 dicembre 2017

Draghi soddisfatto del massacro dei rendimenti

 
Dopo le poche emozioni trasmesse dalle decisioni della FED americana, ieri è stata la volta delle altrettanto scarse novità emerse dalla riunione del Board BCE e comunicate alla stampa da un disteso ed ottimista Mario Draghi, che affronterà le vacanze di Natale probabilmente sulla neve, da appassionato sciatore. Intanto ieri è scivolato con elegante slalom tra le domande della stampa, contento del rafforzamento della crescita europea, di cui ha rivisto al rialzo le previsioni per l’anno in corso e i successivi. Si è anche mostrato fiducioso di poter conservare a lungo la botte piena della politica dei tassi a zero con la moglie ubriaca rappresentata della crescita sostenuta in eurozona. E, ovviamente, di raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2%, anche se arriverà con un bel po’ di anni di ritardo rispetto alle precedenti attese e per ora non si percepisce ancora molta fretta di raggiungere l’obiettivo da parte dei prezzi.
Se non si trattasse di opinioni sul futuro potremmo bollare questi discorsi come “fake news”, in italiano e meno elegantemente “balle”. Ma il vantaggio di Draghi è che sono previsioni e si potranno valutare solo a posteriori. Se non si realizzeranno, l’esperto slalomista troverà a posteriori sempre valide ragioni, ovviamente relative a perturbazioni esterne, non certo al fallimento previsionale della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) , così come ha sempre fatto negli ultimi anni di obiettivi mancati e rinviati nel tempo. Intanto la fucina monetaria ha inondato il sistema di liquidità e continuerà a farlo almeno fino a settembre del prossimo anno. Una liquidità che è finita solo in minima parte all’economia sotto forma di credito facile, ma si è soprattutto fermata sui mercati finanziari, andando a gonfiare le bolle speculative sui mercati azionari ed obbligazionari, azzerando i rendimenti nominali e mandando in profonda negatività quelli reali.
In questo modo è stata imposta una sorta di tassa occulta sui risparmiatori, che vedono erodere il loro capitale dai rendimenti negativi, e sono stati premiati i debitori, che di fatto vengono pagati affinché si facciano prestare il denaro. Un mondo alla rovescia, in cui evidentemente Draghi si trova a suo agio, dato che si è presentato allegro ed ottimista. Del resto se riuscirà a raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione, mantenendo immutati a zero i rendimenti sugli asset più sicuri, la tassa occulta di fatto salirà e riceverà la gratitudine dei governi, che sono i maggiori debitori esistenti, ma anche quella delle grandi multinazionali, che oggi si finanziano pagando sui bond corporate cedole inferiori a quelle che paga la FED sui suoi Treasury Bond (altro esempio di mondo rovesciato).
Ma non sono solo i risparmiatori ad essere penalizzati da questa repressione monetaria. Anche le banche, che vengono controllate nell’erogazione di prestiti da regole sempre più stringenti nella valutazione dei rischi, per cui possono erogare credito solo a chi è ampiamente solvibile. Pertanto da un lato incassano interessi a tassi miseri solo su una parte della raccolta, mentre dall’altro, se versano la liquidità inutilizzata sui conti presso la BCE, incassano un rendimento negativo (-0,4%), e quindi pagano.
La redditività delle banche con la loro attività principale si sta perciò riducendo al lumicino e non stupisce che tutte si stiano attivando per ridurre i costi, sostituendo sempre più il personale con l’automazione dei servizi (il mitico Fintech) e per scaricare il più possibile gli oneri sulla clientela, aumentando le commissioni ed introducendone di nuove o di occulte. Gli estratti conti di fine anno ci dimostreranno anche quest’anno che il costo per il cliente di un conto corrente bancario è ulteriormente salito. E così il cittadino, già depredato di rendimento sui BTP, si trova pure vessato dalle banche sulle spese di tenuta conto, pagando così una duplice tassa occulta.
Non stupisce pertanto che ieri le parole rassicuranti e testardamente accomodanti di Draghi abbiano contribuito alla prosecuzione del calo sui mercati azionari del settore bancario europeo e soprattutto di quello italiano, che per il secondo giorno consecutivo ha contribuito a zavorrare il nostro indice Ftse-Mib. Questi, con una chiusura a -0.93% è stato nuovamente il peggior indice del’Eurozona, con perdita quasi doppia rispetto alla media, rappresentata da Eurostoxx50 (-0,54%). 
Il nostro indice prosegue dunque verso i supporti di area 22.000 punti, quella zona in cui si fermò un mese fa la correzione profonda di novembre e da cui il nostro indice tentò di rimbalzare per tornare sui massimi dell’anno senza riuscirci. Intanto ieri si è già praticamente appoggiato al bordo inferiore del canale rialzista di modesta inclinazione che ha guidato il rimbalzo dal 20.11 all’Immacolata. Oggi quella trendline transita da 22.175, solo 17 miseri punti sotto il valore di chiusura di ieri (22.192), che è stato anche il minimo di giornata. Diventa sempre più necessario un rimbalzo, poiché lo sfondamento del canale renderebbe inevitabile l’arrivo proprio in area 22.000. E sotto quell’area c’è un bel baratro.
Occorrerà che il contesto di debolezza dell’azionario europeo cessi di influire negativamente e che in USA, dove ieri tutti gli indici hanno ceduto un po’ di terreno contemporaneamente, cosa che non avveniva da parecchi giorni, non si decida di intensificare le prese di beneficio, perché altrimenti il nostro indice vedrebbe i sorci verdi.

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