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lunedì 18 dicembre 2017

Dimenticate i bitcoin: il peggior rischio sarà un altro


Il protagonista del 2017 è stato senza dubbio il bitcoin con un aumento del 500% da luglio e con prospettive che, secondo alcuni analisti, potrebbero continuare sulla stessa strada ancora per diversi mesi.

Il caso Bitcoin

Un esempio arriva da Ronnie Moas che parla di un bitcoin oltre i 20mila dollari ma non esclude che alla fine possa arrivare a oscillare tra i 300mila e i 400mila dollari.

La sua affermazione è stata
“Non so quanto oro ci sia sulla terra ma posso sapere quanti bitcoin esistono e so anche che tra poco ci saranno oltre 300milioni di persone che vorranno mettere le mani sulla valuta virtuale.”
Il motivo? Essendo una moneta virtuale creata da un algoritmo, il numero di esemplari è definito, quindi non ci saranno al mondo più di 21 milioni di bitcoin.
Per lui dunque, visto lo squilibrio tra domanda e offerta, la festa è appena iniziata. Non la pensa così invece Joe Zidle, stratega per Richard Bernstein Advisors. Per lui non è il bit coin il punto da monitorare sui mercati, per quanto potenzialmente pericoloso, il vero problema è un altro: il pericolo per il 2018 è la convinzione, da parte degli investitori che i rendimenti obbligazionari rimarranno bassi.

Il problema dei tassi

Per questo motivo, Zidle ritiene che i mercati siano generalmente impreparati a un possibile rally dei tassi che potrebbe nascere da una serie di fattori.
"Penso che nel 2018 la grande sorpresa potrebbe essere un rendimento del bond Usa a 10 anni più elevato, e questo è qualcosa verso cui gli investitori non sono realmente posizionati"
Il rendimento dei titoli decennali, in generale si è spostato tra il 2,3% e il 2,4% nell'ultimo mese, ma è aumentato ben al di sopra dei minimi da inizio anno ai primi di settembre.

Secondo Zidle, ci sono tre cose che potrebbero far aumentare il rendimento del Treasury, facendo anche lievitare i costi degli interessi sul prestito. Prima di tutto una generale accelerazione delle economie mondiali, quindi l'approssimarsi della riforma fiscale Usa e infine il potenziale di pressioni inflazionistiche man mano che i mercati del lavoro diventano sempre più stretti.
E' noto che il tasso di disoccupazione è diminuito drasticamente con l'aumento della crescita dei posti di lavoro, il che significa che i datori di lavoro potrebbero dover pagare di più per assumere profili professionali specialistici, attualmente scarsi, una prospettiva che, per il momento, non si è ancora avverata.
"Il risultato netto di tutto ciò potrebbe essere un'accelerazione della crescita, un'accelerazione dell'inflazione che spinge verso l'alto il rendimento del tesoro decennale"
ha aggiunto.
Fonte: News Trend Online

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