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mercoledì 13 dicembre 2017

Con l'imposta sul reddito lo stato vi possiede


L'imposta sul reddito è legge, ma è qualcosa in totale contraddizione con la forza trainante dietro la rivoluzione americana e con l'idea stessa di libertà. Abbiamo disperatamente bisogno di un serio movimento nazionale per liberarcene – non riformarla, non sostituirla, non diminuirla o concentrarla su un altro gruppo.
Deve sparire.
Il grande saggista Frank Chodorov descrisse l'imposta sul reddito come la radice di tutti i mali. Il suo obiettivo non era la tassa stessa, ma il principio alle sue spalle. Dalla sua approvazione nel 1913, scrisse: "Lo stato dice al cittadino, i tuoi guadagni non sono esclusivamente tuoi, possiamo rivendicarli e la nostra rivendicazione precede la tua, ti permetteremo di mantenerne una parte, perché riconosciamo il tuo bisogno, non il tuo diritto, ma tutto ciò che ti concediamo lo decidiamo noi."
Colse per davvero il punto.

È il male. Quando il Congresso ratificò il XVI emendamento il 3 febbraio 1913, sembrava che tutti i redditi privati negli Stati Uniti sarebbero stati nazionalizzati. Quello che non è stato tassato da allora in poi è un favore che ci viene concesso, e continua ad essere così.
Questo è implicito nel testo dell'emendamento stesso: "Il Congresso avrà il potere di raccogliere le tasse sui redditi, da qualunque provenienza, senza ripartizione tra i vari Stati e senza riguardo ad alcun censimento o enumerazione."

Nessun limite

Dove sono i limiti? Non c'erano.

Ci fu qualche discussione sul mettere un limite sulla tassa, ma risultò inutile. Solo l'1% dei redditi sarebbe servito per pagare circa l'1% per lo stato. Tutti gli altri inizialmente non venivano intaccati. Chi si preoccupa se i ricchi debbano pagare un po' di più, giusto? Possono permetterselo.
Questa prospettiva fraintende totalmente la vera natura dello stato, che vuole sempre più soldi e più potere e non si ferma davanti a nulla per ottenere entrambi.

Il XVI emendamento era più che una aggiunta moderna ad un documento antico. Era una nuova filosofia riguardo la vita fiscale di tutto il Paese.
Oggi l'élite non si preoccupa più di cose come gli emendamenti, ma allora era diverso. L'emendamento venne reso necessario dalle precedenti decisioni giudiziali che abolirono quella che una volta era considerata l'essenza di una società libera: lo stato non può tassare proprietà personali.
Quello che producete è vostro, conservate il prodotto delle vostre fatiche. Lo stato può tassare le vendite, forse, o raccogliere fondi attraverso i dazi sulle merci che entrano ed escono dal Paese. Ma il vostro conto bancario è fuori discussione.
L'emendamento cambiò questo punto di vista.

All'inizio si applicava a poche persone e per un motivo ormai passato: era come una tassa di sostituzione, non un modo per raccogliere soldi. Dopo tutto il disastro causato dai dazi nell'ottocento, a molte persone questa sembrò una grande idea, in particolare agli occhi dei sudisti che vedevano sgretolarsi le loro relazioni commerciali con i consumatori esteri.
Le persone che la sostenevano – e non erano tanto di sinistra, ma populisti di destra – immaginavano che la tassa avrebbe colpito la classe imprenditoriale ed industrie del nord.

E quello fece. Le loro fortune cominciarono a diminuire e la loro fiducia nella loro capacità di accumulare e trattenere le fortune intergenerazionali cominciò a diminuire.

Limite all'accumulo

Tutti noi conosciamo le storie di come i nipoti dei grandi imprenditori degli anni venti scialacquarono il loro patrimonio familiare e non riuscirono a portare avanti la tradizione.
Beh, non sorprende affatto. Lo stato imposta un calendario e limita l'accumulo. Alle famiglie e agli individui non sarebbe stato più permesso di esistere se non in sottomissione allo stato fiscale.
La lotta di classe era parte dell'operazione fin dall'inizio. L'imposta sul reddito trasformò il tessuto sociale del Paese in una gigantesca barca, e tutti avrebbero discusso su chi bisognava gettare in mare affinché altri potessero sopravvivere.
Il demone all'inizio era il ricco.

Questo fino agli anni trenta, quando FDR cambiò le cose. Improvvisamente i redditi sarebbero stati raccolti e tassati in modo diverso. Tutta la popolazione sarebbe stata tassata, ma una parte del bottino sarebbe stato restituito alla fine della vita come flusso di reddito permanente. Così nacque la tassa sui salari.
Tale imposta oggi è molto più significativa dell'imposta sul reddito.
La lotta di classe scatenata durante quegli anni continua ancora oggi. Un lato vuole tassare i ricchi. L'altro lato trova terribile che la percentuale di persone che non paga un'imposta sul reddito sia aumentata dal 30% a quasi il 50%.

La tassa sui salari

È davvero strano che la tassa sui salari raramente venga menzionata in questo dibattito.

I poveri, la classe media e i ricchi sono tutti colpiti dalle tasse sui salari che finanziano programmi falliti che non forniscono pochi vantaggi e nessuna sicurezza.
È impossibile prendere seriamente quelle affermazioni secondo cui l'imposta sul reddito non danneggia la creazione di ricchezza.
Quando il Congresso vuole scoraggiare qualcosa – fumo, importazioni, vendite di azioni o qualunque cosa – sa cosa fare: tassare. Tassate il reddito e, al margine, scoraggiate le persone a guadagnare.
I dibattiti fiscali parlano sempre di "riforma" – il che significa sempre un leggero cambiamento di chi paga.

Una soluzione migliore sarebbe quella di dimenticare tutto e tornare all'idea originale di una società libera: conservare ciò che si guadagna, o eredita. Ciò significa abolire il grande errore del 1913.
Dimenticatevi della flat tax. L'unica soluzione giusta è nessuna tassa sui redditi.
Ma diciamo che un giorno riusciremo a liberarci dall'imposta sul reddito e arriva una pace benedetta.
C'è ancora un altro problema che è emerso nel 1913. Il Congresso creò la Federal Reserve, la quale ha sviluppato il potere di creare dal nulla tutto quel denaro di cui lo stato avrebbe avuto bisogno, anche senza tassazione.
Per la gestione pratica degli affari dello stato, la FED è peggiore dell'imposta sul reddito.

Crea la tassa più insidiosa, perché è nascosta. Ha praticamente reso superflui tutti i dibattiti sulla tassazione. Negare allo stato le sue entrate non farebbe nulla per mettere al sicuro le nostre libertà e proprietà. La FED è riuscita a rendere impossibile affamare la bestia.
Chodorov aveva ragione riguardo il male rappresentato dall'imposta sul reddito.
La sua approvazione segnò l'inizio di un secolo di dispotismo. La nostra proprietà non è più al sicuro. Il nostro reddito non è nostro. Siamo legalmente obbligati a cedere qualunque cosa i nostri padroni dicono che dobbiamo loro. È possibile affermare che nessuno di questi punti sia compatibile con la vecchia idea liberale di libertà.
Ne dubitate? Ascoltate il discorso inaugurale di Thomas Jefferson del 1801.

Quello che disse allora è vero ancora oggi: "[...] di cosa abbiamo bisogno per essere felici e prosperi? Ancora una cosa, cittadini, un governo saggio e frugale, che impedisca agli uomini di ferirsi l'un l'altro e li lasci liberi di regolare le proprie attività di industria e miglioramento, senza che ne prenda dalla bocca il pane che hanno guadagnato."
Di Jeffrey Tucker
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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