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venerdì 22 dicembre 2017

Catalogna spaccata, ma gli indipendentisti hanno la maggioranza


Il voto in Catalogna restituisce un sonoro no alla stretta centralista voluta dal premier spagnolo Mariano Rajoy dopo il referendum di ottobre per la separazione da Madrid.
Una elezione del tutto anomala, che ha visto la partecipazione di ben 18 candidati sotto incriminazione per 'ribellione e sedizionè' e l'ex governatore Puigdemont in esilio con quattro ministri del suo governo destituito, si è conclusa con una nuova affermazione di quegli stessi partiti accusati di aver proclamato l'indipendenza. 

La maggioranza degli indipendentisti



Pur restando complessivamente sotto la soglia del cinquanta per cento dei voti (47,5%), i tre partiti dell'area indipendentista già alla guida della regione (JUNTSxCat, Erc-CatSì e Cup) hanno ottenuto 70 dei 135 seggi del "Parlament" catalano, meno dei 72 delle scorse elezioni ma in grado comunque di garantirsi il governo della Generalitat.

Dei 70 seggi del blocco indipendentista, 34 andranno a 'Junts per Catalunya', il partito del governatore in esilio Puigdemont,  32 a Esquerra republicana di Oriol Junqueras, l'ex vicepresidente della Generalitat che si trova attualmente in carcere, e i restanti 4 al partito di estrema sinistra CUP.

 

L'affermazione di Ciutadanos

Primo partito è però a sorpresa il centrista unionista Ciutadanos, che guadagna 37 seggi.

Salutata dalla stampa spagnola come un "Triunfo Historico", la sua affermazione è però considerata anche come una vittoria di Pirro, dal momento che la carismatica leader del partito Inés Arrimadas, riuscita nell'impresa di portare per la prima volta in testa un movimento non separatista, non dispone di una maggioranza per formare un governo.

 

Crolla il Partito Popolare

Il vero sconfitto è però Mariano Rajoy: i popolari catalani, espressione locale del partito al governo in Spagna,  perde quasi completamente la propria rappresentanza nel parlamento precipitando da 11 a 3 deputati.

E questo nonostante l'impegno diretto del premier a sostegno del suo candidato, l'ex sindaco di Badalona Xavier Garcia Albiol.  

Il governo in esilio


Festeggiamenti a Bruxelles, dove il capo del governo destituito Charles Puigdemont in una conferenza conferenza stampa dopo i risultati ha parlato di "una partecipazione record, storica, con un risultato che nessuno può mettere in discussione".
La Repubblica catalana "ha battuto la monarchia sull'articolo 155" e "Rajoy è stato sconfitto", ha detto, chiedendo inoltre la libertà per i leader indipendentisti arrestati, che definisce "prigionieri politici."

Liberta per i prigionieri politici

Cosa succederà adesso però è tutt'altro che chiaro: la sessione costitutiva dell'assemblea catalana dovrà svolgersi entro il 23 gennaio, ma non si sa quale posizione assumerà nel frattempo Rajoy sulla restituzione dell'autonomia alla Catalogna.
Se Puigdemont ha ancora una volta fatto appello Nessuna Un portavoce della Commissione europea ha però avvertito che "la posizione Ue sulla Catalogna", contraria a qualsiasi ipotesi di secessione, "non cambierà".
Restano tra l'altro le difficoltà interne allla maggioranza indipendentista, che vede molti dei suoi protagonisti in carcere e dovrà tra l'altro contare sui voti decisivi della Cup, la fazione di sinistra più dura rispetto al tema dell'indipendenza. 

 

Fonte: News Trend Online

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