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lunedì 4 dicembre 2017

Brexit: manca accordo su Irlanda ma la sterlina corre


Bruxelles oggi capitale della Brexit. Nella città belga, infatti, oggi si terranno i colloqui tra i rappresentanti Ue (Jean-Claude Juncker e Donald Tusk) e il premier britannico Theresa May.

Le notizie di stampa

Stando ad indiscrezioni di stampa, le basi dell'accordo sarebbero state raggiunte al 90%, in particolar modo sul fronte dei tre nodi principali, quelli voluti dall'Ue e cioè i conti in sospeso di Londra verso l'Unione (ovvero il pagamento anticipato degli impegni presi in sede Ue), la posizione dei cittadini Ue attualmente presenti su territorio inglese e la questione del confine irlandese, quest'ultimo ancora in fase di definizione.

Ma i problemi sono tutt'altro che risolti: a fronte di quest'ottimismo dettato dalla stampa (Times) è sempre la stessa stampa, questa volta con il Daily Telegraph, che ricorda come ci siano diverse spaccature tra i conservatori riguardo alcune concessioni fatte dalla May, in particolare sulla giurisdizione della Corte Europea di Strasburgo, giurisdizione che potrebbe essere allungata, a differenza di quanto chiesto dalla frangia più estrema, che invece preferiva un taglio netto.

Sempre nei giorni scorsi era stata, nemmeno a dirlo, ancora la stampa a rivelare l'entità economica di un divorzio che per Londra si sta rivelando particolarmente costoso oltre che ispido di incognite: il Financial Times aveva parlato di un esborso che per la capitale britannica avrebbe potuto arrivare fino a 100 miliardi, sebbene le stime più accreditate parlino di un range tra i 44 e i 55 miliardi di euro.
Sarebbe infatti questo il pegno da pagare prima di passare allo step successivo, quello della definizione delle nuove regole commerciali, il punto più caro al governo inglese ma anche alle istituzioni finanziarie e agli investitori internazionali. Tutto questo, però, non ha impedito alla sterlina di correre: la divisa inglese, infatti, ha toccato il massimo a 1,3523 rispetto al dollaro.

I problemi con l'opinione pubblica

Quel range che va da 44 a 55 miliardi di dollari è una cifra che ha scatenato non poche polemiche dal momento che la leva che a suo tempo fece nascere il referendum poi approvato, fu proprio la quota che Londra era solita versare all'Unione in cambio di vantaggi molto inferiori.

Ma il problema è anche politico: come detto, il partito di Theresa May è fortemente diviso sul da farsi, tanto che nelle ultime ore, addirittura 4 componenti della Commissione per la mobilità sociale hanno rassegnato le dimissioni a causa di una costante diseguaglianza sociale ancora molto forte.
Sullo sfondo un'opinione pubblica che, vista l'incapacità di gestire l'intero iter e ancora di più viste le cifre troppo alte richieste a Londra dall'Unione, sta iniziando a chiedersi se il voto a favore del divorzio dall'Europa sia stato realmente conveniente come prospettato dagli euroscettici.

Per questo motivo in molti vorrebbero un secondo referendum sul testo definitivo dell'accordo, per considerare in ultima analisi se l'accordo tra le parti sia effettivamente conveniente. Dubbi, quindi, sull'operato dell'intero apparato creato all'indomani del referendum stesso. 
Fonte: News Trend Online

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