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venerdì 1 dicembre 2017

Bond oggi: Venezuela, news & fake sulla ristrutturazione

 
In realtà più voci o forse “fake news” che fatti ed è inevitabile in una fase complessa quale l’attuale. I primi passi per la ristrutturazione del debito venezuelano hanno inferto ieri un’altra botta ribassista ai titoli quotati su Tlx, con correzioni dell’ordine dal 3,5 al 4%. Si è pur sempre sull’onda delle indiscrezioni, perché di inconfutabile c’è poco. Separiamo allora vicende accertate da rumours o forse falsità di sottofondo.
Avvocati al lavoro
Sul primo fronte si evidenzia la notizia che alcuni studi legali specializzati in default o “selective” default sono già al lavoro con incarichi affidati da leader dell’asset management. Ieri si sarebbe svolta una prima riunione a Londra, sebbene interlocutoria e preparativa. L’intenzione? Creare un comitato comune. In realtà la situazione è assolutamente contradditoria, poiché Caracas ha pagato le cedole di due bond Pdvsa con scadenze 2020 e 2022, il che contrasta con quanto si vorrebbe far credere, ovvero che è in situazione di insolvenza. Il Paese ha comunque bisogno di evitare il “fallimento” della società petrolifera, visto che attraverso la controllata Citgo genera valuta forte necessaria per il funzionamento della macchina pubblica. Ma la tolleranza nei confronti del “tira e molla” del Governo Maduro è finita e i sospetti di un ginepraio, in cui i “bondholders” potrebbero impantanarsi, condizionano l’atteggiamento dei big. 
E le voci di fondo
Di (KSE: 003160.KS - notizie) concreto c’è solo quanto si è detto. Di indiscreto ma forse di falso o parzialmente tale molto di più. Il fronte degli oppositori alla ristrutturazione sarebbe composto da una venta di operatori, fondi specializzati in emerging market e hedge, quelli più esposti. La loro intenzione punterebbe a una vera e propria battaglia contro Caracas, ma con implicazioni anche sul fronte statunitense. Perché ci si metta al tavolo delle discussioni occorre infatti che gli Usa rimuovano le sanzioni, passo necessario per consentire agli operatori statunitensi di operare nuovamente sui bond venezuelani, e che Maduro accetti profonde riforme economiche. Le possibilità che entrambe le opzioni si realizzino appaiono modeste e quindi la strada parte in salita. C’è però una parziale via di uscita. La maggior parte dei bond governativi prevede la clausola cosiddetta “Cacs”, cioè di ricontrattazione delle condizioni stipulate al momento dell’emissione: lo escluderebbero solo la 13,625% scadenza 2018 e la 9,25% scadenza 2027, entrambe in Usd. Esenti anche le obbligazioni di Pdvsa. Ne conseguono regimi diversi e quindi trattamenti differenti, con in più il rischio della creazione di posizioni di blocco da parte dei “bondholders”. 
La politica gioca con il fuoco
La vera complicazione è che la politica sta conducendo suoi giochi sia sul fronte di Maduro sia su quello di Trump, il che ostacolerà il lavoro dei tecnici. Le prospettive perché si arrivi a un accordo sono ancora basse, ma la confusione è tale da rendere impossibile qualsiasi previsione. Di conseguenza la volatilità dei titoli esplode, sull’onda di notizie spesso fatte circolare ad arte. Le “fake news” stanno dilagando nelle ultime giornate e portano a una speculazione esasperata, da cui è consigliabile stare lontani.

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