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martedì 12 dicembre 2017

Bond oggi: vendo i Btp e che faccio?

 
Si scende, si scende, oltre ogni limite del buonsenso. Il Btp a 10 anni è tornato a un rendimento dell’1,6%, ingiustificato se si considera la situazione del debito italiano. La domanda inevitabile è allora: come agire davanti a quotazioni risalite ai massimi? La prima valutazione riguarda la presenza o meno di minusvalenze da compensare. Se si hanno, nessuna incertezza, perché la scelta è solo “sell”. Il problema ad ogni modo è di dove collocare in blocco il capitale reso disponibile. Su tassi variabili no. Su “inflation linked” ni. Verrebbe la voglia di puntare sugli high yield e la scelta può essere condivisibile solo a due condizioni: operando con gli Etf e realizzando un piano di acquisti su possibili debolezze delle quotazioni, limitatamente a quelli con scadenza corta e suddividendo il capitale fra versioni in euro, in dollari con “hedge” e in dollari senza “hedge”. In tal modo si può accettare il rischio (o l’occasione) dollaro, su cui l’incertezza è totale, con l’incasso magari di cedole mensili. 
La vera perplessità
Il reale problema sta nel capire il trend dell’inflazione. La dinamica dei prezzi al consumo (Cpi) ha registrato a novembre un modesto +0,9%, che non giustifica un passaggio dai tassi fissi agli “inflation linked”. Quella Hicp – basata sui prezzi al consumo armonizzati si è attestata invece al +1,09%. Ridiscendono e il movimento prosegue da mesi, senza segnali di esaurimento. La dinamica a livello europeo è altrettanto debole, rendendo ancor meno interessante il trasferimento sui Btp€i, fra l’altro molto cari. Per l’Istat “l'aumento della spesa delle famiglie in termini reali è stimato in leggero rallentamento rispetto agli anni precedenti, con dati dell'1,4% nel 2017 e dell'1,3% nel 2018. La crescita dei consumi continuerà a essere supportata da miglioramenti del mercato del lavoro e del reddito disponibile, solo parzialmente limitati dal contenuto rialzo dei prezzi”. Dietro all’evidente politichese si dice chiaramente che le prospettive inflattive restano basse e tali – tornando ai Btp – da non motivare un passaggio sui Btp Italia, pur molto presenti nei portafogli.
La quaterna non è da escludere
Mettiamo allora che si voglia vendere un bell’importo di governativi a tasso fisso su scadenze lunghe, quelle che hanno registrato le migliori performance nelle ultime settimane. Una soluzione abbastanza prudente consisterebbe nel restare liquidi e nel ripartire, alla prima rilevante correzione, dei mercati obbligazionari con un piano di acquisto diversificato su tassi fissi a vita residua non troppo elevata, su tassi variabili e su “inflation linked”. Con piccole quote rateizzate in questo modo si potrebbero affrontare eventuali tempeste sia da “tapering” della Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) sia da crisi politiche italiane. Meglio preferire per tutti la stessa scadenza, per esempio al 2024, su cui si registra la presenza di governativi italiani delle diverse categorie. Ecco in tal caso quali preferire:
  • Tasso variabile: Cct-Eu Tv Eur6m+0,75%, scadenza 15/2/2024, Isin IT0005218968. Quota sui 101,56 euro, ma sarebbe consigliabile metterlo in portafoglio a 100, su cui si muoveva soltanto a settembre.
  • “Inflation linked”: Btp Italia, scadenza 11/4/2024, tasso 0,40% + inflazione nazionale, Isin IT0005174906. Si colloca ora sui 101,35, ma sarebbe preferibile acquistarlo a 100, su cui si situava in estate.
  • “Inflation linked”: Btp€i, scadenza 15/9/2024, tasso 2,35% indicizzato all’inflazione europea, così come il capitale, Isin IT0005004426. Il titolo prezza nettamente sopra la pari (sui 116 euro), frutto dell’accelerazione degli ultimi mesi. Un valore più consono è sui 110, dove quotava nel corso dell’estate.
Tasso fisso: Btp 1,85%, scadenza 15/5/2024, Isin IT0005246340. Il titolo quota sui 105,6 euro, ma a luglio si trovava a 101. 
Una simile struttura di portafoglio, impostata su quotazioni a scalare, consentirebbe di affrontare eventuali future tempeste senza particolari preoccupazioni, consentendo anche possibili “switch” in presenza di particolari andamenti dei mercati. Resterebbe da affrontare il problema del rischio di credito, ma questo è un altro aspetto, su cui torneremo in futuro. 

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