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giovedì 21 dicembre 2017

Bitcoin in bolla?

 
Interessante intervento di Alessandro Tentori, Chied Investment Officer di AXA Investment Managers Italia sul tema delle criptovalute.
Il prezzo del Bitcoin è aumentato di diciotto volte il valore di fine 2016, tanto da evocare i fantasmi di bolle azionarie del passato, dal mercato dei tulipani in Olanda al Nasdaq (Francoforte: 813516 - notizie) .

Io non so se il Bitcoin ripeterà la perfomance di quest’anno anche nel 2018. Sarebbe infatti poco professionale da parte di AXA IM fare una forecast sul prezzo del Bitcoin futures, senza avere la necessaria trasparenza sugli investitori e sulle relazioni fondamentali che determinano il prezzo finale dell’asset. Pare altresì molto probabile che il rally del Bitcoin, come anche di tutte le classi di attivo a rischio sia riconducibile alle stesse cause: la super-liquidità della banche centrali.
Una tecnologia innovativa
A mio avviso è però opportuno fare alcune considerazioni di fondo sulla tecnologia su cui si basano le criptovalute:
  • La società moderna è in un processo di transizione, da molti network locali che orbitano intorno a pochi nodi ad alta centralità a un network globale che contiene molti nodi a bassa centralità. L’invenzione di Internet è una pietra miliare di questo processo. La Distributed Ledger Technology (in gergo Blockchain) è forse addirittura più importante. Le criptovalute sono solo una applicazione per quanto rinomata di questa nuova tecnologia, ma non necessariamente quella più utile.
  • Cos’è quindi questa tecnologia? Diamo la parola all’IBM (NYSE: IBM - notizie) : “Il Distributed Ledger è un tipo di banca dati che è condivisa, replicata e sincronizzata per tutti i membri di una rete. Tutte le transazioni tra membri della rete, come per esempio lo scambio di informazioni o di assets, vengono registrate nella banca dati. Tutti i dati sono accettati universalmente attraverso un meccanismo di consenso, senza la necessità di una istituzione centrale. Tutti i dati posseggono una firma crittografata, in modo da generare una cronistoria di transazioni nella rete”.
  • Come ogni tecnologia rivoluzionaria, così anche il Blockchain rischia di avere un effetto dirompente sulla società. Fino al giorno d’oggi il potere si basa anche sulla gestione centralizzata dell’informazione: Basti pensare alle banche centrali e alla loro capacità di gestire la moneta, mezzo di scambio e unità di valore universalmente accettata. Il Blockchain è una tecnologia che ha le possibilità intrinseche di spostare questi equilibri secolari.
  • In termini strettamente teorici è lecito riconsiderare la necessità della moneta stessa in un mondo che abbia adottato il Blockchain come tecnologia dominante. In quest’ottica, la perplessità della banche centrali sul fenomeno Bitcoin è assolutamente comprensibile.
In conclusione
A nostro avviso  è consigliabile distinguere la tecnologia di base dalle applicazioni . Come non ci sentiamo di condannare Internet per la bolla del Nasdaq, così non dovremmo condannare il Blockchain per l’euforia intorno al Bitcoin. L’effetto di lungo periodo del Blockchain trascende le variazioni di prezzo delle criptovalute. Potremmo infatti essere agli albori di una nuova rivoluzione digitale.
La tesi universalmente accettata è che solamente le innovazioni tecnologiche ci permettono di aumentare la produttività delle nostre economie  in modo tale da elevare la crescita potenziale, da aumentare il patrimonio e il benessere. Che il PIL sia la misura giusta per misurare queste variabili, beh questa è un’altra storia…

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