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lunedì 4 dicembre 2017

Anteprima tassi di interesse AUD

 
Questa notte la Reserve Bank of Australia comunicherà la propria decisione riguardo ai tassi di interesse che, salvo colpi di scena, dovrebbero rimanere fermi al loro minimo storico dell’1,5% mantenendo quindi ferma la propria politica monetaria come ormai succede dall’estate del 2016 il che, tra l’altro, rappresenta il periodo più lungo di immobilità nella storia di questa banca centrale.
Quello di questa notte si trasformerà quindi nel quindicesimo meeting consecutivo in cui la RBA preferirà attendere, al contrario di diverse grandi banche centrali che hanno già invece iniziato il loro lento e lungo percorso di normalizzazione dei tassi di interesse e della politica monetaria verso i livelli pre-crisi.
Quella australiana è una situazione a due velocità: se da una parte infatti nel paese è presente una forte fiducia delle imprese con le aziende che stanno assumendo e investendo, dall’altra si nota uno scenario più debole rispetto ai consumatori la cui fiducia è minata dall’indebitamento record delle famiglie raggiunto a causa proprio dei tassi di interesse al loro minimo storico e dalla stagnazione degli stipendi. Oltre a ciò le misure macro-prudenziali recentemente introdotte dalle autorità di regolamentazione con riferimento all’accesso al credito hanno rappresentato un importante freno all’erogazione di liquidità da parte delle banche.
La Reserve Bank of Australia è quindi attualmente concentrata nel monitorare le dinamiche relative ai consumatori ed è ipotizzabile che fino a quando in tal senso non si noterà qualche concreto segnale di forza allora i tassi di interesse rimarranno fermi sul loro minimo storico. D’altra parte lo stesso governatore della RBA, Philip Lowe, in occasione dell’ultimo meeting aveva sottolineato il fatto che fino a quando non si dovessero vedere importanti segnali di rafforzamento anche dall’inflazione la banca centrale non avrebbe preso in considerazione nessuna stretta monetaria.
Nei piani della banca centrale vi sarebbe quindi il riuscire a creare le condizioni per un’espansione economica di almeno il 3% nei prossimi due anni, in maniera tale da portare il mercato del lavoro al livello di crescita necessario a portare le aziende a dover aumentare i salari, arrivando in ultimo a stimolare i consumi. Certo non è sotto questo aspetto incoraggiante osservare quanto sta succedendo ad esempio negli Stati Uniti o in UK dove il tasso di disoccupazione è già oltre quella che viene definita come “piena occupazione” e, nonostante ciò, i salari continuano ad essere più deboli di quanto si vorrebbe. A questo proposito è bene ricordare che in economia la piena occupazione non potrà mai essere zero in quanto nel conteggio è presente anche chi sta passando da un lavoro all’altro e chi non può lavorare per problemi fisici.
Rispetto a quando il mercato si attende il prossimo intervento della Reserve Bank of Australia si nota perciò la convinzione diffusa che ciò possa accadere solamente circa tra un anno: l’analisi dei futures sui tassi di interesse indica un’attesa del mercato per dicembre 2018, il che sarebbe in linea sia con l’attesa degli economisti che converge verso lo stesso periodo e con le stime del Fondo Monetario Internazionale.
Alessandro Bonetti
Analyst - FxPro

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