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lunedì 11 dicembre 2017

America: la curva della disperazione!

 
Mentre altri vi raccontano le meraviglie dell’ultimo sondaggio sull’occupazione che registra un aumento di 228.000 unità, noi vi ricordiamo che l’indagine effettuate presso le famiglie sottolinea come l’occupazione in realtà sia salita di soli 57.000 posti con 143,000 posti part time in più rispetto al mese precedente.
Negli Stati Uniti sono stati creati 228.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 195.000 unità. Stando a quanto riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1% come previsto e corrispondente al minimo da dicembre 2000. I salari orari – attentamente monitorati perché indicano l’assenza o meno di pressioni inflative – sono saliti dello 0,19% (o di 0,05 dollari) su base mensile a 26,55 dollari, meno del +0,3% atteso; (…) L’assenza di pressioni inflative potrebbe portare alcuni investitori a credere che la banca centrale Usa non avrà fretta ad alzare il costo del denaro nel 2018. (America24)
Quello che conta è che la tendenza media annua è declino, nel 2016 sono stati creati in media 187.000 posti al mese, contro la media di 225.000 del 2015 e di 260.000 del 2014.
Il 2017 si avvia a chiudere con una media inferiore a 174.000 e le revisioni negative non sono ancora finite.
Ricordo a tutti che come suggerisce Mike Shedlock, nell’indagine svolta tra le famiglie se uno lavora anche solo un’ora a settimana è considerato occupato, se fai più lavori a part-time sei considerato lavoratore a tempo pieno.
Se cerchi lavoro e non lo trovi, non sei considerato disoccupato, ma vieni tolto dalla forza lavoro, tutte distorsioni che abbassano artificialmente il vero tasso di disoccupazione, aumentando artificialmente l’occupazione a tempo pieno e la dimensione della ripresa economica. I salari non tengono in alcun modo il passo con l’inflazione che risulta saldamente sotto le aspettative della Fed che in settimana si riunirà per aumentare nuovamente i tassi dando un’ulteriore spintarella alla curva dei rendimenti, che come vedremo è un indicatore infallibile per la recessione che verrà.
La realtà è che sono passati inutilmente ben due anni e la media annuale resta ancorata vicino al 2,5 % ben lontana dal 3,5 5 precedente alla crisi, trilioni di dollari di stimoli fiscali e monetari non sono serviti a nulla, l’inflazione salariale è morta e sepolta.
Su questo nessuna discussione, in questi anni abbiamo avuto ragione noi, primi ed unici in Italia ad aver avvertito che contro la deflazione da debiti nessuna possibilità di rivedere inflazione, debito, demografia, tecnologia e ora ipeinflazione da asset, sono bombe deflattive eccezionali.
A breve nel prossimo “outlook 2018” dedicato ai nostri lettori, vedremo come anche la riforma fiscale di Trump, nasconde un potente narcotico deflativo.
Gli amici di Alhambra Investments ci dicono che confrontando le attuali statistiche del lavoro con quelle del passato, un incremento di 228.000 posti di lavoro non equivale in alcuna maniera ad uno di eguale entità del passato.
Dal 1993 al 1999, il mercato del lavoro ha guadagnato, in media, il 2,6% all’anno secondo l’Establishment Survey. Poiché quel periodo di tempo è universalmente accettato come uno caratterizzato da un’economia forte, questo è il nostro standard per la misurazione.
La conversione dei guadagni dell’occupazione medi sulla base dell’intero 2016 equivale a un’aspettativa di 3,7 mm sugli stipendi guadagnati per il 2017 pari a quella degli anni ’90 e di 4,6 mm, che segnerebbero uno splendido anno economico in linea con quello degli anni ’80. Ad oggi però sino a novembre, l’Establishment Survey ci regala solo 1,9 mm per il 2017. Supponendo che il mese di dicembre sia uguale o migliore di novembre, l’anno dovrebbe terminare con un’espansione totale dei salari intorno a 2,1 mm, forse 2,2 mm.
Questo è meno di due terzi degli incrementi di salari degli anni ’90, e significativamente meno della metà degli anni ’80. Quest’anno, non importa quanti mesi sono usciti con guadagni superiori a 200.000 posti non è stato un buon risultato.
Pertanto, non ci dovrebbe essere alcuna aspettativa di accuratezza nel tasso di disoccupazione e il significato di tutto ciò che ci gravita intorno (inflazione, crescita di economica, politica monetaria).
Non c’è nessuna traccia di una possibile accelerazione dei salari come sostiene la Federal Reserve, nemmeno una solida crescita economica come vogliono farvi credere le volpi che quotidianamente cercano polli per alimentare fondi passivi e strategie destinate al fallimento.
Come sosteniamo da tempo, l’idea che i titoli di Stato americani sul lungo termine  stanno sbagliando direzione, non ha altra base che il malinteso o la manipolazione, deviazione intenzionale dalla realtà.
I dati, inclusi i dati  del BLS (KOSDAQ: 142760.KQ - notizie) , del mercato del lavoro, rimangono saldamente sul lato dell’appiattimento della curva dei rendimenti come l’insignificante aumento salariale di tutto l’anno 2017.
In settimana il solito inutile incontro del FOMC, un rialzo dei tassi scontato, le prospettive per il 2018 e la reazione della banca centrale alla riforma fiscale di Trump che come ribadiamo da oltre un anno, sarà un fiasco totale come le precedenti. Ma di questo ci occuperemo in dettaglio nel prossimo manoscritto “EPIC MOMENT Outlook 2018”
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) frattempo godetevi lo spettacolo, la più spettacolare iperinflazione da asset della storia dei mercati finanziari, noi non abbiamo alcuna fretta, la verità è figlia del tempo.

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