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martedì 19 dicembre 2017

2018, la lista dei desideri


Oxford Street è piena di addobbi e decorazioni e il Natale è ormai alle porte. Prima che i nostri pensieri si perdano tra feste e celebrazioni, la mia ultima mail è una lista di desideri che, qualora esauditi, porterebbero a un buon 2018.
 
Il primo desiderio è che il 2018 non sia l’ultimo anno dell’attuale ciclo espansionistico. I recenti leading indicators continuano a supportare il nostro scenario caratterizzato da una forte crescita globale per l’inizio del 2018. Tuttavia, nessuno può predire in che stato si troverà l’economia alla fine dell’anno prossimo; infatti, un rallentamento a livello globale sembra possibile nel 2018 che, quindi, potrebbe configurarsi come un anno di transizione. Per questo motivo, nel primo semestre, ci si attende una crescita solida e un’inflazione in rialzo mentre nella seconda metà dell’anno la crescita globale sarà più moderata e l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi. Questo significa che la politica restrittiva della Fed potrebbe rappresentare un problema soltanto a partire dalla seconda metà dell’anno qualora l’economia statunitense rallentasse bruscamente. In particolare, il principale rischio rimane il rialzo dei tassi d’interesse reali che potrebbe danneggiare i mercati del credito corporate e, di conseguenza, le condizioni finanziarie a livello globale.
 
Il secondo desiderio è che gli eventi politici non siano fonte di grande incertezza. Nell’Europa continentale, la buona notizia è il sentimento pro-Europa in aumento. La nostra speranza è che la coalizione in Germania sfrutterà il buon momento economico e finanziario nell’Eurozona per migliorare il quadro istituzionale nel Vecchio Continente. Inoltre, sarebbe molto importante che il Regno Unito definisca una strategia chiara sul Brexit e delinei una roadmap per il raggiungimento di un accordo. Speriamo poi che la politica estera di Trump sia più costruttiva dopo la recente accelerazione per la conclusione della riforma fiscale. Infine, anche prospettive politiche ed economiche in Cina più stabili sarebbero una notizia positiva.
 
L’ultimo desiderio è la stabilità dei prezzi del petrolio. Le quotazioni attuali sono ottime sia per gli esportatori di petrolio che per i produttori di shale oil negli Stati Uniti. Tuttavia, l’aumento dei prezzi del petrolio durante il 2017 ha ridotto il potere di acquisto delle famiglie e il consensus potrebbe essere troppo ottimistico in merito ai livelli di consumo nelle economie più mature. Un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio ridurrebbe eccessivamente il potere di acquisto delle famiglie e avrebbe ripercussioni severe sui livelli di consumo nel mondo. Per questo motivo, uno scenario goldilocks per i mercati petroliferi sarebbe preferibile per l’economia globale.
 
Chiaramente nessuno di questi scenari è garantito e possiamo solo aspettare di vedere cosa succederà. Nel frattempo, vi auguro buone feste e una buona fine dell’anno in corso. Non vedo l’ora di approfondire con voi il dibattito economico nel 2018!



A cura di Pierre Olivier Beffy,
Chief Economist di Exane BNP Paribas
Fonte: www.finanzaoperativa.com

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