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giovedì 2 novembre 2017

Vent’anni con il web


Sta facendo il giro mediatico su tutti i socials una foto scattata a Venezia di recente che ritrae un gruppo di amici giapponesi su una gondola per i canali della città lagunare intenti non a mirare le bellezza e la suggestione della capitale veneta quanto piuttosto il display del loro smartphone.
Con lo stupore del gondoliere che esterna al tempo stesso perplessità e preoccupazione. Mi sono reso conto che quest’anno ho celebrato inconsciamente vent’anni di vita assieme al world wide web. Risale infatti al 1997 la mia prima esperienza di navigazione con un desktop computer collegato alla rete mediante una connessione analogica intentando di ricercare informazioni e grafici su un titolo azionario quotato al Nasdaq.

Mi guardo indietro per un momento e mi rendo conto di quanto è cambiato (troppo) il mondo in così poco tempo. Andiamo per gradi: all’epoca non esistevano nè Facebook, Google, Skype o YouTube: se volevi surfare ti serviva conoscere l’esatta estensione dell’url da digitare e soprattutto un modem che non ti abbandonava durante i tentativi di connessione.
Qualcuno se li ricorda ancora i modem analogici collegati via cavo di rame alla presa del telefono tradizionale, quello di casa per intenderci. Per chi è adolescente e giovane non sa che cosa significa tutto questo: in pratica se ti collegavi in questo modo, la linea telefonica della tua abitazione risultava sempre occupata e pertanto non potevi ricevere telefonate alcune.

Nelle grandi città, per le attività professionali era invece disponibile (a caro prezzo) la linea ISDN che risolveva il tutto. Si navigava a 56 kilobyte al minuto di download nella migliore delle ipotesi: quanta nostalgia mi fa oggi il modem che emetteva il tipico rumore di connessione di quell’epoca.
Si pagava un tanto in lire italiane per ogni minuto di connessione ed un tanto per ogni tentativo di connessione.
Solo il collegamento alla rete poteva essere un incubo di ogni giorno. Ricordo che quando iniziai come trader part-time avevo un abbonamento con un internet provider che costava 120.000 lire al mese e mi garantiva almeno 4 ore di connessione all’interno di ogni giorno solare mediante il dialing di un numero verde dedicato.

Al posto di Google si usava Yahoo, Virgilio o Arianna ed al posto di Chrome o Safari si poteva scegliere solo tra Explorer o Netscape. Questa prima epoca storica è stata battezzata come il WEB 1.0 ossia un primo stadio evolutivo in cui l’interazione era unidirezionale, il web infatti serviva soprattutto per reperire informazioni e poterle scaricarle direttamente.
L’e-commerce era ancora molto primitivo e nella maggio parte dei casi serviva solo per inoltrare un ordine (al posto del fax) che veniva successivamente saldato con un tradizionale bonifico bancario. Per condividere qualcosa si inviava una maili o newsletter mediante la propria casella di posta a conoscenti ed amici con la dicitura fate girare o altro di simile.

Ho vissuto così per quasi cinque anni quando finalmente anche nelle località di provincia ha iniziato ad essere disponibile la connessione a banda larga, che metteva in soffitta il modem analogico, quadruplicava la velocità di navigazione, soluzionava il problema dei crash di navigazione e soprattutto era un legame “always on” con il web ossia eri sempre collegato incurante dei costi di connessione in quanto diventavano fissi e non più variabili.
L’ADSL cambia il modo di lavorare, di interagire con il proprio personal computer e soprattutto del tempo che si inizia a dedicare a quello che genericamente si chiamava solo “internet”.

La disponibilità di un nuovo tipo di accesso alla rete sia in download che in upload cambia la genetica del web che in questa fase storica viene definita il WEB 2.0. Durante questa parentesi che dura quasi otto anni, dal 2000 al 2007, muta la modalità di interazione trasformando l’utente o il navigatore in un generatore di contenuti, nascono e prendono vita infatti i forum, i blog, le chat, i podcast i video sharing e per ultimo i social networks iniziano la loro gemmazione.

Nel 2004 nascono Skype e Facebook, nel 2005 YouTube nel 2008 Netlix lancia il servizio di video streaming on demand. Tra il 2000 ed il 2008 il world wide web produce un impulso al cambiamento che può tranquillamente essere paragonato all’effetto prodotto dall’introduzione della macchina a vapore di James Watt nel 1775 per tutta la manifattura dell’epoca.
La killer application che pone le basi per il salto quantico della rete nel nuovo WEB 3.0 la si attribuisce a Steve Jobs quando presenta nel 2007 l’iPhone di Apple. Di fatto proprio quella data rappresenta una sorta di nuovo zero cronologico per il world wide web: dopo la prima decade di cui abbiamo esposto i principali cambiamenti, entriamo nella seconda, quella più impattante per il modo di lavorare ed anche per le influenze e conseguenze sul nostro stile di vita.

Il WEB 3.0 ci proietta di fatto in una seconda e parallela vita virtuale, quella che ad esempio che teneva occupati i giapponesi nella gondola di cui sopra.
Il WEB 3.0 rappresenta una ulteriore evoluzione del world wide web resa possibile grazie alle molteplici interazioni di applicazioni che non sono più fruibili con i browser tradizionali: non entro nel tecnicismo di alcuni aspetti ma per rendere di facile comprensione il tutto basta evidenziare come i contenuti del web non sono più costituiti da pagine in linguaggio html ma da un database che ne consente l’archiviazione più strutturata e di maggiore reperibilità.

Questo negli anni a venire (ma già succede oggi in via embrionale nei siti di terza generazione) permetterà ad esempio la ricerca e fruizione delle informazioni e contenuti ai sistemi e dispositivi di intelligenza artificiale, i quali potranno interagire e comunicare con l’uomo proprio mentre intentano ad estrarre tali dati.
Quel mondo che abbiamo potuto vedere nel film “Her” con Joaquin Phoenix in cui un rivoluzionario sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale è in grado perfino di apprendere ed elaborare le emozioni umane, non è poi così lontano. Non so se a quel punto verrà varato il termine di WEB 4.0 ma l’interazione preistorica che si ha con il proprio personal computer quando lo usiamo per navigare all’antica sarà presto un ricordo del passato proprio come lo è stato il modem analogico di neanche quindici anni fa.

Molto probabile infatti che avremo una interfaccia neurale che proprio come nel suddetto film ci chiederà che cosa necessitiamo (video, notizie, dati o chat) e successivamente attuerà tramite un comando vocale i nostri desideri o necessità. A quel punto anche i siti un tempo riconosciuti come tradizionali scompariranno nel senso che nessuno più arriverà in un sito per aver effettivamente digitato il vecchio indirizzo url.
Autore: Eugenio Benetazzo Fonte: News Trend Online

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