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venerdì 24 novembre 2017

The wall: kotaku wamura!

Come già detto negli ultimi giorni continuiamo ad ignorare i dati provenienti dall’economia americana, distorti dagli effetti dei recenti uragani anche quando sono pessimi come ieri dove gli ordini durevoli sono crollati del 1,2% contro aspettative di crescita del 0,4% e continuiamo ad occuparci di politica monetaria e curve dei rendimenti.
Ieri nonna Yellen ha detto che la debolezza dei prezzi rischia di limitare i rialzi dei tassi ben sotto i livelli storici passati ammettendo candidamente che i suoi colleghi e soprattutto lei hanno iniziato a rendersi conto di quanto sia diverso il “new normal” rivedendo al ribasso le loro stime di tasso neutrale e quindi tirandosi dietro tutto il mercato.

Loro pensano di poter arrivare ad alzare i fed fund sino al 2,75% ma si fermeranno prima, molto prima a meno che non vogliano far collassare l’economia.
Con questa notizia nonna Yellen ci saluta e lascia la Federal Reserve, banca centrale americana, dichiarando pubblicamente che noi ancora una volta abbiamo avuto ragione, la “nostra” DEFLAZIONE DA DEBITI ha sconfitto le aspettative di inflazione e noi siamo stati gli unici in Italia a vedere lontano sino dal 2009.
Potrebbe esserci qualcosa di più endemico e di lunga durata e potrebbe valere la pena di prestarci attenzione”.
Ieri nelle minute dell’ultimo incontro la Fed ha pubblicamente dichiarato la propria preoccupazione per la bassa inflazione e soprattutto qualcuno di loro ha fatto finta di iniziare a preoccuparsi per la formazione di potenziali “squilibri” finanziari.
Qualche governatore pensa che il trend al ribasso dell’inflazione proseguirà anche nel 2018…
“Ciò potrebbe essere il riflesso non solo di fattori transitori ma anche dell’influenza di sviluppi che potrebbero risultare più persistenti” del previsto.
Per alcuni governatori il rischio che l’attuale trend “possa portare a un declino delle aspettativa di lungo termine, se non lo ha già fatto”…
Ci sono voluti sei anni per comprendere, meglio tardi che mai!
Eppure era tutto semplice bastava osservare attentamente la velocità di circolazione della moneta, questo è il grafico che abbiamo proposto per la prima volta nel 2009 quando tutti anelavano alla grande ripresa…
Qualcuno ha parlato pure di valutazioni elevate degli asset e di volatilità bassa”.

Pensate hanno paura che un “repentino cambio di rotta dei prezzi degli asset possa avere effetti dannosi per l’economia” ma sostengono che questi continui rialzi siano dovuti alle aspettative per la riforma fiscale, meglio che al circo, un clown dietro l’altro.
Quello che è ormai certo, è che la Federal Reserve cambierà presto indirizzo e prenderà dimora presso la Trump Tower, dopo la nomina da parte di Donald Trump dei nuovi governatori, l’uomo che sino a un anno fa parlava di bolle azionarie e rischi enormi da parte della politica monetaria contribuirà a far esplodere la prossima grande crisi, già avviata con la nuova deregulation.
In un’intervista al Washington Post aveva detto che si sta preparando il terreno per un’altra grande crisi.
«Credo che siamo seduti su una bolla economica.

Una bolla finanziaria»
Noi invece stiamo quotidianamente costruendo il muro, KOTAKU WAMURA un muro di consapevolezza e di pazienza, lo stesso muro costruito anni fa nella terra della grande bolla, alle prese con il terzo decennio perduto…
MILANO – Fudai è una piccola località di 3000 abitanti sulla costa nord-orientale del Giappone.

L’11 marzo scorso è uscita quasi indenne dal disastro dello tsunami provocato dal terremoto. Come per miracolo non ci sono stati morti o danni. Grazie soprattutto all’ex sindaco Kotaku Wamura che, negli anni Settanta, fece costruire un gigantesco muro a protezione della cittadina.
In un primo momento deriso e insultato per quella barriera anti-tsunami alta quasi 16 metri, oggi il politico oramai defunto viene celebrato come un eroe.
OPERA SPROPORZIONATA – Le critiche sono continuate per diverso tempo. «Spreco di denaro pubblico»; «una bruttura»; «un’opera insensata e sproporzionata», gli rinfacciavano i cittadini.

Il pomo della discordia era il progetto di costruzione di una parete di 16 metri in periferia che doveva difendere la località dalle onde di uno tsunami. Anche perché i villaggi e le città vicine facevano affidamento su strutture di protezione più piccole. La domanda che tutti si ponevano con insistenza era: «Perché Fudai ha bisogno di una simile costruzione?».
Il sindaco, però, non si piegò e non si fece persuadere. La costruzione anti-tsunami da 25 milioni di euro doveva assolutamente essere eretta.
BARRIERA DI SALVEZZA – Oggi quell’interrogativo ha trovato una risposta chiara: quella parete ha salvato la vita ai 3000 abitanti di Fudai.

Tutto intorno l’apocalisse, con villaggi e città rase al suolo.
Noi ci fermiamo qui, un muro lo abbiamo già costruito nel 2007, derisi e insultati per mesi e mesi. Insieme a Machiavelli e ai suoi manoscritti, in questi mesi abbiamo più volte suggerito come costruire questo muro.
Ora non resta che attendere, non importa dove o quando, l’unica certezza che abbiamo, visto che nulla è cambiato in questi dieci anni nella finanza, è che ci sarà un nuovo tsunami.
Autore: Andrea Mazzalai Fonte: News Trend Online

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