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giovedì 30 novembre 2017

Spettacolo Tulipcoin


Dopo l’esuberanza senza paure che le borse USA hanno mostrato martedì, e che ha avuto ieri un seguito ieri sia nel comportamento delle borse asiatiche, che nella mattinata di quelle europee, il pomeriggio ha calmato gli animi e raffreddato gli entusiasmi, anche qui a partire dagli USA.
Infatti le borse americane hanno mostrato un po’ di nervosismo ed un comportamento un po’ scomposto.
Se il Dow Jones, che rappresenta la tradizionale old economy, nella quale è ben rappresentata l’industria delle armi e della guerra, ha continuato la sua salita e viaggia, senza apparenti problemi, verso un’altra importante soglia storica, i 24.000 punti, l’equilibrato SP500 si è fermato, ed il tecnologico Nasdaq100, fino alla scorsa settimana l’indice più tonico d’America, ha ripiegato in modo assai consistente (-1,73%), rimangiandosi in un solo giorno la salita delle 5 precedenti sedute.

A confermare l’aumento repentino della percezione del rischio, anche il Vix, che misura la paura di ribasso che incorporano i prezzi delle opzioni sull’indice SP500, è rimbalzato con vigore, recuperando quasi un punto e riportandosi su valori vicini a 11.
Beh, non è un balzo spettacolare, ma di questi tempi anche un solo punto di rialzo del Vix è una notizia.
Lo è se l’obiettivo è quello di cercare le crepe da cui potrebbero infiltrarsi i flussi di volatilità in grado di fermare l’avanzata degli indici e generare quella correzione significativa che la logica avrebbe richiesto da parecchio tempo.
Le crepe americane hanno fermato anche l’esuberanza europea, con gli indici dell’Eurozona tutti impegnati a restituire nelle ultime ore i corposi guadagni che si vedevano in mattinata, chiudendo la seduta nei pressi di una parità che non fa che rimarcare la debolezza del rimbalzo europeo, stimolato dalle banche, ma frenato dalla debacle di tecnologici (oltre -2% l’indice europeo del settore).
Stamane anche le borse asiatiche cominciano a scontare un po’ di rischio, con gli indici cinesi che proseguono il calo in atto da giorni, seguiti da quelli di Taiwan, Hong Kong e Sud-Corea.

Solo il Nikkei giapponese se ne frega e continua il rialzo.
Ma l’argomento del giorno, ieri ha riguardato il Bitcoin, avviato sempre più a ripetere le gesta dei tulipani olandesi del 1637, quando vennero toccati prezzi assurdi, distanti anni luce dall’utilità concreta dei bulbi, e che finì con un fragoroso crollo che mandò in fallimento l’industria dei fiori e sul lastrico migliaia di investitori che erano caduti nella trappola speculativa.
Ieri abbiamo avuto chiare avvisaglie.

La sua quotazione rispetto al dollaro, che alla mezzanotte di martedì era ancora inferiore ai 10.000 dollari, alle 2 del mattino ha superato il livello psicologico di 10.000 e sullo slancio, dopo sole 12 ore, ha scavalcato anche l’ostacolo degli 11.000, arrivando a toccare il massimo storico di 11.427 poco dopo le ore 15.
Già in questa fase di speculazione senza senso (un movimento di oltre il 10% in poche ore è assolutamente anomalo sulle valute) si sono registrati blocchi alle piattaforme di scambio su internet che ha reso per molti impossibile la caccia al Bitcoin, scatenata dalla paura di essere tagliato fuori dall’affare del secolo.

Ma proprio questo fatto ha rivelato la fragilità del sistema di scambio di questa criptovaluta e convinto qualcuno che la cosa giusta da fare era forse venderlo, invece ce comprarlo. Risultato: alle 20,30 il Bitcoin era di nuovo precipitato a 9.001 dollari. Un’andata del+15% ed un ritorno del -20%.
Ma non era finita, poiché da 9.000 nella notte si è visto un rimbalzo che ha riportato la quotazione fino a 10.500 e quando scrivo quota 10.150.
Non c’è che dire. Giostre come l’ottovolante o la ruota della morte sono noiosi passatempi rispetto al Bitcoin. Invocare cautela ed attenzione è il meno che si possa fare.
Ma questo fenomeno di volatilità parossistica non farà che attirare l’attenzione dei regolatori, finora benevolmente distratti nei confronti delle criptovalute e, a mio parere, potrebbe accelerarne la regolamentazione, che significherebbe la morte della speculazione su questo strumento, E, dato che l’utilità reale aggiuntiva della criptovaluta rispetto al dollaro la vedono solo i delinquenti che la usano per non farsi tracciare, è facile prevederne una rapidissima implosione, quando le autorità decideranno di premere il grilletto delle regole.
Uomo avvisato…

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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