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martedì 28 novembre 2017

Settimana dal tono negativo


La settimana è iniziata con un tono tendenzialmente negativo sui mercati. La  cosa è  stata evidente fin dalla seduta asiatica, con i principali indici in negativo, ad eccezione di Mumbai e Sydney, stabili.
L’azionario cinese ha stornato ancora considerevolmente oggi, sia “A” che “H” shares.
Alla ricerca di un catayst, qualcuno ha indicato la mini discesa degli industial profits (25.1% a ottobreda prec 27.7%), ma in realtà, se di macro si tratta, direi che è più preoccupazione per i dati in arrivo giovedi.  In particolare il  PMI ufficiale manifatturiero, ovvero quello calcolato dall’ufficio statistico cinese, offrirà un importante segnale sull’entità del rallentamento, che le  autorità  hanno già telegrafato ai mercati.

Un dato significativamente sotto le attese (che proiettano un modesto calo da 51.6 a 51.5) vuol dire che fanno davvero  sul serio. Nell’attesa,  le  prese di beneficio sui winners sono continuate oggi, dopo la tregua di venerdi. Inutile dire che le  small caps cinesi continuano a sottoperformare,  con il  Chinext ai minimi da agosto.
Decisamente pesante anche Seul, zavorrata da  Samsing dopo il downgrade di MS.
Anche Taiwan non ha gradito.
L’apertura europea ha risentito del clima opaco,  con gli indici partiti in lettera, e  il  settore tech sottotono. L’azionario continentale sembra attualmente chiuso tra la forza del ciclo, che lo supporta, e la forza dell’€, che lo contiene.

Su questo quadro si innestano la riluttanza dei tassi europei a salire e l’appiattimento delle curve, che continuano a zavorrare il sistema bancario. Non a caso oggi gli indici hanno tentato una sortita in positivo in mattinata, che è durata, nonostante l’€ forte, finchè i tassi non hanno ripreso a  scendere, cambiando radicalmente il destino del  settore (Eurostoxx banks da +0.75% della mattina a-0.8% del pomeriggio).
E’ sorprendente la  divergenza di view tra tra mercato dei cambi e dei tassi in Eurozone: mentre il primo sembra scontare l’impossibilità per l’ECB di mantenere l’attuale  stance (tassi invariati fino alla seconda metà del 2019), visti i recenti dati macro, il secondo resta ancorato a detta stance, forte del fatto che il  quadro inflattivo per il  momento da solo  timidi segnali di miglioramento.
Personalmentee,  ritengo che se la  realtà è  quella illustrata dagli ultimi PMI (crescita intorno allo 0.8% trimestrale e pressioni sui prezzi in arrivo) è il mercato dei tassi a dover fare il repricing più robusto,  mentre quello dei cambi prezza correttamente i miglioramento,  ma sta ignorando totalmente quanto  accade in US (accelerazione ciclica, tightening FED e possibilità di stimolo fiscale).
Nel pomeriggio, Wall Street ha aperto quietamente positiva.

Sul fronte macro, le vendite di nuove case a ottobre hanno sopreso significativamente in positivo (+6% da prec +14% e vs attese per -6%) anche se la  revisione al ribasso di settembre toglie qualcosa (da +19% a +14%). Le news hanno lasciato quasi indifferente il mercato, fornendo eventualmente un marginale supporto al $, con l’aiuto dei tweet di Trump che si sente già in tasca il taglio alle tasse (The Tax Cut Bill is coming along very well, great support.
…)
Sembravamo indirizzati verso la solita seduta interlocutoria, con Wall Street marginalmente positiva, l’Europa  marginalmente negativa, e il $ a fare da  arbitro togliendo alla seconda per dare alla prima, quando, nel tardo pomeriggio,  la notizia che in Giappone hanno individuato segnali che la Nordcorea si prepara  ad un nuovo lancio di missile (JAPAN GETS SIGNAL THAT’S SEEN AS N.KOREA MISSLE LAUNCH PREP:TBS) ha accentuato la  risk aversion e regalato all’Europa  chiusure peggiori.

Naturalmente i bonds globali hanno ottenuto ulteriore supporto, e lo Yen ha accentuato il rally. L’€ ha visto infine un po’ di prese di beneficio dopo una mattinata ancora sugli scudi, grazie anche al newsflow politico tedesco.  D’altronde era salito di quasi il 2% in 3 sedute e mezza e una correzione ci stava in ogni caso.
Domani il calendario prende vita con la  prima testimonianza di Powell da presidente FED in pectore.
Con ogni probabilità,  continuità sarà la parola d’ordine. Oltre a ciò, Trump  parlerà con i leaders del Congresso a proposito della riforma fiscale, vedremo che ne esce. Mercoledi abbiamo la  Yellen di fronte al Joint Economic Committee, e la terza stima del GDP US.

Giovedi i citati PMI in Cina e in US il PCE deflator di ottobre. Quest’ultimo sarà assai rilevante,  in quanto misura della core inflation preferita dalla FED.  Venerdi abbiamo le revisioni dei PMI worldwide, e l’ISM manufacturing in US.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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