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martedì 21 novembre 2017

Senza governo si sta meglio?


La settimana si è aperta con la notizia bomba del fallimento del tentativo di formare un governo in Germania. Dopo due mesi di trattative riservate e con poche notizie date al pubblico, la notte tra domenica e lunedì ha portato l’annuncio a sorpresa che il partito liberale si ritira per “mancanza di fiducia” tra i partiti interessati.
Troppa la distanza di posizioni tra liberali (in realtà un partito abbastanza di destra in Germania), da una parte, e CDU e Verdi, dall’altra, sui temi chiave di immigrazione ed ambiente.
La Germania conosce per la prima volta la debolezza del suo sistema elettorale, che obbliga a cercare la coalizione di governo dopo il voto (come il nostro Rosatellum), ed affronta una situazione di instabilità politica, sconosciuta ai tedeschi, ma ben nota in passato ad altri paesi europei (Italia, Spagna, Belgio, Austria, Grecia), dove l’impossibilità di fare un governo ha paralizzato la politica e ha costretto a nuove elezioni quasi immediate.

Ora il sentiero per la signora Merkel si fa stretto. Escluso il governo di minoranza, che non è compatibile con la rigidità mentale tedesca, non resta che tentare di convincere i socialdemocratici a riprovare quella Grosse Koalition che negli scorsi anni ha portato beneficio alla popolarità della Merkel, ma ha distrutto quella del partito Social-democratico.
Sembra però che i leader del SPD non ne vogliano proprio sentir parlare.
Forse tenterà ancora di recuperare il rapporto con i liberali, ma la strada è in salita. L’esito finale potrebbe proprio essere inedito per la Germania: nuove elezioni a breve per far risolvere il problema al popolo sovrano.
Se così sarà avremo da fare i conti con il possibile successo di AFD, il partito di ultradestra, anti-europeo e xenofobo, che nelle recenti elezioni ha già superato il 12% dei consensi.
Tutti questi dubbi hanno provocato un’apertura dei mercati azionari europei col segno negativo e l’euro ha iniziato la settimana in discesa.

Poi, però, i mercati si sono ricordati che l’esperienza degli altri paesi che hanno vissuto problemi simili a quelli che la Merkel potrebbe affrontare ora, hanno conosciuto periodi di grande successo economico proprio nei momenti di latitanza del governo, ed hanno recuperato terreno.
Le incertezze si sono concentrate sull’euro, che, a parte un iniziale ed effimero rimbalzo, è rimasto debole per tutta la seduta, senza mai scendere comunque sotto 1,17 contro il dollaro. Ma l’azionario è passato in positivo e, sia con l’indice tedesco Dax che con il più globale Eurostoxx50, ha chiuso al seduta quasi sui massimi e proprio nei pressi della resistenza che oramai da 3 giorni ferma le velleità di rimbalzo dei mercati europei.

Si tratta del livello di area 13.090 per l’indice Dax e 3.576 per Eurostoxx50. Bene anche il Ftse-Mib, solo leggermente meno tonico a causa dello stacco dividendi che ha coinvolto alcuni titoli del paniere, che è stato comunque ben digerito dall’indice.
Continuano a tenere banco in Italia le vicende degli aumenti di capitale delle banche da salvare (Carige e Credito Valtellinese), che ieri hanno messo a repentaglio le coronarie di chi è investito su questi titoli.

Creval, dopo aver perso il 71% del suo valore in sole 9 sedute di borsa, ha attirato l’attenzione degli avvoltoi ed ha compiuto un balzo rialzista del 47%, che comunque le consente di recuperare solo una piccola parte delle perdite accumulate. Carige invece ha dovuto fare i conti con le condizioni fissate per l’aumento di capitale, che il CDA ha voluto iperdiluitive, per non rischiare il flop alla ricapitalizzazione con la fuga dei piccoli azionisti.
Vengono date 60 azioni nuove per ogni azione vecchia posseduta, al prezzo di 1 centesimo. In queste condizioni il mercato ha fatto i conti ed ha portato il valore delle vecchie ad un valore che incorpora la grande svendita delle nuove azioni. Perciò il titolo è crollato del -37%, portandosi sotto i 10 centesimi e bruciando già quasi tutto lo sconto offerto sulle nuove azioni.

Prevedo un aumento non facile per questa banca.
Ma, a parte l’ottovolante che ha occupato le due banche interessate, l’indice complessivo delle banche italiane ha avuto una variazione positiva, anche se inferiore a quella del paniere globale, ed ha assorbito abbastanza bene non solo le incertezze tedesche, ma anche le parole di Draghi, che, nell’audizione al Parlamento Europeo, ha sostenuto la posizione rigida della Vigilanza BCE sulla necessità di ridurre rapidamente l’ammontare di NPL (sofferenze bancarie), prima di arrivare alla condivisione della garanzia sui depositi bancari in caso di Bail-in.

Degna di citazione la frase usata da Super Mario per esprimere il concetto: “La condivisione del rischio deve seguire la riduzione del rischio”. Le borse USA hanno dormicchiato per tutta la seduta, con scarso movimento e chiusura moderatamente rialzista, che no cambia il quadro laterale del movimento in atto.
Sembra che le menti degli operatori siano già rivolte alla lunga pausa che inizierà giovedì, all’insegna di scorpacciate di tacchino al forno e di acquisti a saldo nel Black Friday.
Non resta che attendere per verificare la forza del rimbalzo europeo.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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