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martedì 14 novembre 2017

Rimangono le scorie negative della scorsa settimana


Il week end non sembra aver portato via le scorie negative della  scorsa  settimana.
La  cosa  è  apparsa  evidente  fin dall’Asia.  Tokyo ha continuato con entusiasmo la correzione iniziata la  scorsa  settimana. Sul fronte macro  il  PPI giapponese di ottobre ha sorpreso  al  rialzo (3.4% vs 3.1% atteso) con revisione al  rialzo del dato  precedente.
Il mercato si rifiuta di prezzare una BOJ più hawkish. Personalmente, dopo la scottatura presa con l’ECB, sono più guardingo. La  crescita è robusta e forse il mercato  sta  sottostimando, abituato da 25 anni di delusioni, il  rischio inflazione.
Degli altri principali indici,  solo i mercati locali cinesi (A shares)  e,  marginalmente, Hong Kong  mostrano performance positive mentre il resto è più o meno in rosso.
L’azionario cinese continua a risentire dell’allentamento delle regole  sulle partecipazioni estere attuato sul finire della scorsa settimana.

Peraltro, gli aggregati monetari di ottobre hanno sorpreso  in negativo un consenso che li vedeva già in calo da settembre . Apparentemente larga parte del  calo è  dovuta  al  posizionamento del Mid Autumn Festival, che quest’anno si è  svolto  in ottobre (anzichè settembre) insieme al Plenum.
Peraltro,  la  crescita  del  total  social  financing  aggiustata per le  emissioni di local bonds (calcolata da  Goldman Sachs) è  rimasta  solida,  al  tasso mese su mese annualizzato del 14.8%. Oltre il  doppio della  crescita  ufficiale, aggiungo io.
Vediamo i dati macro di ottobre (retail sales e produzione industriale) che messaggio daranno.

Dovrebbero rallentare, in teoria.
L’apertura europea  ha visto  un tentativo  degli indici di avvantaggiarsi del recupero di Wall Street venerdi (l’S&P ha chiuso comunque frazionalmente negativo venerdi sera). E’ durato meno di un ora e gli indici si sono progressivamente inabissati,  zavorrati dalle banche e da reazioni violente  su alcuni nomi (oggi EDF, Montepaschi, ancora Telecom Italia e Leonardo).
Le small cap italiane, il cui rally era stato favorito durante l’anno dai PIR, continuano a vedere pesantissime prese di beneficio.
In mattinata il sentiment ha continuato a deteriorarsi senza un catalyst preciso (non penso che le  ambasce della May in UK con la Brexit possano aver pesato più  di tanto sugli indici continentali).

Ironicamente, il peggioramento del mood ha levato forza  anche ai bonds europei, che stavano mettendo a segno un rimbalzo dopo la  debolezza degli  ultimi giorni.
Normalmente, i bonds si  avvantaggiano della risk aversion,  ma in questo caso sembrano costituire un ingrediente dello  storno.
Ciò è comprensibile,  visto che la  dovishness di Draghi 2  settimane e mezzo fa è  stata tra i principali catalyst dell rally di fine ottobre.
Così  all’apertura  degli  USA l’Eurostoxx  aveva ampiamente bucato  il  supporto in area 3580 citato venerdi,  e navigava in ribasso di quasi un punto percentuale.

Successivamente è cominciato un lento recupero, che ha portato gli indici europei a più che dimezzare le perdite, in assenza di catalyst particolari (oggi non erano previsti dati macro ne in Eurozone ne in US) se si eccettua un moderato  effetto tassi sulle banche.
Cosa è  successo? Che Wall Street, che aveva aperto in marginale  ribasso, ha recuperato la  parità trainando gli indici continentali.
E’ difficile  entusiasmarsi,  al  momento, per il  timido  rimbalzo  europeo.

Vero, il recupero ha riportato l’indice a contatto con il  supporto.  Ma onestamente,  si  trattava del minimo sindacale, avendo l’Eurostoxx perso l’1.6% nelle 2 sedute precedenti (a fronte di un -0.5% di Wall Street). Il -0.54% di oggi costituisce la sesta seduta  in calo a  fila, settima delle ultime otto.
E questo robusto ipervenduto di breve non ha impedito un altro 0.5% di sottoperformance vs gli  USA.
L’impressione personale è che se  ora l’azionario US si concede una correzione a sua volta, l’occasione di acquisto su azionario europeo diventerà sostanziosa.
Sul fronte cambi,  un dollaro non troppo ispirato (a causa  del fato  incerto del taglio delle tasse)  si avvantaggia della debolezza  delle  commodity currency e delle divise emergenti, a testimonianza di un sentiment globale che resta opaco nonostante la  resilience di Wall Street.
Su queste basi, sembra che avremo 48 ore interessanti:
  • Domani ben 13 membri di Banche Centrali prenderanno la parola,  di cui 4 pesi massimi (Draghi, Yellen, Carney e Kuroda) in un unico panel alle 11 CET denominato “challenges and opportunities of central bank communication”.

    Vero, Draghi ha messo all’ECB il  pilota automatico  fino a giugno, e la  Yellen è in uscita, per cui grosse sorprese dai 2 istituti più  importanti non dovrebbero venire. Meno stabile è la  situazione alla BOE, mentre per  ila BOJ il rischio viene dal fatto che nessuno si aspetta nulla (vedi sopra).
  • Dopodomani abbiamo il CPI  di novembre in US.
    Dopo la  sorpresa positiva di agosto e  il  flop  di settembre, il mercato scandaglierà  il  dato di ottobre, non tanto stabilire  la probabilità  di un rialzo a  dicembre, ormai scontato, ma per capire se effettivamente i segnali di  riaccelerazione dei prezzi osservati ad agosto  erano autentici o erano solo  gli uragani.
Entrambi gli eventi potrebbero avere un robusto impatto sui tassi globali, e  attraverso di essi sul  sentiment.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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