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mercoledì 8 novembre 2017

Report dei mercati



Borsa Usa: Dow Jones chiude in leggero rialzo, Nasdaq zavorrato da Priceline
La Borsa di New York ha chiuso la seduta in ordine sparso. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,04% mentre l'S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno lasciato sul terreno rispettivamente lo 0,02% e lo 0,27%. I tre indici nella prima parte della giornata hanno raggiunto nuovi record storici.
Il comparto delle utility ha registrato la miglior performance settoriale. Male le banche.
Tra i titoli in evidenza Valeant +17,03%. Il gruppo farmaceutico ha annunciato una trimestrale superiore alle attese.
Royal Caribbean +3,09%. Il gruppo delle crociere ha chiuso il terzo trimestre con un utile per azione in crescita a 3,49 dollari da 3,21 dollari dello stesso periodo di un anno prima e contro i 3,40 dollari del consensus. In linea con le attese i ricavi a 2,57 miliardi.
Avis Budget -15,11%. Il gruppo dell’autonoleggio ha rivisto al ribasso l’outlook sull’intero esercizio. La stima sui ricavi passa da 8,80-8,95 a 8,80-8,90 miliardi.
Teligent -43,62%. Il produttore di farmaci generici ha pubblicato una trimestrale deludente ed ha abbassato le previsioni per il 2017.
TripAdvisor -23,22%. La società proprietaria dell’omonimo sito specializzato in recensioni di alberghi e ristoranti ha comunicato risultati relativi al terzo trimestre segnati dal crollo dei profitti netti del 55% a 25 milioni di dollari.
Crocs -9,09%. Il produttore degli zoccoli in plastica leggera ha fornito un outlook per il trimestre in corso deludente. I ricavi sono attesi tra 180 e 190 milioni di dollari contro i 192 milioni del consensus.
Weight Watchers +13,55%. Il gruppo specializzato in diete ha annunciato una trimestrale superiore alle attese ed ha rivisto al rialzo le stime per il trimestre in corso. Nel terzo trimestre l'utile per azione si è attestato a 0,65 dollari su ricavi per 323,7 milioni. Gli analisti avevano previsto un Eps a 0,48 dollari su ricavi per 315,8 milioni. Nel quarto trimestre l'Eps è ora atteso tra 1,77 e 1,83 dollari contro gli 1,57-1,67 dollari della precedente guidance.
Priceline -13,52%. Il proprietario del sito di prenotazioni alberghiere Booking.com ha fornito un outlook per il quarto trimestre che ha deluso le aspettative.
Sul fronte macroeconomico l'indagine JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) segnala che le posizioni lavorative ricercate dai datori di lavoro a settembre si sono attestate a 6,093 milioni, superiori sia ai 6,090 milioni di agosto che ai 6,091 milioni attesi dagli economisti.
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MERCATI EUROPEI
Borse europee sopra la parità
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in leggero rialzo. L'indice Stoxx Europe 600 guadagna lo 0,02%, il Dax30 di Francoforte lo 0,2%, il Cac40 di Parigi lo 0,2% e il Ftse100 di Londra lo 0,1%.
Tra i titoli in evidenza Ahold Delhaize +4%. Il gruppo della grande distribuzione ha comunicato risultati relativi al terzo trimestre segnati dal balzo del 54% dei profitti netti a 235 milioni di euro. Nei tre mesi le vendite nette sono cresciute del 7,4% (10,9% a valute costanti) a 14,09 miliardi di euro. Ahold Delhaize ha parallelamente annunciato un nuovo piano di riacquisto di azioni proprie per 2 miliardi di euro nel 2018 (successivamente al completamento del buyback da 1 miliardo nel 2017).
Solvay -5%. Il gruppo chimico ha chiuso il terzo trimestre con un Ebitda inferiore alle attese a 553 milioni di euro contro i 559 milioni del consensus.
Crédit Agricole -4%. La banca francese ha comunicato per il terzo trimestre 2017 il crollo dei profitti netti del 43% a 1,07 miliardi di euro. Su base underlying l'utile è calato del 5,5%.
Ubisoft +6%. Il produttore di videogame ha registrato nel primo semestre un giro d'affari in crescita del 65,7% a 466,2 milioni di euro. Nel solo secondo trimestre le vendite si sono attestate a 264,2 milioni contro i 190 milioni previsti.
Sul fronte macroeconomico in Spagna la produzione industriale a settembre (stima provvisoria) è cresciuta del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2016 dal +1,9% a/a registrato ad agosto. Gli analisti avevano stimato un incremento della produzione industriale del 3,2% su base annuale.
APERTURA MERCATO ITALIANO

Borsa italiana in rosso con i bancari: Ftse Mib -0,70%.

Il Ftse Mib segna -0,70%, il Ftse Italia All-Share -0,78%, il Ftse Italia Mid Cap -1,28%, il Ftse Italia Star -1,25%.
Mercati azionari europei incerti: DAX +0,1%, FTSE 100 +0,1%, CAC 40 invariato, IBEX 35 -0,6%.
Future sugli indici azionari americani in parità. Le chiusure dei principali indici nella seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -0,02%, Nasdaq Composite -0,27%, Dow Jones Industrial +0,04% (nuovo massimo storico).
Mercato azionario giapponese in lieve calo, l'indice Nikkei 225 chiude a -0,10%. Borse cinesi deboli: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen ha terminato a -0,15%, l'Hang Seng di Hong Kong a -0,30%.
Bancari Italia in netta flessione a causa delle incertezze sul tema dei crediti deteriorati: l'indice Ftse Italia Banche segna -1,1% contro il -0,6% dell'EURO STOXX Banks. Nel discorso introduttivo al Forum sulla vigilanza bancaria della BCE a Francoforte di ieri, il presidente Mario Draghi ha affermato che "affrontare gli npl, è una precondizione per gli altri pilastri dell'unione bancaria e non c'è spazio per autocompiacersi". Sullo sfondo resta il famigerato addendum della BCE sulle coperture degli npl. In forte calo Banco BPM (-4,9%), Bper Banca (-4%), UBI Banca (-2,6%), Banca Carige (-4,5%). Debole anche Banca MPS (-3,5%), nonostante abbia chiuso i il terzo trimestre con un utile da 242 milioni di euro, favorito però da diversi fattori straordinari.
Credito Valtellinese non riesce a fare prezzo in avvio (-25% teorico) dopo il -13% di ieri in scia a indiscrezioni del Sole 24 Ore secondo cui l'istituto sta valutando di lanciare nei mesi a venire un aumento di capitale da 500 milioni di euro per sostenere una definitiva soluzione al problema dei crediti deteriorati. Dopo la chiusura del mercato il cda di CreVal ha comunicato i conti al 30 settembre, periodo chiuso con una perdita netta di circa 403 milioni di euro contro il rosso da 136 milioni dello stesso periodo del 2016. Il board ha anche varato il piano industriale 2018-2020, comprendente un aumento di capitale fino a 700 milioni di euro e la cessione di crediti deteriorati e NPE (Non Performing Exposure) per 2,1 miliardi di euro.
Mediaset (-4,1% a 2,92 euro) in forte calo: il gruppo di Cologno Monzese ieri a mercati chiusi ha annunciato di aver archiviato i primi nove mesi del 2017 con risultati a luci ed ombre. I ricavi scendono a 2.532,8 milioni di euro rispetto ai 2.563,9 milioni dei primi nove mesi 2016. I costi operativi calano però del 7,7% a/a da 2.534,4 milioni di euro del 2016 a 2.338,1 milioni di euro, in netto anticipo rispetto al piano Mediaset 2020: il management ha indicato una nuova guidance per fine anno pari a 2,5 miliardi di euro. Il margine operativo lordo (EBITDA) cresce a 957,9 milioni di euro rispetto agli 892,9 milioni del 2016 e il risultato netto torna in positivo per 35,9 milioni di euro rispetto alla perdita pari a 118,0 milioni di euro registrata nello stesso periodo del 2016. L’indebitamento finanziario netto sale dai 1.162,4 milioni di euro del 31 dicembre 2016 ai 1.395,8 milioni di euro del 30 settembre 2017. La raccolta pubblicitaria nei primi nove mesi del 2017 ha fatto segnare un +0,8%, nettamente meglio del mercato, ma per l'ultimo trimestre dell'anno le prospettive sono meno rosee: il direttore generale marketing e operation di Publitalia, Matteo Cardani, prevede un risultato 2017 pari a +0,5%. Per Premium il CFO Marco Giordani conferma la stima di ricavi a fine anno di 600 milioni di euro (441 milioni al 30 settembre). Giordani ha anche confermato che non è arrivata alcuna offerta da Vivendi per risolvere il contenzioso sorto dalla mancata vendita ai francesi della pay tv.
Pesante flessione per Maire Tecnimont (-7,2% a 4,39 euro) con Mediobanca che peggiora il giudizio da outperform a neutral con target a 4,85 euro all'indomani dei conti al 30 settembre 2017. I ricavi salgono a 2,6 miliardi di euro (+52,1% a/a), l'EBITDA a 143,3 milioni (+27,0% a/a), l'utile netto a 98,4 milioni (+73,6% a/a). Il portafoglio ordini è pari a 7,63 miliardi di euro circa, in aumento di 1,12 miliardi rispetto al 31 dicembre 2016. La posizione finanziaria al 30 settembre 2017 torna positiva per 16,6 milioni di euro, in miglioramento di 59,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2016.
Positive Buzzi Unicem (+1,7%), STMicroelectronics (+1%) e Luxottica (+0,4%), che approfittano della forza del dollaro, ieri salito sui massimi da luglio contro euro.
In verde anche Inwit (+0,2%): il gruppo delle torri ha chiuso il terzo trimestre 2017 con ricavi ni crescita del 4,9% a/a e utile netto a 32,7 milioni di euro (+30,3% a/a).
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TITOLI DEL GIORNO
Intesa Sanpaolo in verde: la banca ha chiuso il terzo trimestre 2017 con utile netto pari a 650 milioni di euro contro i 628 dello stesso periodo del 2016 e i 636 del consensus Reuters. Senza gli effetti dell’acquisizione dei rami di attività di BP Vicenza e Veneto Banca l'utile sarebbe stato di 731 milioni. In miglioramento gli indicatori di solidità patrimoniale: a fine settembre il Cet1 pro forma a regime si attesta al 13,4% (dal 13% di fine giugno), mentre il transitional è al 13% (dal 12,5%), rispetto a un requisito SREP, comprensivo di Capital Conservation Buffer e O-SII Buffer, pari rispettivamente al 9,25% e al 7,25%. Nello scenario avverso dello stress test al 2018, il Common Equity ratio è risultato pari al 10,2%. Jefferies ha confermato la raccomandazione "hold" sul titolo con prezzo obiettivo a 3,15 euro sottolineando che il Cet1 ha sorpreso in positivo battendo le attese. Il Ceo Carlo Messina nella conference call s ui conti del terzo trimestre ha dichiarato che l'addendum proposto dalla Bce sulla gestione dei crediti deteriorati non avrà alcun impatto su capitale e dividendi per Intesa Sanpaolo. Nel discorso introduttivo al Forum sulla vigilanza bancaria della BCE a Francoforte, il presidente Mario Draghi aveva affermato che "affrontare gli Npl, è una precondizione per gli altri pilastri dell'unione bancaria e non c'è spazio per autocompiacersi". La Bce ha proposto la copertura integrale dei crediti deteriorati che emergeranno dal primo di gennaio 2018 entro due anni per i non garantiti ed entro sette anni per i garantiti. Le quotazioni sono salite fino a quota 2,89 stabilizzandosi poi poco al di sotto di quei livelli, comunque in crescita dalla chiusura di lunedì a 2,842 euro. Un segnale grafico rilevante è stato inviato con il superamento a 2,867 della media mobile a 100 sedute, che era stata violata al ribasso il 3 novembre e che ora torna a funzionare da s upporto. Oltre 2,93, linea che scende dal massimo di inizio ottobre a 3 euro diverrebbe probabile il ritorno proprio su quei livelli. Solo la rottura dei 3 euro invierebbe segnali di forza validi anche per il medio periodo prospettando almeno la ricopertura del gap ribassista del 4 gennaio 2016 a 3,086 euro con resistenza successiva a 3,20 circa. Sotto area 2,80 diverrebbe invece probabile la ricopertura del gap al rialzo del 26 giugno con base a 2,638 euro, supporto praticamente allineato con la trend line rialzista disegnata dai minimi di giugno 2016.
Mediaset archivia i primi nove mesi del 2017 con risultati a luci ed ombre. I ricavi scendono a 2.532,8 milioni di euro rispetto ai 2.563,9 milioni dei primi nove mesi 2016. I costi operativi calano però del 7,7% a/a da 2.534,4 milioni di euro del 2016 a 2.338,1 milioni di euro, in netto anticipo rispetto al piano Mediaset 2020: il management ha indicato una nuova guidance per fine anno pari a 2,5 miliardi di euro. Il margine operativo lordo (EBITDA) cresce a 957,9 milioni di euro rispetto agli 892,9 milioni del 2016 e il risultato netto torna in positivo per 35,9 milioni di euro rispetto alla perdita pari a 118,0 milioni di euro registrata nello stesso periodo del 2016. L’indebitamento finanziario netto sale dai 1.162,4 milioni di euro del 31 dicembre 2016 ai 1.395,8 milioni di euro del 30 settembre 2017. La raccolta pubblicitaria nei primi nove mesi del 2017 ha fatto segnare un +0,8%, nettamente meglio del mercato, ma per l'ultimo trimestre dell'anno le prosp ettive sono meno rosee: il direttore generale marketing e operation di Publitalia, Matteo Cardani, prevede un risultato 2017 pari a +0,5%. Per Premium il CFO Marco Giordani conferma la stima di ricavi a fine anno di 600 milioni di euro (441 milioni al 30 settembre). Giordani ha anche confermato che non è arrivata alcuna offerta da Vivendi per risolvere il contenzioso sorto dalla mancata vendita ai francesi della pay tv. L'analisi del grafico di Mediaset evidenzia l'incertezza successiva al rimbalzo del 9-10 ottobre: il titolo non è riuscito ad alimentare il recupero. Una perentoria vittoria oltre 3,17 euro potrebbe anticipare un attacco al picco di ottobre a 3,31: in caso di successo i prezzi avrebbero la possibilità di mettere a segno un allungo consistente con primo obiettivo a 3,50 e successivo in area 3,85. L'eventuale violazione di area 3 preannuncerebbe invece un pericoloso test degli importanti supporti a 2,85/2,90.
Maire Tecnimont accelera al rialzo dopo la pubblicazione dei risultati al 30 settembre 2017, ma annulla i guadagni nel finale. I ricavi salgono a 2,6 miliardi di euro (+52,1% a/a), l'EBITDA a 143,3 milioni (+27,0% a/a), l'utile netto a 98,4 milioni (+73,6% a/a). Il portafoglio ordini è pari a 7,63 miliardi di euro circa, in aumento di 1,12 miliardi rispetto al 31 dicembre 2016. La posizione finanziaria al 30 settembre 2017 torna positiva per 16,6 milioni di euro, in miglioramento di 59,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2016. Il quadro grafico del titolo si conferma saldamente orientato al rialzo, nonostante la pausa di riflessione degli ultimi due mesi. L’accelerazione rialzista vista nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno aveva infatti spinto in zona di eccesso i principali oscillatori grafici rendendo necessaria una pausa corroborante. Il fatto che i prezzi si siano mantenuti per tutto il mese di ottobre a contatto con la media mobile a 100 giorni, riferimento attualmente a 4,65 circa, depone a favore del proseguimento del movimento ascendente. La rottura dei 4,95 euro favorirebbe quindi la ricopertura del gap ribassista lasciato aperto in settembre a quota 5,12. Target successivo a 5,40, massimi di settembre. Chiusure sotto la media mobile citata farebbero invece temere ripiegamenti verso 4,46 poi via libera verso 4/4,05 euro, minimo di luglio.
DATI MACRO ATTESI

Mercoledì 8 Novembre 2017

CINA Bilancia commerciale ott;
06:00 GIA Indice anticipatore set;
08:45 FRA Bilancia commerciale set;
09:00 SPA Produzione industriale set;
16:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.
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HEADLINES
Cina: ottavo mese in surplus per la bilancia commerciale
Secondo i dati diffusi dalla General Administration of Customs (l’autorità delle dogane cinesi), in ottobre il surplus della bilancia commerciale della Cina è cresciuto a 38,17 miliardi di dollari dai 28,61 miliardi di settembre (41,99 miliardi in agosto). Si tratta dell’ottavo mese consecutivo in surplus dopo il deficit di febbraio (il primo dal febbraio 2014) di 9,15 miliardi di dollari ma il dato è inferiore ai 39,15 miliardi del consensus di Reuters. 
Cina: ottobre nono mese di aumento per le riserve estere
Secondo quanto comunicato martedì dalla People’s Bank of China, in ottobre le riserve in valute estere di Pechino hanno segnato il nono incremento consecutivo (striscia più lunga dal giugno 2014), dopo otto mesi di declino, attestandosi a 3.109 miliardi di dollari, contro i 3.018 miliardi di settembre (3.092 miliardi in agosto) e sotto ai 3.118 miliardi del consensus di Reuters. In gennaio le riserve erano scese per la prima volta dal 2011 sotto quota 3.000 miliardi (2.998 miliardi per la precisione). Nell’intero 2016 le riserve erano calate di 320 miliardi di dollari, contro il declino di 513 miliardi del 2015.
Giappone: marginale calo in ottobre per le riserve estere
Secondo quanto comunicato dal ministero delle Finanze del Giappone, le riserve estere del Sol Levante sono calate marginalmente in ottobre a 1.260 miliardi di dollari dai 1.266 miliardi di settembre (1.268 miliardi in agosto) e contro i 1.242 miliardi dell’ottobre 2016.
Russia: inflazione cala ancora in ottobre fino al 2,7%
Secondo quanto comunicato martedì dalla Rosstat, l’agenzia ufficiale di statistica di Mosca, in ottobre l’inflazione è calata in Russia al 2,7% annuo dal 3,0% di settembre (3,3% in agosto e 3,9% in luglio), contro il 2,8% del consensus di Reuters. Dato che si consolida sui minimi dalla dissoluzione dell’Urss e si allontana ulteriormente dal target del 4% della Banca centrale. Lo scorso mese l’indice dei prezzi al consumo core (al netto di alimentari ed energia) è invece calato al 2,5% annuo dal 2,8% di settembre (3,0% in agosto). Su base mensile, rettificata stagionalmente, l’inflazione è invece cresciuta dello 0,2% dopo il declino dello 0,1% di settembre (e quella dello 0,5% in agosto).
Spagna: produzione industriale oltre le attese a settembre +3,4% a/a
L'Istituto Nazionale di Statistica spagnolo ha comunicato che la produzione industriale in Spagna in settembre (stima provvisoria) è cresciuta del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2016 dal +1,9% a/a registrato ad agosto. Gli analisti avevano stimato un incremento della produzione industriale del 3,2% su base annuale.
Francia: aumenta lievemente il deficit commerciale a 4,7 mld di euro
Nel mese di settembre in Francia la bilancia commerciale ha segnato un deficit pari a 4,7 miliardi di euro, lievemente superiore a quello rilevato in precedenza (4,2 mld di euro) ma inferiore alle attese fissate su un deficit di 4,8 miliardi di euro. Le esportazioni sono aumentate a 40,3 miliardi di euro da 39,8 mld di euro mentre le importazioni si sono attestate a 45 mld dai 44,3 mld di euro del mese precedente.

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