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mercoledì 15 novembre 2017

Report dei mercati



Borsa Usa: chiusura negativa, pesano petrolio e GE
La Borsa di New York ha chiuso la seduta in calo. Il Dow Jones ha perso lo 0,13%, l'S&P 500 lo 0,23% e il Nasdaq Composite lo 0,29%.
Il mercato azionario Usa ha pagato la flessione del comparto energetico, zavorrato dal petrolio, e il nuovo tonfo di General Electric.
Sul fronte macroeconomico il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che l'indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di ottobre, un incremento dello 0,4% su base mensile pari all'incremento della rilevazione precedente. Su Base annuale il PPI è salito del 2,8% (consensus +2,4%). L'indice core (esclusi energetici ed alimentari) e' cresciuto dello 0,4% su base mensile (consensus +0,2%). Su base annuale, l'indice Core ha fatto segnare un incremento pari al 2,4%, superiore alla rilevazione precedente e alle attese (fissate rispettivamente al +2,3% e al +2,2%).
Tra i titoli in evidenza Home Depot +1,65%. La catena di negozi di bricolage ha annunciato una trimestrale superiore alle attese. Nel terzo trimestre l'utile per azione è cresciuto a 1,84 dollari su ricavi per 25 miliardi (+8%). Gli analisti avevano previsto un Eps a 1,82 dollari su ricavi per 24,5 miliardi. Meglio del previsto anche le vendite a perimetro costante (+7,9% contro il +5,9% del consensus).
General Electric -5,94%. RBC ha tagliato il rating sul titolo della conglomerata a sector perform da outperform.
Buffalo Wild Wings +23,97%. Secondo il Wall Street Journal, il private equity Roark Capital Group avrebbe offerto 150 dollari per azione (oltre 2,3 miliardi di dollari) per acquisire la catena di fast-food del Minnesota specializzata in ali di pollo.
Dick's Sporting Goods -2,74%. Il rivenditore di articoli sportivi prevede di chiudere l'esercizio fiscale 2018 con un utile per azione in calo del 20%.
Advanced Auto Parts +15,92%. Il gruppo dei ricambi per auto ha annunciato un utile per azione adjusted superiore alle attese nel terzo trimestre a 1,43 dollari contro gli 1,21 dollari del consensus.
Coca-Cola +1,58%. Wells Fargo ha alzato il rating sul titolo del colosso delle bevande a "outperform".
MERCATI ASIATICI
Asia in netto ribasso. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,57%
Dopo il martedì in frenata di Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa è stato il Nasdaq, deprezzatosi dello 0,29%), il declino dei corsi del petrolio continua a spingere la tendenza ribassista anche in Asia (il Wti è in flessione di oltre l'1% dopo il calo dell'1,9% della precedente seduta).
Andamento confermato dalla perdita intorno allo 0,60% dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, ma concretizzatasi, soprattutto, nella sesta sessione consecutiva in contrazione per il Nikkei 225 di Tokyo che chiude in rosso dell'1,57% (fa persino peggio l’indice più ampio Topix che si deprezza dell'1,95% e porta a cinque sedute la sua striscia di declino). Scarso impatto sui mercati dei dati sul Pil del Giappone, cresciuto dell'1,4% annuo nel terzo trimestre, contro il 2,6% del secondo (rivisto al rialzo dal 2,5% comunicato in precedenza) e l'1,0% del primo.
Il dato è inferiore all’1,5% del consensus ma segna il settimo trimestre consecutivo d'espansione: striscia più lunga in 16 anni.
Il clima negativo si sente anche in Cina. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 perdono lo 0,79% e lo 0,63% rispettivamente, contro il declino dello 0,99% segnato dallo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: a circa un'ora dallo stop delle contrattazioni l’Hang Seng è in flessione intorno allo 0,70% (performance peggiore per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in ribasso dell'1,30% circa).
A Sydney, a fronte di perdite superiori al 2% per i titoli minerari e petroliferi, è dello 0,58% il deprezzamento dell'S&P/ASX 200 al termine degli scambi. In negativo anche Seoul con una flessione dello 0,33% per l'indice Kospi.
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MERCATI EUROPEI
Borse europee negative, sugli scudi Airbus
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in ribasso. L'indice Stoxx Europe 600 cede lo 0,1%, il Dax30 di Francoforte lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,2%, il Ftse100 di Londra lo 0,4% e l'Ibex35 di Madrid lo 0,6%.
Sul fronte macroeconomico in Francia l'Ufficio di Statistica Insee ha pubblicato i dati finali sull'inflazione, riportando ad ottobre un incremento dello 0,1% su base mensile, in linea con le attese e dopo un moderato calo dello 0,2% a settembre.
Su base annua l'inflazione è cresciuta dell'1,1% dopo un incremento dell'1% del mese precedente. Nel mese di ottobre l'indice armonizzato dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,1% su base mensile ed è aumentato dell'1,2% su base annuale.
Tra i titoli in evidenza Airbus +3%. Il colosso aeronautico ha ricevuto un maxi ordine dal valore di circa 50 miliardi di dollari dal fondo americano Indigo Partners.
Fresnillo +4%. HSBC ha migliorato il giudizio sul titolo del gruppo minerario a buy da hold.
Sodexo +1%. Il gruppo della ristorazione collettiva ha siglato un accordo per l'acquisto dell'azienda Usa Centerplate per 675 milioni di euro.
Sanofi +0,2%. Barclays ha alzato il rating sul titolo del gruppo farmaceutico a equal weight da underweight.
Électricité de France (Edf) -2%. L'utility francese ha comunicato che nei primi nove mesi del 2017 i ricavi sono calati del 4,3% (flessione che scende al 3,2% a perimetro costante) a 49,72 miliardi di euro. 
APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana in flessione: Ftse Mib -0,76%.
Il Ftse Mib segna -0,76%, il Ftse Italia All-Share -0,74%, il Ftse Italia Mid Cap -0,38%, il Ftse Italia Star -0,45%.
Mercati azionari europei in rosso: DAX -0,8%, FTSE 100 -0,5%, CAC 40 -0,3%, IBEX 35 -0,8%.
Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,4% circa. Le chiusure dei principali indici nella seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -0,23%, Nasdaq Composite -0,29%, Dow Jones Industrial -0,13%.
Mercato azionario giapponese in netto calo, l'indice Nikkei 225 chiude a -1,57%. Borse cinesi deboli: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a -0,63%, l'Hang Seng di Hong Kong a -1,03%.
Il 2017 si conferma complicato per Salvatore Ferragamo (-5%) che chiude i conti al 30 settembre con ricavi pari a 1005 milioni di euro, -0,9% a/a e di poco inferiori ai 1008 del consensus Thomson Reuters, a causa delle difficoltà incontrate dal canale wholesale (-4,7%).
A livello geografico male soprattutto Nord America (-4,3%) e Giappone (-6,7%), positiva l'area Asia Pacifico (+2,8%). Molto più marcate le flessioni a livello di margini: l'EBITDA scende del 25,1% a/a a 162 milioni (consensus: 164), l'EBIT del 32,2% a/a a 115 milioni e l'utile netto del 28,3% a/a a 79 milioni (consensus: 84). Il 2017, secondo il management, si conferma anno di transizione ma l'a.d. Eraldo Poletto durante l'incontro con gli analisti finanziari ha dichiarato che “il 2018 sarà un altro anno di duro lavoro”. Il piano di rilancio del gruppo fiorentino ideato da Poletto e presentato a febbraio viene considerato valido da analisti e operatori ma la tempistica appare più dilatata di quanto preventivato.
Vendite sui petroliferi in scia alla discesa del greggio sui minimi da inizio mese. Il future gennaio sul Brent segna 61,60 $/barile, quello dicembre sul WTI 55,10 $/barile. Saipem (-2,2%) si conferma la peggiore dopo il -7,07% di ieri: il titolo è sotto pressione a causa della notizia dell'esclusione a sorpresa dall'indice MSCI Global. In rosso anche Tenaris (-1,1%) ed Eni (-1,1%).
Bancari in ulteriore ribasso: l'indice Ftse Italia banche cede l'1,1% circa dopo il -1,11% di ieri. In difficoltà Banca MPS (-4,1%), UniCredit (-1,4%), Credito Valtellinese (-7,01%, asta di volatilità) e Banca Carige (-5,19%, asta di volatilità): l'istituto ligure ha comunicato nel cda di oggi verranno decisi i dettagli dell'aumento di capitale da 560 milioni di euro, tra cui, il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni.
Ieri Banca Carige ha perso il 10,58% su indiscrezioni di stampa in base alle quali le azioni relative all'aumento di capitale da 560 milioni di euro, atteso entro fine mese, potrebbero essere offerte a 5 centesimi di euro, con uno sconto sul TERP (prezzo teorico ex diritto) eventualmente superiore al 40%.
De’ Longhi (-10,98% a 24,57 euro) scivola sotto il prezzo di 25 euro per azione cui è avvenuto il collocamento di 7,5 milioni di azioni (pari a circa il 5% del capitale) da parte di De Longhi Industrial S.A.. Quest'ultima mantiene saldamente il controllo di De’ Longhi con il 57%. Il collocamento è stato realizzato attraverso una procedura di accelerated bookbuilding riservata ad investitori istituzionali. UBS Limited ha agito in qualità di Sole Bookrunner dell’operazione.
Leonardo (+3,2%) tenta un recupero dopo gli ultimi rovesci grazie a Equita (raccomandazione migliorata da hold a buy) e alla notizia riferita da MF secondo cui Atr (jv paritetica con Airbus) ha annunciato che nel 2017 gli ordini potrebbero superare le consegne, con rapporto ordini acquisiti/ricavi a 1,5 circa da meno di 0,5 nel 2016.
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TITOLI DEL GIORNO
A2A in netto rialzo ieri grazie ai giudizi positivi di Mediobanca ed Equita. La multiutility lombarda ieri ha comunicato che nei primi nove mesi del 2017 il margine operativo lordo è salito a 888 milioni di euro, +2% a/a nonostante proventi non ricorrenti significativamente inferiori (+7% al netto di tali poste) e l'utile netto ordinario a 319 milioni di euro (+14% a/a). L’utile netto "reported" è sceso a 226 milioni di euro (323 milioni di euro al 30 settembre 2016) penalizzato dagli effetti dell’esercizio della PUT Option su EPCG (negativi per 93 milioni di euro). Il management ha rivisto al rialzo le previsioni sul mol 2017 portandole a 1,2 miliardi da 1,165-1,185 miliardi della stima precedente. Si segnala anche il progetto di fusione in Acsm-Agam di Aspem, Aevv, Acel Service, Aevv Energie e Lario Reti: se la fusione andasse in porto A2A sarebbe azionista di riferimento del gruppo. Si è vista una seduta brillante martedì per il titolo che ha superato una resistenza tenace in area 1,50, massimi di settembre e linea che scende dai top di giugno, inviando un segnale di forza che potrebbe preludere a un allungo proprio verso il punto di origine della trend line, il picco pluriennale a 1,5380. Il movimento potrebbe estendersi anche fino a 1,55 per il test del lato superiore del canale disegnato dai minimi di settembre. Tali prospettive potrebbero invece venire disattese nel caso di discese sotto 1,43.
Saipem (-7,07%) in forte flessione ieri: il titolo ha toccato i minimi da fine ottobre ed è anche passato in asta di volatilità per eccesso di ribasso. Reuters riferisce che, nell'ambito delle periodiche revisioni, l'azione del gruppo attivo nel settore dei servizi per l'industria dell'energia è stato escluso dall'indice MSCI Global. Le modifiche del paniere saranno effettive a partire dal 30 novembre. Brinda invece Campari (+2,33%) che entrerà nel prestigioso indice.
Il 2017 si conferma complicato per Salvatore Ferragamo che chiude i conti al 30 settembre con ricavi pari a 1005 milioni di euro, -0,9% a/a e di poco inferiori ai 1008 del consensus Thomson Reuters, a causa delle difficoltà incontrate dal canale wholesale (-4,7%). A livello geografico male soprattutto Nord America (-4,3%) e Giappone (-6,7%), positiva l'area Asia Pacifico (+2,8%). Molto più marcate le flessioni a livello di margini: l'EBITDA scende del 25,1% a/a a 162 milioni (consensus: 164), l'EBIT del 32,2% a/a a 115 milioni e l'utile netto del 28,3% a/a a 79 milioni (consensus: 84). Il 2017, secondo il management, si conferma anno di transizione ma l'a.d. Eraldo Poletto durante l'incontro con gli analisti finanziari ha dichiarato che “il 2018 sarà un altro anno di duro lavoro”. Il piano di rilancio del gruppo fiorentino ideato da Poletto e presentato a febbraio viene considerato valido da analisti e operatori ma la tempistica appare più dilatata di quanto preventivato. L'analisi del grafico di Salvatore Ferragamo evidenzia il movimento ribassista partito molto rapidamente a maggio e poi assestatosi all'interno di un canale con pendenza meno accentuata. Nelle ultime sedute il titolo ha accelerato al ribasso per avvicinarsi al minimo di fine ottobre a 21,12 euro, supporto a questo punto determinante per scongiurare il rischio di ritorno sui 19,14 toccati un anno fa circa. Indicazioni positive oltre 23,10/23,20, prologo a un attacco al limite superiore del canale (attualmente in transito per 23,75) ed eventualmente a un allungo verso 25,66, gap ribassista lasciato a fine maggio.

DATI MACRO ATTESI

Mercoledì 15 Novembre 2017

00:50 GIA PIL preliminare trim3;
05:30 GIA Produzione industriale finale set;
08:45 FRA Inflazione finale ott;
10:30 GB Tasso di disoccupazione set;
10:30 GB Retribuzioni medie set;
10:30 GB Variazione n° richiedenti sussidi disoccupazione ott;
11:00 EUR Bilancia commerciale set;
14:30 USA Inflazione ott;
14:30 USA Vendite al dettaglio ott;
14:30 USA Indice Empire State Manufacturing nov;
16:00 USA Scorte delle imprese set;
16:30 USA Scorte petrolio settimanali (EIA);
22:00 USA Acquisti netti att. finanziarie (l/term.) set.
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HEADLINES
Giappone: produzione industriale sale del 2,6% in settembre
Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, in settembre la produzione industriale è cresciuta in Giappone del 2,6% annuo, in deciso rallentamento rispetto al 5,3% di agosto (4,7% in luglio), ma sopra al 2,5% della lettura preliminare. Su base mensile invece la lettura è per un declino dell'1,0% contro l'1,1% preliminare e il progresso del 2,0% di agosto (0,8% la flessione di luglio).
Giappone: crescita Pil rallenta all'1,4% nel terzo trimestre
Cresce sotto le attese l'economia del Giappone, che segna però il settimo trimestre consecutivo d'espansione: striscia più lunga in 16 anni. Secondo i dati preliminari diffusi dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, infatti, il Pil del Giappone è cresciuto dell'1,4% annuo nel terzo trimestre, contro il 2,6% del secondo (rivisto al rialzo dal 2,5% comunicato in precedenza) e l'1,0% del primo. Il dato è inferiore all’1,5% del consensus. Su base sequenziale il progresso del Pil del Giappone è stato dello 0,3% contro lo 0,6% del secondo trimestre (0,3% nel primo) e lo 0,4% del consensus.
Giappone: capacità di utilizzo degli impianti cala dell'1,5%
Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, la capacità di utilizzo degli impianti in Giappone è calata in settembre dell'1,5% su base mensile rettificata stagionalmente, contro il progresso del 3,3% di agosto (e la flessione dell’1,8% in luglio).
Brasile: crescita vendite retail in accelerazione al 6,4%
Secondo quanto comunicato martedì dall’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (Ibge, l’ente nazionale di statistica), le vendite retail sono cresciute in Brasile del 6,4% in settembre, in decisa accelerazione rispetto al 3,6% di agosto (3,1% in luglio), e sopra al 5,2% del consensus di Reuters. Su base mensile, invece, le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,5% contro il declino dello 0,4% di agosto (e la lettura invariata di luglio) e lo 0,4% di aumento stimato dagli economisti.
Bostic della Fed di Dallas sostiene graduale rialzo tassi
Secondo Raphael Bostic, president della Federal Reserve (Fed) di Atlanta, l'istituto centrale di Washington dovrebbe proseguire nel graduale rialzo dei tassi d'interesse perché l'attuale politica monetaria rimane "molto accomodante più che neutrale". Quanto graduale dipenderà dalla solidità dei dati macroeconomici in arrivo e dalle implicazioni per quanto riguarda l'outlook, ha spiegato parlando martedì presso la Auburn University di Montgomery, in Alabama. Bostic, al timone della Fed di Atlanta dallo scorso giugno, nel 2018 sarà membro votante del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie).
Bullard (Fed) predica mantenimento tassi su livelli attuali
Secondo James Bullard, president della Federal Reserve (Fed) di St. Louis, l'istituto centrale di Washington dovrebbe mantenere i tassi d'interesse Usa agli attuali livelli fino a quando non ci sarà una ripresa dei prezzi. "I dati del 2017 hanno sorpreso in negativo mettendo in discussione l'idea che l'inflazione in Usa stia tornando in modo affidabile verso l'obiettivo", ha precisato Bullard martedì, parlando a Louisville (Kentucky), aggiungendo che se anche la Fed riuscisse a portare al target del 2% l'inflazione, questo non accadrà comunque prima di 2018 o 2019. "La mia principale preoccupazione è che se alzassimo i tassi in dicembre e successivamente le aspettative sull'inflazione peggiorassero sarebbe a mio avviso un voto di sfiducia da parte dei mercati", ha concluso. Bullard tornerà a essere membro votante del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occu pa di politiche monetarie) soltanto nel 2019.
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