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lunedì 13 novembre 2017

Report dei mercati



Wall Street frena, dubbi su riforma fiscale Trump
La Borsa di New York ha chiuso l'ultima seduta della settimana in leggero calo a causa delle preoccupazioni sull'attuazione della riforma fiscale Trump. In particolare potrebbe essere posticipato al 2019 il taglio delle imposte sui profitti delle imprese al 20%. Il Dow Jones ha perso lo 0,17%, l'S&P 500 lo 0,09%. Sostanzialmente invariato il Nasdaq Composite (+0,01%).
Sul fronte macroeconomico la stima preliminare di novembre dell'indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall'Università del Michigan e da Reuters, si attesta a 97,8 punti, risultando inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori pari a 98 e alla rilevazione precedente pari a 100,7 punti.
Tra i titoli in evidenza J.C. Penney +14,91%. La catena di grandi magazzini ha annunciato una trimestrale superiore alle attese. Nel terzo trimestre la perdita per azione adjusted si è attestata a 0,33 dollari su ricavi per 2,81 miliardi. Gli analisti avevano previsto un rosso di 0,42 dollari su ricavi per 2,78 miliardi. Meglio del previsto anche le vendite a perimetro costante (+1,7% contro il +0,6% del consensus).
Walt Disney +2,05%. Il gruppo dell'intrattenimento ha presentato i nuovi piani del gruppo. Come anticipato in occasione della precedente trimestrale, quando era stata comunicata la cessazione degli accordi con Netflix, Disney lancerà nel 2019 la sua piattaforma di streaming online ad un prezzo competitivo.
Nvidia +5,27%. Il produttore di chip (specializzato in schede grafiche) ha annunciato risultati relativi al terzo trimestre segnati da profitti netti in crescita da 542 milioni, pari a 83 centesimi per azione, a 838 milioni, e 1,33 dollari. I ricavi sono migliorati nei tre mesi da 2 a 2,64 miliardi di dollari. Il consensus di FactSet era invece per 95 centesimi di utile e 2,36 miliardi di giro d’affari. Per l’attuale trimestre il produttore di chip (specializzato in schede grafiche) stima ricavi a quota 2,50-2,70 miliardi di dollari contro i 2,44 miliardi previsti dagli analisti.
News Corp +5,15%. Il gigante media ha chiuso lo scorso trimestre con un utile per azione adjusted a 0,07 dollari su ricavi per 2,06 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps a 0,01 dollari su ricavi per 1,98 miliardi.
Nell'arco della settimana il Dow Jones ha perso lo 0,5%, l'S&P 500 lo 0,21% e il Nasdaq Composite lo 0,20%. I primi due indici interrompono una striscia positiva lunga otto settimane (sette per il listino tecnologico).
MERCATI ASIATICI
Asia in ribasso. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,32%
Dopo il contrastato venerdì di Wall Street (dei tre principali indici Usa solo il Nasdaq aveva chiuso in positivo e di appena lo 0,01%), l'ottava riparte in Asia con il freno tirato, con gli indici di Tokyo, Sydney e Seoul in contrazione a fronte invece dei generalizzati guadagni delle piazze cinesi. Complessivamente la giornata è poco variata, come confermato dall’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si muove appena sotto la parità.
A tenere banco sono ancora i dubbi sulla riforma fiscale voluta dal presidente Usa Donald Trump, che per altro non aveva impedito venerdì all'S&P 500 di portare a otto la striscia di ottave consecutive in progresso. Poco mosse le valute, con il dollaro che si rafforza comunque marginalmente nei confronti dello yen. A Tokyo, però, il Nikkei 225 chiude con un netto declino dell'1,32% (fa meglio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un deciso 0,94%), che gli analisti spiegano sostanzialmente con le prese di beneficio successive il recente rally e in vista dei dati sui Pil nipponico per il terzo trimestre, che verrano pubblicati nella notte di martedì. Intanto, secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan (BoJ), in ottobre i prezzi alla produzione sono cresciuti in Giappone del 3,4% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 3,1% di settembre (progresso rivisto al rialzo da l 3,0%), che era anche il tasso stimato dagli economisti.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha riaperto in Asia in moderato progresso dopo la perdita registrata venerdì (Wti e Brent si erano comunque apprezzati di oltre il 2% nell'ottava), a causa soprattutto della crescita del numero di impianti di perforazione in Usa, secondo le stime di Baker Hughes. A Sydney il progresso intorno all'1% dei giganti minerari Bhp Billiton e Rio Tinto (e l'andamento complessivamente positivo dei titoli finanziari) limita allo 0,13% la flessione dell'S&P/ASX 200.
Le piazze cinesi riducono i loro guadagni nel corso della giornata ma in chiusura Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 si apprezzano comunque dello 0,44% e dello 0,39% rispettivamente, contro il progresso dello 0,29% segnato dallo Shenzhen Composite. A circa un'ora dallo stop delle contrattazioni a Hong Kong l’Hang Seng è in crescita intorno allo 0,30% (di segno opposto l'andamento dell’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in ribasso di circa lo 0,20%). In precedenza a Seoul era stata dello 0,50% la flessione del Kospi.
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MERCATI EUROPEI
Borse europee positive, male Edf
Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in rialzo. L'indice Stoxx Europe 600 guadagna lo 0,1%, il Dax30 di Francoforte lo 0,2%, il Cac40 di Parigi lo 0,05%, il Ftse100 di Londra lo 0,4% e l'Ibex35 di Madrid lo 0,2%.
Sul fronte macroeconomico in Germania l'Ufficio di Statistica Destatis ha comunicato che l'Indice dei Prezzi all'Ingrosso (Wholesale Price Index) nel mese di ottobre è aumentato del 3% rispetto a un anno fa dopo un aumento del 3,4% nella lettura precedente. Su base mensile il WPI è rimasto invariato, dopo l'incremento dello 0,6% a settembre (consensus +0,4%).
Tra i titoli in evidenza EDF -6%. L'utility francese ha abbassato le previsioni per il 2018. L'Ebitda è ora atteso tra 14,6 e 15,3 miliardi contro i 15,2 miliardi indicati nella precedente guidance.
Burberry -0,2%. Il miliardario belga Albert Frère ha comunicato di essere salito dal 4% al 6% del capitale del gruppo del lusso.
easyJet +0,05%. La compagnia low cost ha annunciato la nomina di Johan Lundgren come nuovo chief executive. Rimpiazzerà anche nel board Carolyn McCall, che in luglio aveva anticipato che avrebbe lasciato il vettore low-cost britannico (dopo sette anni alla guida) per diventare in gennaio chief executive del broadcaster britannico Itv.
Innogy -0,5%. Il gruppo energetico ha chiuso i primi nove mesi del 2017 con un utile netto in crescita a 850 milioni di euro. Il dato è però inferiore alle attese (consensus 873 milioni).
Aggreko +3%. Il leader mondiale nel settore dei dispositivi di alimentazione, riscaldamento, raffreddamento e deumidificazione temporanei ha comunicato che Heath Drewett sarà il nuovo chief financial officer dal primo trimestre del 2018 al posto di Carole Cran.
APERTURA MERCATO ITALIANO

Borsa italiana in rosso, peggiore in Europa con i bancari: Ftse Mib -0,29%.

Il Ftse Mib segna -0,29%, il Ftse Italia All-Share -0,32%, il Ftse Italia Mid Cap -0,65%, il Ftse Italia Star -0,39%.
Mercati azionari europei in lieve rialzo: DAX +0,1%, FTSE 100 +0,3%, CAC 40 invariato, IBEX 35 invariato.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,1% circa. Le chiusure dei principali indici nella seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -0,09%, Nasdaq Composite +0,01%, Dow Jones Industrial -0,17%.
Mercato azionario giapponese in netto ribasso, l'indice Nikkei 225 chiude a -1,32%. Borse cinesi positive: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +0,39%, l'Hang Seng di Hong Kong a +0,21%.
Bancari deboli in avvio di ottava: l'indice Ftse Italia Banche segna -0,9%. Tra i ribassi maggiori segnaliamo quelli di Bper Banca (-3,8%), Banca MPS (-3,7%), Banco BPM (-2%), BP Sondrio (-3,8%).
Inizio di settimana debole per Telecom Italia (-1,9%) dopo la seduta molto movimentata di venerdì, quando il titolo in mattinata è passato per ben tre volte in asta di volatilità, due per eccesso di ribasso e una per eccesso di rialzo. La compagnia ha comunicato di aver chiuso i primi nove mesi del 2017 con utili in calo a 1,033 miliardi di euro da 1,495 miliardi nello stesso periodo del 2016.
I dati sono però complessivamente in linea con le attese degli analisti. Il management conferma "in termini organici le guidance già prospettate per l’intero anno 2017 e per l’arco di Piano (crescita organica dell’EBITDA (low single digit) e generazione di cassa necessaria a ridurre il rapporto fra indebitamento finanziario netto rettificato ed EBITDA reported, che nel 2018 è atteso al di sotto di 2,7x)".
Nella conference call con gli analisti l'a.d. Amos Genish ha escluso la cessione di Tim Brasil e raffreddato le ipotesi di separazione della rete. Il venir meno di eventuali operazioni straordinarie e le incertezze legate all'arrivo a breve della concorrenza di Iliad in Italia potrebbero, secondo alcuni analisti, penalizzare il titolo. Segnaliamo che nel fine settimana il Sole 24 Ore ha scritto che l'Agcom non raccomanderà la separazione dall'importante asset.
Leonardo (-1,5%) perde ulteriore terreno dopo il crollo di venerdì nonostante i nuovi contratti nel Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. Il titolo oscilla sui minimi degli ultimi 12 mesi dopo i dati al 30 settembre e la revisione al ribasso della guidance 2017. Societe Generale ha peggiorato il giudizio sul titolo a neutral.
Yoox Net-A-Porter Group (-1,2% a 28,71 euro) in flessione: Credit Suisse ha peggiorato il giudizio sul titolo da outperform a neutral e ridotto il target da 32 a 29 euro. Giovedì scorso YNAP ha perso quasi il 10% su dati nei nove mesi del 2017 inferiori alle attese.
Bene il lusso con Moncler (+0,4%) e soprattutto Salvatore Ferragamo (+1,6%): il presidente Ferruccio Ferragamo ha dichiarato al Corriere della Sera che la famiglia ha ricevuto offerte per il gruppo ma non intende vendere. Ferragamo ha aggiunto che un accordo tra i membri della famiglia siglato in estate e valido per tre anni prevede che il CEO sia sempre un manager esterno e che anche la presidenza possa essere coperta da una figura esterna. Domani la casa fiorentina pubblicherà i dati al 30 settembre.
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TITOLI DEL GIORNO
Seduta molto movimentata venerdì per Telecom Italia che nella prima parte è passata per ben tre volte in asta di volatilità, due per eccesso di ribasso e una per eccesso di rialzo. La compagnia ha comunicato di aver chiuso i primi nove mesi del 2017 con utili in calo a 1,033 miliardi di euro da 1,495 miliardi nello stesso periodo del 2016. I dati sono però complessivamente in linea con le attese degli analisti. Il management conferma "in termini organici le guidance già prospettate per l’intero anno 2017 e per l’arco di Piano (crescita organica dell’EBITDA (low single digit) e generazione di cassa necessaria a ridurre il rapporto fra indebitamento finanziario netto rettificato ed EBITDA reported, che nel 2018 è atteso al di sotto di 2,7x)". Nella conference call con gli analisti l'a.d. Amos Genish ha escluso la cessione di Tim Brasil e raffreddat o le ipotesi di separazione della rete. Il venir meno di eventuali operazioni straordinarie e le incertezze legate all'arrivo a breve della concorrenza di Iliad in Italia potrebbero, secondo alcuni analisti, penalizzare il titolo. Segnaliamo che nel fine settimana il Sole 24 Ore ha scritto che l'Agcom non raccomanderà la separazione dall'importante asset. L'analisi del grafico di Telecom Italia evidenzia l'accelerazione ribassista di venerdì, con i prezzi scesi a testare il minimo di un anno fa circa a 0,6670 euro. Il titolo ha poi recuperato con veemenza ma lo scenario resta molto incerto. Una chiusura di seduta inferiore al livello citato anticiperebbe quasi inevitabilmente un affondo verso gli 0,6265 dell'state 2016, supporto decisivo per scongiurare l'ipotesi di riattivazione del movimento discendente in essere da circa due anni. Concreti segnali di forza solo con il ritorno in pianta stabile oltre 0,77/0,78, prologo a estensioni verso 0,81/0,82 in prima battuta.
Anima Holding reagisce alle flessioni delle tre sedute precedenti grazie ai dati dei primi nove mesi del 2017: l'utile netto si è attestato a 78,3 milioni di euro (+24% a/a) mentre l'utile netto normalizzato è stato pari a 90,4 milioni di euro (circa +3% a/a). Ieri Anima aveva comunicato che la raccolta netta nel mese di ottobre è stata negativa per circa 1,6 miliardi di euro "a causa del previsto deflusso, avvenuto nei primi giorni del mese, di mandati assicurativi a bassa redditività riferibili ad un unico cliente istituzionale per oltre 1,8 miliardi di euro". Senza questo evento straordinario la raccolta mensile è stata positiva per circa 245 milioni di euro. La posizione finanziaria netta al 30 settembre 2017 risulta positiva per 224,1 milioni (era di 192,9 milioni alla fine dell'esercizio 2016). Equita Sim prima della presentazione dei risultati del terzo trimestre aveva confer mato il giudizio "hold" con obiettivo a 7 euro. Gli analisti si aspettavano un utile netto in aumento nei tre mesi del 10% a/a a 27 milioni di euro e a 78 milioni di euro nei nove mesi e un utile netto rettificato in crescita del 7% a/a a 32 milioni di euro nei tre mesi e a 92 milioni di euro nei 9 mesi. Il titolo ha toccato un massimo intraday a 6,41 euro per poi stabilizzarsi in area 6,20, comunque al di sopra della chiusura di giovedì a 6,13 euro. Il rialzo delle ultime ore ha permesso di testare dal basso il forte ex supporto, ora resistenza, dei 6,28 euro, dove si collocano i minimi di agosto e di ottobre, che era stato violato l'8 novembre. Solo un ritorno stabile al di sopra dei 6,30 euro cancellerebbe i segnali di debolezza recenti lasciando sperare nel test a 6,65 euro della media mobile a 100 giorni, indicatore attorno al quale si è sviluppata l'attività dei prezzi durante tutto il mese di ottobre. La rottura di 6,65 sarebbe un segnale di forza interess ante che potrebbe anticipare il ritorno sui massimi di agosto a 7,31 euro. Sotto 5,895, base del gap rialzista dell'8 giugno, i recenti indizi negativi troverebbero invece conferma ed il titolo potrebbe scendere fino in area 5,20/25 almeno.
Seduta positiva venerdì per Fincantieri dopo la presentazione dei conti al 30 settembre in linea con gli obiettivi del Piano Industriale 2016-2020: ricavi in incremento del 10,7% a/a, EBITDA in crescita da 185 a 233 milioni di euro, EBITDA margin al 6,5% in aumento del 14% rispetto al 30 settembre 2016 (5,7%). L'indebitamento netto scende a 501 milioni da 615 milioni al 31 dicembre 2016. Da un punto di vista grafico si osserva una fase laterale che i prezzi hanno disegnato da quota 1,11, top di inizio mese, che si è estesa fio ai primi supporti a 1,03 circa. La reazione che nelle ultime sedute ha preso forma da questo livello dovrà spingersi stabilmente oltre area 1,10 per dare credibilità al movimento permettendo di puntare in direzione dei massimi di fine settembre a 1,18 euro. L’eventuale superamento di questa soglia aprirebbe poi spazi di salita verso nuovi record a 1,27 circa. N ella direzione opposta invece, possibile debolezza nel caso di discese sotto 1 euro, prologo a un affondo sui minimi di ottobre a 0,93 circa.
DATI MACRO ATTESI
Lunedì 13 Novembre 2017
00:50 GIA Indice prezzi alla produzione ott;
01:10 USA Intervento Harker (FOMC, Fed);
07:00 GIA Ordini macchine utensili preliminari ott;
08:00 GER Indice prezzi all'ingrosso ott.
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HEADLINES
Giappone: massa monetaria M2 cresce del 4,1% in ottobre
La Bank of Japan ha reso noto che la massa monetaria M2 è aumentata in Giappone del 4,1% annuo in ottobre, a 981.900 miliardi di yen, in linea con le attese degli economisti e contro il progresso del 4,0% di settembre (rivisto al ribasso dal 4,1% comunicato lo scorso mese), ma anche di luglio e agosto. La massa monetaria M3 è invece aumentata del 3,5% annuo contro il 3,4% del consensus e dei tre mesi precedenti.
Giappone: indice terziario in calo dello 0,2% sequenziale
Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria, in Giappone l’indice di attività del settore terziario ha segnato un declino dello 0,2% su base sequenziale in settembre, contro il calo dello 0,1% di agosto e del consensus (in luglio la lettura era invece stata per un progresso dello 0,1%). Su base annuale l’indice ha segnato un incremento dello 0,6% come in agosto (1% in luglio).
Giappone: indice Reuters Tankan cala a 27 punti in novembre
Frena in novembre la fiducia delle aziende manifatturiere del Giappone. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l’omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), è infatti calato nel mese in corso a 27 punti dai 31 punti di ottobre (25 punti in settembre), che erano il livello più elevato dai 31 punti registrati anche nel giugno 2007. Il sondaggio è stato condotto tra 547 aziende giapponesi medio-grandi (di cui 255 hanno risposto) nel periodo dal 26 ottobre al 7 novembre. La BoJ a inizio ottobre aveva comunicato la lettura relativa al terzo trimestre rivelatasi la più elevata dal pari periodo 2007.
Cina: ridotto limite a partecipazioni di investitori esteri
Per ora si tratta di soli due punti percentuali, ma la portata dell’annuncio di Pechino è stata giustamente paragonata da Bloomberg al Big Bang. Zhu Guangyao, viceministro delle Finanze cinesi, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che il governo sta lavorando a una riforma che, inizialmente, porterà dal 49% al 51% il limite alle partecipazioni che gli investitori esteri potranno detenere nelle joint venture finanziarie dell'ex Celeste Impero (istituti bancari e assicurativi, società che operano su titoli e future, asset manager). Ma la prospettiva è di rimuovere del tutto nel tempo anche tale soglia e di allentare i paletti anche per le società cinesi e non solo per le joint venture. L’annuncio, arrivato in contemporanea con il tour asiatico di Donald Trump, indubbiamente potrà essere visto come una vittoria per il presidente Usa.
Filippine: crescita export frena al 4,3% annuo in settembre
Secondo quanto comunicato da Philippine Statistics Authority (l’ente statistico di Manila), in settembre l’export dalle Filippine è cresciuto del 4,3% annuo, in deciso rallentamento rispetto al progresso del 9,4% di agosto (10,4% in luglio). Il dato è comunque in espansione per il decimo mese consecutivo. Le importazioni sono invece cresciute dell’1,7% annuo contro l’incremento del 10,5% di agosto (3,2% in luglio). Nei primi nove mesi del 2017 le esportazioni sono aumentate del 12,2% contro il progresso del 7,4% dell’import.
Filippine: Banca centrale lascia ancora i tassi al 3,00%
Giovedì il board per le politiche monetarie della Bangko Sentral ng Pilipinas (Bsp, la Banca centrale delle Filippine) ha mantenuto invariati al 3,00% i tassi d’interesse sui prestiti overnight, in linea con le attese. La Bsp ha sottolineato che le attuali politiche monetarie restano appropriate, a fronte di un ancora solido outlook per l’attività economica. Anche se l’inflazione ha accelerato recentemente a causa dei prezzi di benzina e utility è comunque attesa dentro al target del 2-4% che l’istituto ha per il biennio 2018-2019.
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