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venerdì 24 novembre 2017

Quando attaccare e quando difendere


Come reagisci quando ti trovi con dei certificates in portafoglio che stanno andando male?
Finora noi abbiamo raggiunto risultati a dir poco eccellenti su base annua grazie all’utilizzo dei certificates, ma tra le diverse operazioni messe in piedi, alcune non sono filate lisce come altre e anzi hanno richiesto attenzione per essere gestite e seguite come chiedevano per risolvere la soluzione o talvolta per ridurre i danni.
Questo testo ha proprio questo scopo: capire che tante volte va bene stare in attacco, ma altre volte bisogna avere la lucidità, la flessibilità e la velocità decisionale di cambiare ruolo all’occorrenza e andare ogni tanto a centro campo, altre volte in difesa e a volte sei proprio in porta a parare.
Nessuno è imbattibile e soprattutto nessuno può esimersi dalle regole intrinseche del mercato: la prima in assoluto è di cercare la soluzione che ha le maggiori probabilità di successo, ma la garanzia del successo dell’operazione non la può avere nessuno.
L’unica cosa che possiamo fare è imparare sempre più tecniche e strategie per stare in attacco (come ci piace) il più possibile, ma sapere anche ricoprire decorosamente gli altri ruoli, quando nell’arco dell’anno capitano situazioni che, volenti o nolenti, richiedono questa abilità, che deve diventare sempre più fluida.
Se sei già operativo sui mercati (se stai ancora studiando non vale, perché non hai ancora vissuto l’esperienza), ti sarà capitato, più o meno spesso, di incappare in qualche certificato che non fa proprio il suo dovere, anzi, ti sta dando preoccupazioni, perché non te lo aspettavi e pertanto ti ha colto impreparato.
Per quello che mi riguarda, scriverò qui solo quello che ho fatto io PUBBLICAMENTE in questi ultimi 2 anni per gestire correttamente le situazioni sfavorevoli.
Quando mi sono trovato in difficoltà, sono partito avvantaggiato rispetto a tanti altri, perché ogni volta che apro una posizione, questo lo ribadisco sempre ai miei Allievi più vicini, ipotizzo subito più scenari plausibili con relative contromosse.
Il fatto che l’operazione primaria possa andare male è un concetto base col quale dovete familiarizzare fin da subito, fino a renderlo il più naturale possibile, così che non vi colga troppo di sorpresa, quando inevitabilmente di tanto in tanto si ripresenta.
Voi dovete lavorare sulla frequenza di questi casi negativi, perché la vostra abilità sta nel diventare sempre più capaci di lavorare con le probabilità a favore. Alla lunga, vi garantisco, strapaga!

Prima lezione:

se si temono forti ribassi del sottostante non c’è copertura che tenga, occorre vendere in perdita
E’ un po’ cruda, ma partiamo dalla lezione più cattiva.
Ci sono delle volte, le peggiori in assoluto, in cui si verifica un evento che non avevate proprio considerato, neanche in sede di valutazione dei rischi e costruzione delle opportune coperture.
Pazienza, fa parte del gioco e può succedere, soprattutto se si è ancora acerbi.
A volte si perde, si incassa la perdita e non appena sii torna lucidi si ricomincia altrove.
In fondo, se sono state rispettate le regole base, non si ha compromesso troppo il capitale e quindi anche lo stress dovrebbe essere contenuto. Ovvio che se hai messo più della metà del capitale, il problema non è la dinamica che ha preso il certificato, ma il fatto che a monte hai completamente sbagliato la cifra, qualunque fossero le premesse di gloria!
Bisogna sempre fare i conti con la cifra investita che deve essere corretta per i proprio nervi, questo è l’unico consiglio che mi sento di darvi, perché non c’è tabella di money management sufficientemente personalizzata che tenga, quando si stanno perdendo soldi.
E ognuno è fatto a modo suo, non ha senso suddividerci in astratte categorie e tipologie: ognuno ha il proprio background, ha il proprio sistema di valori guida, ha le proprie credenze, le proprie paure, ha la propria condizione familiare, sociale e professionale. Pertanto ognuno ha una personalissima soglia di tolleranza al dolore, che nessun algoritmo potrà mai prevedere e prestabilire con certezza.
Conosco milionari che vanno in paranoia se perdono un migliaio di euro e altri con capitali molto più modesti che prima di svegliarsi ed intervenire, devono vedere un -50%!
Vedete che non è la cifra a disposizione l’unica variabile, e non è neanche la più importante, a stabilire la soglia di tolleranza.
Da quando è nato il servizio GB ALERT Certificates, il servizio di formazione operativa per i miei Allievi più preparati, formazione che prevede la pubblicazione in tempo reale delle mie operazioni, così da affiancare alla formazione didattica anche esempi concreti di operatività, ci sono state poche volte in cui i certificates scelti mi hanno fatto tribolare, però alcuni ci sono stati e alcuni sono stati più antipatici di altri.
Di seguito commento le operazioni che ho fatto quando ho dovuto battere in ritirata e passare alla svelta in difesa.
Non è che puoi essere sempre Maradona sul campo, prima lo accetti e meglio è.

1) La prima volta è stata con un’operazione su SAIPEM nel giugno 2015.
Avevo il Maxi Runner che sembrava una figata pazzesca, ma appena sono uscite le voci di un possibile aumento di capitale, che poi, anche se smentito, è puntualmente arrivato dopo 6 mesi (mi sono bastate le voci e Saipem valeva ancora 10€), sono uscito in leggera perdita alla velocità della luce, perché sapevo che quei prezzi non sarebbero durati a lungo.
In questo caso era uscita una notizia che ha cambiato le carte in tavola rispetto a quando ero entrato sul maxi runner e quindi non potevo stare a guardare se stavo guadagnando o perdendo. Dovevo uscire e basta.
Non a caso, quella lieve perdita è stata ampiamente recuperata dal Reverse preso subito dopo, con il quale ho cavalcato il ribasso del titolo fino alla fine dell’aumento di capitale, momento in cui mi sono rimesso al rialzo sul titolo, ma rigorosamente DOPO l’adc, non coi prezzi ante adc! C’è una differenza abissale!!!
Chi ha tenuto il Muxi runner ha perso anche fino all’80% e tutto per non avere voluto accettare una piccola perdita iniziale, quando era chiara la direzione che avrebbe preso il titolo e quando la perdita era assolutamente recuperabile.
Gli aumenti di capitale è vero che sono molto complessi, ma non è richiesto che tutti li snocciolino con la facilità con cui lo faccio io dopo che in  30 anni  ne ho fatti un’infinità, però dovrebbe essere quanto meno obbligatorio e doveroso che le macro regole vengano insegnate, perché c’è gente che non vive realmente la Borsa ma che magari ha qualche azione, di cui però non percepisce il pericolo e non controlla in maniera sufficiente. Se capita che sul titolo posseduto parta un aumento di capitale, non conoscere questa cosa può portare a perdere anche buona parte dei risparmi di una vita, come succede purtroppo pressoché regolarmente anche in questi giorni con Carige, Creval ed Astaldi (perdite del 50% in poco più di una settimana).
Quello che mi stupisce è che ho visto alcuni professionisti, che personalmente stimo, prendere un abbaglio stratosferico, sottovalutando l’arrivo dell’aumento di capitale. Chiunque sia rimasto long con qualunque strumento su Saipem da giugno 2015 a gennaio 2016 ha fatto un autentico bagno di sangue, ed anche tra gli esperti io sono stato uno dei pochi che ha utilizzato l’unico certificato reverse in circolazione ai tempi.
Mi ricordo anche di essere intervenuto ad un convegno per allertare il pubblico a fare attenzione, in quanto un Emittente stava proponendo proprio dei certificati su Saipem, evidentemente ignaro che da lì a poco sarebbe successo il finimondo.
Ecco, io mi faccio i miei di solito perché ci tengo a campare fino a 100 anni, ma quando sento queste cose devo intervenire, perché non c’entra niente quanto la struttura è fatta bene, il problema caro Emittente è che stai sfrecciando in autostrada nella corsia opposta e qualcuno bisogna che te lo dica!

2) La seconda volta che mi è capitata è stata con Bpm, nel maggio 2016
Avevo un Worst Of su Pmi con cedole 12% garantite per due anni; ho venduto call per mesi abbassando di molto prezzo di carico ma, appena è uscita la notizia dell’adc, anche se non avevo ancora recuperato tutta la perdita, anche questa volta me la sono data a gambe levate e ho venduto, incassando anche in questo caso, come prima con Saipem, una perdita contenuta, anch’essa recuperata totalmente, sullo stesso titolo, comprando un Bonus su BP l’ultimo giorno dell’aumento di capitale, rivendendolo in due giorni e realizzando una performance del 20%.
Vedete, se c’è da uscire, è inutile che state lì indecisi a fissare il monitor e a pretendere che vada ancora un pochino su, perché così vi fa stare bene l’idea di “averla avuta vinta”, almeno una manche.
Se bisogna uscire perché ci sono informazioni incontrovertibili, ci si tappa il naso e si strappa il cerotto.

Seconda lezione
Se il sottostante/i è sceso tanto, mai mediare

Vedo in questi casi fare errori inaccettabili, come fare media, quando invece bisogna subito sostituire il prodotto con altri che abbiano anche il medesimo sottostante, ma che beneficiano della struttura stessa del certificato (trascorrere del tempo) e danno più tranquillità nel recuperare il capitale.
3) La terza volta di quando mi sono ritrovato in perdita su un certificato è stato a inizio 2017
Avevo un certificato con dentro Saipem e Mediaset, ho incassato 4 cedole del 2% e cominciato a venderci call ben prima che Saipem scendesse sotto il trigger cedola.
L’utenza che ci segue costantemente è composta da chi vuole fare le opzioni e da chi no.
Io uso le opzioni, tanto e da sempre, però capisco che chi non l’ha mai fatto può continuare a non volerle fare, anche perché il suo broker non glielo permette, quindi ho deciso quest’anno di splittare il servizio GB ALERT Certificates in 2 versioni, entrambe rendicontate: una che preveda l’utilizzo delle opzioni per l’utenza più esigente ed allenata e l’altra che non prevede l’utilizzo delle opzioni, con tutte le conseguenze del caso, perché a volte vanno meglio operazioni grazie proprio alle opzioni ed altre volte invece si rivelano essere uno svantaggio ed è normale che sia così, visto che le opzioni sono uno strumento molto importante, che per forza genera una forte differenza se c’è o non c’è nei portafogli.
Per i miei utenti che gestivano questo certificato CON le opzioni, ho deciso di uscire quando il rischio diventava su due titoli, ossia non potevo vendere call su Saipem e rischiare che questa risalisse (come poi è successo), ma il certificato no (come poi è successo) complice il ribasso contestuale di Mediaset.
Chi invece lo gestiva SENZA opzioni, ha venduto il certificato in perdita di 12 punti a 800 (12 punti in quanto 8 li aveva incassati di cedole) ed è passato su un certificato Bonus Cap, che scadrà a fine anno ma che oramai ha raggiunto il cap, permettendo  il totale recupero della perdita.
Penso che dare la possibilità di scelta ai nostri Allievi di formarsi sullo strumento che vogliono con questo grado di accuratezza e di profondità, addirittura seguendo la stessa operazione contemporaneamente tenendo conto delle opzioni o meno, sia stata un’operazione vincente per tutti: le persone hanno potuto scegliere secondo le proprie preferenze e le proprie attitudini ed anche noi ne abbiamo beneficiato perché inevitabilmente una qualità del genere non è passata inosservata e quindi abbiamo ulteriormente incrementato il nostro seguito.
4) Veniamo al quarto caso: a giugno 2017 avevo il Reverse su Banco BPM emesso da Unicredit che ad agosto ha violato la barriera intraday
 La barriera intraday ricordatevi che è una insidia molto pericolosa che dovete valutare bene quando scegliete un certificato piuttosto che un altro.
Quando ha violato la barriera, quindi si è trasformato immediatamente in un semplice benchmark del titolo, ho sostituito subito questo certificato con quello con barriera non violata scadente l’anno dopo, con il quale potevo recuperare la perdita, anche solo se Banco BPM fosse rimasta fermo, cosa puntualmente avvenuta.
Un atteggiamento passivo davanti alla violazione di una barriera non è mai una cosa saggia.
Anche se non si sa cosa fare, se vi capita, non prendete sottogamba la cosa, perché oltre ai soldi, la risorsa più preziosa che perdete è il TEMPO.
Se fossi rimasto fermo sul primo certificato, il tempo sarebbe passato comunque, ma io non avrei recuperato.
Attivando il cervello ed assumendomi la responsabilità dei risparmi in pericolo, ho potuto trovare un certificato che aveva caratteristiche tali per cui sarebbe stato possibile il recupero con probabilità molto più elevate che rimanere fermo.
Adesso onestamente alzi la mano a chi gliene frega qualcosa se in portafoglio hanno il certificato A o il certificato B.
Se con B ottimizzo decisamente le probabilità di recupero (che in questo caso è un successo, visto che c’è stato un incidente di percorso che mi ha fatto diventare momentaneamente da punta a difensore), ovvio che SOSTITUISCO A CON B ed anche qua il prezzo corrente è una variabile che conta zero in questo contesto, quindi non la controllo neanche.
5) Il quinto caso, per amor di trasparenza, lo sto vivendo proprio adesso a novembre 2017, perciò non so scrivere adesso come andrà a finire.
Vi aggiorno solo in tempo reale di una delle operazioni che ho adesso in portafoglio, insieme a diverse altre, ma questa ha una valenza didattica importante.
D’altronde si impara quando si sbaglia, non quando si vince giusto? Quindi quelle giuste vanno per la loro strada che non hanno bisogno di supporto, per lo meno adesso, mentre questa è diciamo sotto terapia.
Sul violento ribasso di Nokia, ho preferito vendere il DE000CZ44Y72 a 650 (dopo aver incassato 250 punti di maxicedola) e l’ho sostituito con DE000CZ448R3, con una struttura simile al precedente, ma nettamente migliore del precedente.
Caratteristiche principali del DE000CZ448R3:
  • Emissione: 14 novembre 2017
  • Emittente: COMMERZBANK
  • Tipologia: PHOENIX AUTOCALL WORST OF
  • Sottostanti:, NOKIA con prezzo strike di 4,268, UNICREDIT con strike di 16,59, ENEL con strike di 5,33,FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES con strike di 14,68 e TELECOM ITALIA con strike di 0,7245.
Il regolamento del certificato prevede il pagamento di una maxi cedola del 22% l’11 dicembre 2017, a patto che nessuno dei 5 titoli che compongono il basket abbia perso il 90% dal prezzo iniziale (quindi si può dire che è praticamente certa).
Successivamente le cedole avranno cadenza trimestrale a partire dal 16 maggio 2018 e saranno pari all’1,5% del nominale, che diventa un 2% sul prezzo post cedolone dell’11 dicembre, a patto che nessuno dei 5 titoli sottostanti perda più del 20% dal prezzo strike.
Già a partire dal 9 maggio e per tutte le date di rilevazione successive, se i 5 sottostanti saranno sopra il prezzo di partenza, il certificato sarà rimborsato a 1000; se non dovesse mai essere rimborsato in anticipo, la scadenza naturale è prevista nel novembre del 2022, quando sarà sufficiente che i 5 sottostanti siano sopra al livello barriera posto al 60% del prezzo iniziale per avere diritto al rimborso a 1000.
In caso invece il sottostante peggiore abbia perso più del 40% dal suo prezzo iniziale, il rimborso a novembre 2022 avverrà decurtando la stessa performance negativa dal prezzo iniziale di 1000.
Questo certificato vale oggi 995 e potenzialmente offre un guadagno del 24% se rimborsato a Maggio 2018 (48% su base annua), che diventa oltre l’11% su base annua, se arriva alla scadenza naturale nel Novembre 2022 (considerando che l'investimento di fatto è di 775).
La maxi cedola incassata a dicembre permette di compensare eventuali minusvalenze presenti in portafoglio e fa diventare il certificato più difensivo: si rimane investiti con 775 euro (995 – 220 di cedola), su cui si incassano 60 euro annui di cedole trimestrali che, se tutte pagate, portano il prezzo di carico finale poco sopra i 450 euro.
DE000CZ448R3 è quindi OTTIMO per sostituire certificati in portafoglio con Nokia a prezzi strike molto più elevati, come il DE000CZ44Y72 o il FR0012768992.
Anche se si perdono 14 punti sul vecchio certificato, sostituendolo si è decisamente più tranquilli e posizionati in maniera favorevole in quanto a probabilità di recupero.
Se vendo il DE000CZ44Y72 a 610 (io l'ho già venduto a 650) e compro questo a 995 (775 post cedola), è come se avessi pagato il nuovo certificato post cedola 995-220+140 (la perdita realizzata sul Y72)  = 915.
Se viene rimborsato 1015 a maggio 2018 (stessa scadenza dell'autocallable del Y72, ma molto più probabile), avrò ottenuto un buon guadagno.
Se non rimborsa, ma paga le cedole, si potrà contare su un rendimento di quasi l’8,25% annuo, che è sempre meglio che rimanere incastrato su Y72 senza cedole (può sempre rimborsare 1000 a scadenza, anche se non paga le cedole, ma è decisamente più rischioso, perché parte da uno strike di Nokia pari a 5.59€ e non pari a 4.268€).

Terza lezione
Avere il certificato di scorta così da intervenire prima che si vada troppo vicini alla barriera

Faccio l’esempio su un titolo che piace, ma su cui c’è poco materiale sul mercato: TESLA
Io ho utilizzato questo di Banca Imi  IT0025262388 che paga cedole trimestrali del 2,5% con strike a 375,95 e barriera discreta al 75% posta a 281,9625.
Ora che dista un 10% dalla barriera è diventato un po’ pericoloso (personalmente ci ho venduto una call ma Tesla ha le call pesanti, visto che 100 azioni sono 32000$).
Può dunque convenire passare su un altro prodotto con barriere più lontane, come quello di Unicredit  DE000HV4B9W5 con strike 377,49 e barriera al 60% posta a 226,494 (paga però solo cedole dell’1% semestrale con un premio se rimborsa anticipatamente di 5 punti) ma risulta essere in sold out, visto che l’Emittente ha venduto tutti i prodotti emessi (quasi 30 milioni di euro, a dimostrazione che Tesla è un titolo molto ricercato).
Il mio prediletto su Tesla però è il DE000CZ448W3 (scadenza 2 anni) di Commerzbank che ha strike a 330 e barriera a 231 e paga cedole del 2,5% trimestrali e quota intorno ai 1000 punti (su questo titolo è per me il miglior certificato in circolazione)
Visto che siamo in un momento critico del mercato (primi ribassi dopo una corsa durata quasi tutto l’anno), penso sia opportuno fare questi discorsi: pensare ad investire bene e con prudenza la liquidità e soprattutto gestire MOLTO BENE la situazione in essere, visto che sono questi i momenti di mercato dove si rischia di inficiare il risultato dell’anno (ripeto ancora una volta: ricordate lesson n.2: MAI FARE MEDIE).
Vi ho dimostrato che si sbaglia in Borsa, seppur con tutte gli accorgimenti del caso, ma se metabolizzate bene le 3 lezioni (vendere in perdita quando escono informazioni che cambiano le carte in tavola, mai mediare e avere fin da subito un “certificato di scorta” o comunque un piano B), nulla vi può cogliere impreparati.
Di sicuro non potete permettervi di aspettare e rimanere come dei pesci lessi davanti a uno strumento quando di fianco ce n’è un altro che lo batte su tutti i parametri.
Per saperne di più su come gestire posizioni in sofferenza, partecipa al prossimo webinar gratuito che terrò lunedì 27 novembre alle ore 18,00 sul sito www.gbinvesting.comper il quale è richiesta solo la registrazione al sito.

Un saluto a tutti

Giovanni Borsi 
GB INVESTING
Autore: Staff Gbinvesting

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