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lunedì 6 novembre 2017

Paradise Papers: ecco i nuovi segreti fiscali dei potenti


Ministri chiave del governo di Donald Trump, da Wilbur Ross al Segretario di Stato Rex Tillerson. Grandi multinazionali come Nike e Apple. Ma anche star della musica del calibro di Bono Vox e Madonna e persino re e regine, da Noor di Giordania alla sovrana britannica Elisabetta II.
Sono solo alcuni dei nomi emersi dalle carte dei Paradise Papers, un nuovo scandalo fiscale che a un anno e mezzo dalla diffusione dei Panama Papers rivela ulteriori dettagli sulle tecniche con cui l'elite finanziaria globale sfugge alle tasse.

Le nuove carte

Come per la precedente inchiesta, anche la nuova lista di uomini d'affari, politici e vip impegnati ad aggirare il fisco è frutto di una analisi di milioni di documenti "leaked" finiti nella redazione del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, che ne ha affidato anche in questo caso l'analisi alla rete di 200 giornalisti di oltre 70 Paesi che fanno parte dell'International Consortium of Investigative Journalists, lo stesso che gestì la pubblicazione dei Panama Papers nell'aprile del 2016.
Alla base della nuova indagine ci sono 13,4 milioni provenienti principalmente da due società specializzate nella gestione di società offshore: Asiaciti Trust, un gruppo con quartier generale a Singapore, e soprattutto Appleby, una rete di consulenti legali con sede alle Bermuda e una decina di filiali in altrettanti paradisi fiscali,
I dati, il cui studio è stato affidato a giornalisti di alcune delle principali testate al mondo, dal New York Times al Guardian (per l'Italia se ne occupa il gruppo L'Espresso) coprono un periodo che va dal 1950 al 2016 e aprono ancora una volta ampi squarci su una industria, quella dell'offshore, che come scrive Le Monde è "in perenne trasformazione per trovare, all'interno delle legislazioni degli Stati, delle falle che permettano di aggirare le regole e sfuggire a tasse e imposte".

Gli investimenti della corona

Tra i casi che stanno suscitando più clamore c'è quello che riguarda tocca la casa reale britannica.

Stando ai documenti rivelati dal Guardian, partner britannico del consorzio di giornalisti, profitti per una decina di milioni di sterline provenienti da proprietà private della sovrana inglese sarebbero stati convogliati verso alcuni veicoli finanziari con sede alle isole Cayman attraverso il Ducato di Lancaster.
Niente di illegale, forse.
Ma provoca imbarazzo il fatto che per più di dieci anni ingenti somme sarebbero state investite attraverso una catena di scatole offshore anche in catene commerciali come Threshers e BrightHouse, ripetutamente al centro in passato di casi di sfruttamento di lavoratori e famiglie povere.
In un comunicato, il Ducato di Lancaster ha negato di stato informato dai promotori finanziari incaricati della gestione degli investimenti che una parte delle somme sarebbero finite in quelle società.

Nuovi particolari sui legami tra i russi e la cerchia di Trump

Altro filone dell'inchiesta sul nuovo scandalo finanziario che promette sviluppi è poi quella che riguarda diversi personaggi di spicco dell'amministrazione USA.

Nelle carte dei Paradise Papers infatti spuntano i nomi di Gary Cohn, consigliere economico di Trump, del Segretario di Stato Rex Tillerson, e del Segretario al Commercio Wilbur Ross.
Più sfumata la posizione dei primi due: di Cohn si parla in relazione a 22 entità societarie con sede alle Bermuda, nelle quali il consigliere di Trump avrebbe mentre era ancora un manager della Goldman Sachs; quanto a Tillerson, il suo nome viene messo in relazione con una joint venture con il governo dello Yemen, con sede sempre alle Bermuda, creata quando il ministro era ancora un manager della Exxon Mobil.
Più delicata è invece la posizione del misistro del commercio.

Ross avrebbe infatti mantenuto anche dopo essere diventato membro dell’amministrazione Trump dei legami d'affari, conservando in particolare una quota di partecipazione in una società di trasporti marittimi, con un oligarca russo soggetto a sanzioni internazionali, Gennady Timchenko, e con il genero di Vladimir Putin, Kirill Shamalov.

 


Politici e finanzieri

La schiera dei politici americani coinvolti è però bipartisan.

C'è infatti ad esempio il democratico Wesley Clark, ex generale dell'esercito Usa che viene citato come amministratore attraverso società offshore di una società di gioco d’azzardo.
E ci sono poi i grandi nomi della finanza e dell'industria: da George Soros a Paul Allen, co-fondatore di Microsoft insieme a Bill Gates, che risulta negli elenchi di Applebly legato a un investimento yacht e sottomarini.

Gli investimenti russi in Facebook e Twitter 

Dalle carte emergono anche altri legami tra la cerchi di Trump e il Cremlino: due società russe a controllo pubblico hanno ad esempio negli anni passati investito in Facebook e Twitter attraverso un socio in affari di Jared Kushner, l'imprenditore russo Yuri Milner.
Stando a quanto emerso finora dall'inchiesta, i vertici di Facebook e Twitter non erano a conoscenza del fatto che Milner gestisse gli investimenti per conto della banca statale VTB del colosso energetico russo Gazprom, entrambe società  oggetto di sanzioni internazionali.

Bono Vox

Anche alcune star citate nell'inchiesta.

Il cantante degli U2 Bonno Vox è stato fino al 2015 co-direttore e socio di minoranza di una società con sede a Malta che ha investito nel 2007 in un centro commerciale in Lituania: anche se si tratta di un'operazione legale e l'isola non è annoverata formalmente tra i paradisi fiscali, l'escamotage ha consentito notevoli risparmi fiscali. 
C'è anche la cantante Madonna.
Lo studio Appleby avrebbe gestito per conto della cantante che gestisce società offshore coinvolto nell’indagine. Madonna possiede non direttamente delle azioni in una società di forniture mediche.
Le varie testate impegnate nella diffusione dei documenti annunciano che si tratta solo di una prima presentazione di documenti che verranno più diffusamente presentati nei prossimi giorni. 

Fonte: News Trend Online

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