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mercoledì 15 novembre 2017

Padoan: ridurremo il debito pubblico in maniera aggressiva


La situazione sui mercati si fa pesante. A cominciare da Tokyo dove il Tapix, indice meno conosciuto del Nikkei, ha dovuto accusare un calo del 2%, calo che ha coinvolto anche il più famoso Nikkei a -1,6%; una debacle verificatasi anche a causa di un Pil che, per quanto in positivo (+0,3% sul terzo trimestre) è comunque inferiore rispetto a quanto registrato nei tre mesi precedenti mentre su base annua il saldo è positivo dell'1,4%.
Guardando le singole voci si nota che le esportazioni continuano a supportare la crescita mentre la produzione industriale è in calo: numeri alla mano per l'export si parla di +1,5% da luglio a settembre e per quanto riguarda la produzione industriale di settembre si parla di un - 1% su settembre rispetto ad agosto ma in ottica annuale (rispetto cioè al settembre del 2016) il risultato è di +2,6%.

La view di Padoan

Intanto in un'intervista rilasciata alla Cnbc, il ministro delle finanze Pier Carlo Padoan ha assicurato sulla tenuta del settore bancario, grazie soprattutto alla serie di provvedimenti presi dal suo governo per risanare la situazione degli istituti e per gestire il nodo più importante, quello delle sofferenze che ammontano a oltre 300 miliardi di euro, ma soprattutto, ha dichiarato, che la riduzione del debito sarà aggressiva.

Intanto Banca d'Italia lo ha confermato in via ufficiale, per settembre, a 2.283,7 miliardi, in aumento di 4,4 miliardi sul mese precedente. L'aumento è dovuto, spiegano da Via Nazionale al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (16,5 miliardi). Lo stesso ottimismo di Padoan, che ricorda come la fiducia sui titoli di stato italiani da parte degli investitori internazionali è intatta, è condivisa anche da Standard & Poor's secondo cui l'economia italiana "sta mostrando positivi segnali di ripresa anche se visti i sei anni di fermo, il recupero sarà probabilmente lungo".

A dare una mano alal crescita del Pil tricolore, seocndo l'agenzia di rating, anche l'aumento degli investimenti a sua volta favorito dagli incentivi fiscali e dalle rassicurazioni sullo stato di salute delle banche. Ma a quanto pare le parole del ministro non sembrano tranquillizzare il mercato che poco prima delle 13.30 viaggia a -1,15%. 

Quando Piazza Affari era sopra i 50mila punti 

Era il marzo del 2000 e Piazza Affari toccava i 50.108 punti.

Oggi i 23 mila sembrano un miraggio che, dopo essere stato afferrato, è scivolato via quasi immediatamente. Vista così, la parabola del Ftse Mib sembra essere partita male, ancora di più se si guarda a quel -1% che si è visto poco prima delle 11; ma dal momento che la vita è solo una questione di punti di vista, basta cambiare quest'ultimo e accorgersi del fatto che da gennaio il mercato italiano a registrato un vantaggio del 20%.
Eppure alcuni grandi nomi del mercato tricolore non sembrano essere apprezzati da amministratori, manager, dipendenti e soci del gruppo che hanno preferito vendere. Nella speciale classifica, infatti, se si guarda a nomi come Enel, Atlantia e Telecom, non si registrano acquisti e nel caso dell'ex monopolista telefonico, la situazione da parte degli internal dealing è assolutamente piatta.

Negativo addirittura il bilancio di Intesa dove negli ultimi 12 mesi si è preferito vendere. 
Fonte: News Trend Online

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