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venerdì 24 novembre 2017

Mercati Usa - Un Thanksgiving dorato

La piu' importante festivita' pagana statunitense, insieme alla celebrazione per l'indipedenza e' l'occasione, a mercati chiusi, per redigere un bilancio del 2017 e concentrarsi sulle prospettive sia del mercato che dell'economia nell'anno futuro.
L'imprevista elezione di Trump ha portato una euforia altrettanto inattesa sui mercati azionari trascinando tutti gli indici ad una serie di record aggiornati quasi quotidianamente.
Tuttavia, il guadagno dello S&P500 del 16% da inizio anno, umiliato dal Nasdaq salito oltre il 20%, si scontra con una crescita domestica ancora modesta che stenta a superare il 2% annuo.
In aggiunta, la pluralita' delle principali riforme proposte dalla nuova amministrazione repubblicana, sia in campagna elettorale che nel primo anno di governo non sono ancora state approvate o sono gia' naufragate come quella sanitaria.
In definitiva e' stata l'aspettativa di una nuova riforma fiscale ad innescare questo rialzo del tutto imprevisto, in quanto al culmine di un mercato toro che il prossimo marzo raggiungera' i nove anni e rischia di diventare il piu' longevo della storia borsistica a stelle e strisce.
Sono ormai quasi due anni, dal febbraio 2016, che sia lo S&P500 che il Dow Jones non sperimentano una correzione superiore al tre per cento.
Il rialzo progressivo dei tassi di interesse non e' riuscito, infatti, a calmierare la furia rialzista del mercato azionario, in quanto l'eccessiva liquidita' frutto delle manovre ultra espansive della Federal Reserve continua a sostenere l'
inflazione degli attivi finanziari.
I livelli raggiunti dallo S&P500 ad inizio settimana hanno gia' ampiamente superato i target di tutte le principali banche di affari anche per il 2018.
In aggiunta, gli utili delle societa' quotate sembrano avere raggiunto in molti casi dei picchi difficilmente migliorabili.
L'anno in corso ha evidenziato un ritorno significativo alla redditivita' delle principali aziende, dopo due anni e mezzo (9 trimestri circa) di continuo declino degli utili.
IL MERCATO e LA FED
Le prospettive e la salute di Wall Street continuano ad apparire rosee ed ancora non si vedono i segnali per alcun deragliamento della locomotiva cosi' ben lanciata verso continui record.
Anche nell'ultima riunione del FOMC, diversi membri della Federal Reserve hanno ribadito le preoccupazioni per le eccessive valutazioni ormai raggiunte dal mercato azionario, segnalando anche il rischio di un impatto non indifferente sull'economia nel caso di una forte correzione.
L'eccesso di liquidita' che ancora pervade i mercati finanziari resta, infatti, la principale fonte di alimentazione di questo incredibile rialzo. La situazione forse non e' ancora fuori controllo, ma e' sicuramente sfuggita di mano alle autorita' monetarie che poco possono fare per smontare la bolla al di la' del lancio di qualche avvertimento. Alzare i tassi di interesse in modo repentino potrebbe avere un impatto molto negativo su una economia che ancora cresce alla meta' del suo potenziale, malgrado sia stata sostenuta in questo ultimo decennio dall'abbassamento dei tassi di interesse a zero e allagata da 3,5 trilioni di dollari di liquidita' immessi nel sistema dalla stessa Federal Reserve.
Quest'ultima sta facendo lentamente marcia indietro cercando di 'normalizzare' la sua influenza, anche se con un percorso ancora troppo lento.
Ci sono, inoltre, ancora i buybacks che hanno superato il mezzo trilione di dollari annui e l'aggiustamento degli utili, in funzione delle previsioni degli analisti, che continueranno a dare sostegno e benzina al mercato anche nel 2018.
In queste condizioni, lo S&P500 a quota 3.000 non e' piu' solo un miraggio, ma diventa un obiettivo ormai realmente  raggiungibile.


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