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lunedì 27 novembre 2017

Ma chi ci capisce qualcosa dell’informazione finanziaria?

 
Conoscenze limitate e distorsioni cognitive incidono sulla comprensione dell’informativa sui prodotti finanziari. Va dunque ripensato il concetto di chiarezza dei documenti informativi. Così come va valorizzato il supporto del consulente.
Rischi incompresi
Il terzo Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane della Consob dedica un approfondimento all’attitudine degli investitori a fruire dell’informativa finanziaria di prodotto.
La rilevazione mette in luce come siano scarsamente comprese talune dimensioni del rischio ricorrenti nei documenti informativi: la percentuale di risposte corrette alle domande su rischio di mercato, credito e liquidità oscilla infatti tra il 10 e il 18 per cento ed è di gran lunga inferiore al dato registrato per altri concetti definiti “di base” (figura 2.1 del Report). E le conoscenze percepite spesso sopravvalutano quelle reali (cosiddetto upward mismatch; figura 1).
Figura 1 – Disallineamento tra conoscenze reali e conoscenze percepite
Fonte: Consob, 2017
La difficoltà nella lettura dell’informativa finanziaria si lega alla scarsa dimestichezza con le caratteristiche dei prodotti più diffusi: il 20 per cento dei decisori finanziari (il 15 per cento degli investitori) afferma di non conoscerne nessuno e il restante 80 per cento dichiara di conoscere prevalentemente depositi bancari, titoli di stato e obbligazioni (Sezione 2 del Report).
Quanto alla capacità degli intervistati di valutare la rischiosità di prodotti che vorrebbero inserire nel loro portafoglio, i dati mostrano che oltre un terzo non è in grado di ordinare per livello di rischio azioni e obbligazioni. Il 59 per cento degli intervistati che affermano di preferire una composizione di portafoglio a prevalenza azionaria ritiene che le azioni siano meno rischiose delle obbligazioni, mentre il 40 per cento di coloro che scelgono un portafoglio bilanciato non sa indicare il livello di rischio degli strumenti indicati (figura 2). Non si possono quindi ritenere attendibili le misurazioni della propensione al rischio basate sulle preferenze espresse dagli intervistati, se non sono accompagnate da una contestuale verifica delle loro conoscenze.
Figura 2 – Preferenze verso il rischio e consapevolezza del rischio
Fonte: Consob, 2017
Un ulteriore elemento di complicazione si collega alle instabilità delle preferenze verso il rischio, che variano in base alle modalità di presentazione dell’informazione (cosiddetto framing effect, Daniel Kahneman e Amos Tversky ; per il caso italiano si veda Monica Gentile, Nadia Linciano, Caterina Lucarelli e Paola Soccorso), nonché in funzione dello scorrere del tempo e della fase di mercato.
In particolare, nel campione Consob, poco più del 30 per cento degli intervistati si dichiarano avversi ovvero propensi al rischio a seconda che il frame delle opzioni di scelta si riferisca, rispettivamente, al dominio dei guadagni o delle perdite. In un terzo dei casi, inoltre, le preferenze variano rispetto all’orizzonte temporale considerato, suggerendo una tendenza alla procrastinazione che può influenzare la qualità delle scelte finanziarie (Sezione 2 del Report).
La comprensione corretta dell’informazione finanziaria sembra, dunque, dover superare un percorso a ostacoli. Ma in quanti leggono l’informativa di prodotto? Più del 40 per cento degli investitori, secondo il Rapporto Consob, prevalentemente in autonomia (25 per cento) o con il supporto di familiari e amici (10 per cento) e, solo in via residuale, con l’aiuto del consulente (8 per cento; figura 3). Tra i restanti intervistati, il 28 per cento non consulta i documenti informativi perché si affida a un professionista oppure perché teme di non essere in grado di utilizzarne il contenuto, mentre il 29 per cento non risponde. La propensione a consultare l’informativa è meno pronunciata tra chi ha minori conoscenze finanziarie e coloro che paiono esposti all’effetto framing.
Cosa accade se non si riesce a comprendere le caratteristiche dei prodotti pur avendo consultato i relativi documenti informativi? Il 50 per cento degli individui non investe: la percentuale sale tra coloro che possiedono un livello più elevato di conoscenze finanziarie e tra coloro che non sono inclini all’effetto framing. Il 27 per cento dei decisori finanziari, invece, investirebbe in ogni caso, incentivati dalla fiducia nel consulente e dalla buona reputazione dell’intermediario, mentre un quarto degli intervistati non si esprime (figura 4).
Figura 3 – Attitudine verso l’informativa finanziaria
Fonte: Consob, 2017
Figura 4 – Informativa finanziaria e decisione di investimento
Fonte: Consob, 2017
I risultati del Rapporto Consob sottolineano ancora una volta la necessità di potenziare le capacità di fruizione dell’informativa finanziaria da parte dei destinatari. La semplificazione dei documenti informativi in atto (Esas Joint Committee, 2014) può aiutare, ma non è tutto. In attesa della Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale e dei suoi effetti, restano centrali l’interazione tra cliente e intermediario nonché il ruolo del consulente, al quale gli orientamenti Esma del 2016 richiedono non solo la capacità di mettere a confronto le caratteristiche dei prodotti offerti per selezionare quello più adatto all’investitore, ma anche quella di spiegarle efficacemente, affinché questi possa compiere scelte consapevoli.
Di Nadia Linciano e Paola Soccorso
Ufficio studi economici, Consob. Il presente intervento riprende e sviluppa alcuni temi documentati nel Report Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, curato da Nadia Linciano, Monica Gentile e Paola Soccorso. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano in alcun modo l’Istituzione di appartenenza.

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