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mercoledì 15 novembre 2017

Luigi XIV ha fondato lo stato-nazione... ma come e perché?


Mi stavo godendo The Crown su Netflix, una serie TV che parla degli inizi del regno della regina Elisabetta II nel dopoguerra in Inghilterra. Assolutamente affascinante.
E poi ho notato una nuova serie, sempre su Netflix, chiamata Versailles. Copre gli inizi del XVII secolo e racconta il regno di Luigi XIV, il famoso "Re Sole": lunghi capelli, tacchi alti, arte decadente e lo sfoggio più assurdo di privilegio aristocratico sul pianeta Terra.
Conoscete la storia, giusto? Certo che sì.

Sicuramente avete letto qualcosa ai tempi del liceo. Luigi XIV costruì un enorme palazzo e preparò la strada ad una rivoluzione che arrivò molto più tardi. Vi ricorderete come fosse dispotico davanti la propria corte, e stabilì il grado di deferenza richiesto da un qualsiasi leader europeo negli ultimi mille anni.
Me lo immagino seduto su un trono in abiti pomposi, circondato da musicisti di corte che suonano musica froufrou, e che dichiara ripetutamente: "Io sono lo stato" (“l'état, c' est moi”).
Oltre a ciò, possiedo una scarsa conoscenza delle opere scritte durante il suo regno ed eseguite a corte, così come le peculiarità della scena liturgica.

Non riuscirei a raccontare una storia avvincente sulla vita di corte, e tanto meno i dettagli del cambiamento che il suo regno ha significato nella vita politica.
Quindi lo ammetto: non ho mai approfondito lo studio della sua figura.
Pertanto questa serie è una delizia e una fonte d'ispirazione.
E subito ho voluto saperne di più, approfondire il significato che questo periodo ha rappresentato per il mondo, e come continui a risuonare nel mondo di oggi. In altre parole, questa serie fa esattamente quello che le imprese di formazione sono tenuti a fare: ampliare le conoscenze e ispirare avventure intellettuali.
Può l'intrattenimento essere istruttivo?
Eppure basta guardare una serie su Netflix! E quando ci penso, Netflix negli ultimi anni mi ha spinto a scoprire una lunga serie di epoche storiche: l'ascesa del Sacro Romano Impero, il proibizionismo tra le due grandi guerre, l'inizio della caduta di Roma, i travagli dell'aristocrazia inglese negli anni della Riforma, i primi anni del consumismo di massa in Inghilterra, l'avvento della finanza commerciale in Italia, e così via, più alcune cose sugli zombie e sui robot; argomenti che sollevano domande sulle dinamiche della società umana.
È sorprendente quando ci pensate.

Alla fine degli anni '30, quando si potevano solo immaginare le possibilità della televisione, gli esperti predicevano che la programmazione sarebbe stata principalmente educativa. Sarebbero stati trasmessi professori nelle loro classi e tutta la cultura sarebbe stata elevata con nuove conoscenze di matematica, scienza, filosofia e storia.
La rivista Life scrisse nel 1952: "La fame per la cultura della nostra cittadinanza e l'auto-miglioramento è sempre stato grossolanamente sottovalutato; il numero di americani che preferisce imparare un po' di qualcosa piuttosto che ricevere una provetta di dopobarba, è assolutamente colossale".
Diciamo solo che non tutto è accaduto come immaginato.

Avremmo dovuto aspettare altri 60 anni con l'avvento di Netflix. Era necessario trovare il giusto mix di buona arte, buona storia e buon intrattenimento. Questo richiede tempo e un sacco di prove ed errori. Sembra che infine abbiamo trovato la quadra.

Basta allo snobismo anti-Netflix

Tuttavia vi è ancora una sorta di snobismo là fuori: questa non è storia vera, non è istruzione, perché è costruita per il consumo di massa, troppo poca precisione, e così via.

Sembra proprio che non si possa imparare nulla a meno che non si sia seduti ad un banco, ad ascoltare un docente, e leggendo testi assegnati di autori autorevoli.
Non ci credo. Quello che sta realmente accadendo qui, è che il capitalismo sta scoprendo qualcosa di spettacolare, vale a dire, che è possibile ispirare l'apprendimento e sollevare la cultura senza sacrificare la necessità di essere deliziati da storie avvincenti con grandi attori e set cinematografici.

Questi non devono essere incoerenti.
Inoltre ho seri dubbi che l'apprendimento vero e proprio sia ancora possibile in assenza d'ispirazione ed eccitazione. L'intero sistema educativo presume che la mente umana sia una specie di vaso vuoto nel quale gli esperti possano immettere roba astratta chiamata "conoscenza".
Questo non è apprendimento; questo è lavoro noioso.

Che cosa c'insegna Versailles?

Analizziamo rapidamente ciò che c'insegna la serie Versailles. C'è stato un periodo nel tardo Medioevo quando due enormi eventi sono accaduti in successione: il Feudalesimo – aristocratici possessori terrieri che scambiavano un riparo e sicurezza per produzione di cibo e altri lavori – venne sostituito da un nuovo modello di scelta dei consumatori e mobilità di massa; allo stesso tempo, lo stato personale venne sostituito da una nuova cosa chiamata stato-nazione.
Il secondo punto è intrigante.

Prima di Luigi XIV, la vita di ogni stato era incarnata nel suo capo di stato. Quando il re o la regina o il barone o il duca o il Cesare o chiunque di questi moriva, o veniva ucciso, lo stato moriva con lui o lei. Non esisteva nessuna struttura legale o burocratica permanente, nulla che si avvicinasse a ciò che noi oggi diamo per scontato, che sarebbe sopravvissuta al capo di stato.
Lo stato era mortale, un progetto personale, qualcosa che poteva essere sempre spento e ricreato.
Il regno di Luigi XIV cambiò tutto, con la creazione di quello che oggi chiamiamo stato-nazione. Che cos'è? È una cosa che tenta di vivere al di là e al di sopra anche del capo dello stato.

Non può essere ucciso. Il tipo muore, ma la burocrazia e la struttura legale – istituzionalizzata, indiscussa e perpetua – sopravvivono. Questo è tutto ciò che abbiamo conosciuto nel nostro tempo, e questo è stato vero in Occidente sin dal XVII secolo.
Non m'era mai accaduto di correlare l'ascesa dello stato-nazione e la fine del feudalesimo.
Luigi XIV e Versailles sono le chiavi per comprenderlo. Trovò un posto fuori Parigi, che era stata residenza di caccia del padre. Preferiva vivere al di fuori di Parigi, nella speranza di creare una maggiore stabilità per il proprio regno, lontano dal caos e dalle minacce nella città.
Costruì una struttura spettacolare (in realtà il vostro appartamento dispone di più amenità oggi) e, utilizzando varie carote e bastoni, riuscì a radunare tutta la nobiltà francese affinché venisse a vivere lì.

Questi nobili non erano più potenti semi-indipendenti, ma cortigiani striscianti intrappolati in quella che gli storici chiamano una "gabbia dorata".
In questo modo poteva monitorare meglio le possibili minacce al suo regno, ma ebbe un altro effetto sul destabilizzare le strutture feudali.
Centralizzò il potere e lo rese assoluto. Ma così facendo, creò una burocrazia gigantesca popolata da nobili che lo servivano direttamente. Sapeva anche che in questo modo, questa nuova struttura, sarebbe sopravvissuta. Creò qualcosa di nuovo nella storia, che servì da modello per gli stati in tutta Europa e, infine, negli Stati Uniti e in America Latina.
Nel bene e nel male, partorì lo stato-nazione.

Disse: "Io sono lo stato," ma ciò che inventò veramente era altro: "Loro sono lo stato e vivono per sempre."

Il maestro del mondo

La serie Versailles dispone di set bizzarri, abbigliamenti sfarzosi, un sacco di storie sessuali, violenza, trame intriganti e così via, insieme a scene strabilianti di vita a corte.
Tutto ciò è interessante, tanto che non si può smettere di guardarla. Ma su un altro livello, la serie racconta esattamente la storia citata qui sopra e così rivela qualcosa di estremamente potente sulla storia politica e sulla filosofia, qualcosa che anche gli studenti più dotti potrebbero non comprendere.
Quindi Netflix sta diventando un professore di storia per il mondo.

Si tratta di un cambiamento in positivo rispetto al passato. Pensate alle implicazioni. Il consumismo dei mass media sta dando un contributo enorme per salvare la storia dallo strangolamento accademico ed universitario.
Fortunatamente Versailles è stato rinnovato per una seconda e terza stagione.
Nel frattempo torno a guardare e ad apprendere la storia della monarchia inglese grazie a The Crown.
Di Jeffrey Tucker 
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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