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mercoledì 15 novembre 2017

L’Europa della moneta forte e della Borsa debole


Il ritorno ad una percezione del rischio più compatibile con il buon senso continua a far scendere l’azionario mondiale. Ieri si è vista una giornata di cali generalizzati in tutto il panorama borsistico mondiale, ed anche oggi l’apertura non dovrebbe ancora essere improntata al recupero, almeno se guardiamo all’andamento delle borse asiatiche, dove il segno meno sta segnando la giornata che si conclude quando in Europa si apre.
Ieri sono scesi, poco, ma sono scesi gli indici USA principali, mostrando una tendenza alla riflessione, più che alla correzione conclamata.

SP500 infatti ha chiuso la sua terza candela inside consecutiva all’interno dell’escursione che fece vedere giovedì della scorsa settimana. Anche ieri dopo un’apertura leggermente negativa, abbiamo assistito ad una scivolata, che però ha trovato supporto proprio nel minimo realizzato giovedì 9 novembre.
Da lì è partito il consueto rimbalzo a borse europee chiuse, che ha recuperato quasi tutto il calo, senza riuscire però ad evitare il segno meno finale. Wall Street conferma comunque la presenza di investitori che sui cali comprano, pensando, evidentemente, che la corsa del Toro stia solo prendendosi una pausa di riflessione.

Dato che comunque anche i venditori sono cresciuti, il risultato finale è un andamento laterale, che testimonia la mancanza di idee chiare e condivise in questo momento sui listini USA.
Le idee paiono invece assai più chiare in Europa, dove Eurostoxx50 ha collezionato il suo settimo calo consecutivo, l’indice tedesco Dax ha chiuso in calo ben 6 delle ultime 7 giornate, mentre il nostro Ftse-Mib ha registrato la settima seduta negativa di fila, con un calo non drammatico, ma superiore alla media europea di giornata.

Si tratta di serie negative abbastanza inusuali, che testimoniano una presa del comando da parte dei venditori, che distribuiscono senza sosta titoli accumulati nelle settimane precedenti, che ora sembrano bruciare in mano a chi spingeva per accaparrarseli solo pochi giorni fa.
Ieri ci ha messo lo zampino pure l’euro, che, approfittando dei buoni dati sul PIL dell’Eurozona del 3° trimestre, in crescita del 2,5% su base annua, come non era mai successo dopo il 2011, ha effettuato uno strappo rialzista in grado di portare la moneta unica in area 1,18 contro il dollaro e di realizzare in un sol colpo la negazione della figura ribassista di testa e spalle e la rottura del canale ribassista che stava seguendo dall’8 settembre.

Chi ha puntato all’indebolimento dell’Euro ha dovuto chiudere le posizioni, aggiungendosi a coloro che hanno comprato euro in base a considerazioni sui fondamentali economici.
Sta di fatto che un rafforzamento della moneta non è proprio quel che ci vuole per agevolare i conti delle imprese esportatrici, e questo ha impattato sui mercati azionari europei facendo presto abortire il consueto tentativo mattutino di rimbalzo.
Pertanto Eurostoxx50 ha superato al ribasso il supporto di 3.580 a cui si era aggrappata lunedì.

Il Dax viaggia spedito verso il suo di area 12.900 e Ftse-Mib verso i 22.000 punti.
E’ pensabile che oggi si veda un interessamento di questi livelli.
Poi una reazione è d’obbligo. O si rimbalza o si sbraca.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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