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mercoledì 22 novembre 2017

Le incognite di fine anno per i mercati

 
Parte oggi il primo passo dell'operazione di rafforzamento da 500 milioni, previsto per Carige. Intanto, dall'altra parte dell'oceano, Wall Street ritrova di nuovo il gusto di altri record storici. Ma la fine dell'anno si avvicina e le incognite si moltiplicano. La view di Vincenzo Longo Market Strategist di IG.
Berlino e Washington rappresentano le incertezze più immediate. Cosa aspettarsi sui mercati?
Il tema politico è tornato al centro dell’interesse degli operatori. La riforma fiscale negli Usa e l’instabilità politica in Germania, infatti, sono i due principali temi a cui volgere lo sguardo nel breve. La proposta di riforma fiscale americana nella sua formula più aggressiva è approdata al Senato, dopo il passaggio alla Camera. Difficile che passi in questi termini, dato lo scetticismo di alcuni senatori repubblicani. Più probabile che venga trovato un punto in comune con la bozza già preparata dal Senato la scorsa settimana, che prevede tra l’altro un approccio più graduale nella riduzione delle aliquote. Il mercato si è già portato avanti, ma a nostro avviso ancora non ha scontato a pieno una riforma così aggressiva come voluta da Trump.
In Germania, invece, l’incapacità della Merkel di formare un governo ha aperto a un ritorno alle urne, dato che è stata la stessa cancelliera a scartare l’ipotesi di un governo di minoranza. Il mercato non sembra essere rimasto particolarmente colpito, probabilmente perché apprezza più una maggioranza solida che un governo di minoranza, continuamente sotto scacco. Anche gli appelli arrivati dal presidente Steinmeier e dal presidente del Bundestag Schaeuble sembrano rimanere inascoltati.
In generale, crediamo che gli sviluppi della riforma fiscale possano dominino la scena. C’è ancora un potenziale upside da sfruttare dopo la firma di Trump. Nel brevissimo, intanto, i mercati sembrano comunque apprezzare le continue indicazioni macro positive che continuano ad emergere su più fronti.
E sull’Eur/Usd?
Al momento, ci aspettiamo che un il passaggio della riforma fiscale statunitense, da un lato, e la continua incertezza politica tedesca dall’altro, possano tenere il cambio Eur/Usd suscettibile di una possibile discesa, almeno verso 1,14, livelli di questa estate. Solo un nuovo fallimento di Trump negli Usa potrebbe riaprire a una fase di incertezza sul biglietto verde. Il cambio potrebbe tornare a superare quota 1,21 e aggiornare i livelli che non vede dal 2014.
I casi Carige e Creval riaprono la crisi delle banche italiane: qual è lo stato di salute del settore in Italia?
Le ultime settimane sono state caratterizzate da un ritorno di volatilità sulle banche italiane, complice anche le notizie arrivate da Creval e Carige, ma non solo. Il tema principale rimane quello della gestione degli NPL dopo l’addendum della Bce di inizio ottobre. Un punto questo che penalizza ancora molto le banche italiane rispetto agli altri istituti europei. A inizio settimana Draghi ha ribadito che l’approccio per il nuovo flusso di NPL sarà calibrato caso per caso sui singoli istituti, ma le banche dovranno accelerare il processo di dismissione dello stock in giacenza. Noi crediamo che passi in avanti sono stati fatti, ma è necessario allungare il passo per non rischiare di portarci dietro un fardello di crediti deteriorati quando ci sarà la prossima crisi.
Quali le incognite di fine anno per i mercati?
Come già ribadito, il tema principale è quello della riforma fiscale. Al di là della portata della riforma, che certo impatta sulle decisioni degli investitori, il mercato è in ansia di vedere dei risultati tangibili dell’amministrazione Trump, dopo i continui fallimenti sull’Obamacare. Un nuovo passo falso potrebbe far perdere la pazienza agli operatori, con le vendite che potrebbero affacciarsi sui mercati.

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