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mercoledì 8 novembre 2017

L’Asia si è decisamente scossa dal torpore


L’Asia si è decisamente scossa dal torpore, stamattina, con i principali indici protagonisti di robuste avanzate, con l’eccezione di Mumbai e Seul. Tokyo si è  degnamente rifatta  dello  stallo  di ieri, allungando di oltre un punto percentuale fino a segnare i massimi dal 1992.
Con l’RSI daily a 93 e quello  weekly a 80 dire che la  piazza  giapponese è  surriscaldata è  un understatement. Robusta avanzata anche di tutto  il complesso Cina-Hong Kong (quest’ultima ai massimi dal 2007.
Alla  ricerca  di  un catalyst, molti hanno indicato l’impatto  sui settori energy del balzo del petrolio seguito  all’epurazione in Arabia.

Sicuramente i settori oil e commodities hanno avuto impatto positivo  sugli indici, ma  la  teoria  sembra trascurare totalmente la circostanza  che i principali paesi  asiatici (a cominciare da Giappone e Cina) sono forti importatori di petrolio,  e non hanno granchè  da  guadagnare da un suo  rincaro (purchè ovviamente  il movimento duri).
In realtà  i mercati continuano ad essere trainati da tecnologici/e-commerce come Tencent (+3.7%, +13% in 8 sedute, +110% da inizio anno),  a  dimostrazione che i temi sono gli stessi in tutti i principali mercati.
Drivers a  parte, un ostacolo  in meno per  i mercati emergenti dell’area  è  costituito  dalla circostanza  che i buoni dati macro  US e la  forza dei mercati globali  non si stanno traducendo in ulteriori rialzi dei tassi treasury, anzi, la  curva monetaria  US si è appiattita nella parte relativa al 2019,  e  non sconta nemmeno più interamente un rialzo.
Su queste basi,  l’apertura europea ha avuto un buon tono, che però  si è   rapidamente  attenuato sotto  i colpi di alcune trimestrali non ben ricevute (BMW,  Zalando) e la  perdurante debolezza  delle banche a causa dei tassi bassi (e riguardo  gli  istituti italiani, l’impatto sul  settore delle news su Credito  Valtellinese).
Nemmeno la debolezza dell’€, che in mattinata ha segnato i  nuovi minimi da luglio, ha dispensato  particolare brillantezza agli indici.
Tutt’altra storia i bonds periferici, che hanno messo a segno un rally forsennato, che nel caso di BTP  puzza parecchio di stop loss generalizzate su posizioni corte.
L’idea che mi sono fatto è  che l’assenza di venditori ieri dopo  il flop del PD alle  elezioni siciliane ha causato una capitulation dei corti, messi alla frusta  dall’upgrade di rating da  parte di S&P e dal per  ora innocuo esito della questione Spagna-Catalonia (ridotta, in attesa delle  elezioni, alla determinazione delle pendenze penali di Puigdemont e C.).
In tarda mattinata, un paio di sussulti:
  • sono trapelate  indiscrezioni secondo cui alcuni membri “pesanti”  del board ECB (Weidmann, Coeure e Villeroy) avrebbero preferito un outcome del meeting ECB meno accomodante.

    Ciò ha avuto un impatto modesto sull’€,  a  dimostrazione  che il  trend al momento è cambiato, ma  soprattutto zero  impatto  sui principali itneressati, ovvero  i bonds europei.
  • Vi è  stato l’annuncio da parte di  Tajani che domani arriverà il parere dei servizi legali dell’Europarlamento sul possibile  limite della vigilanza ECB sulle banche e la buona trimestrale  di Intesa hanno ridato un po’  di stabilità al  settore bancario italiano.
Nel pomeriggio, in assenza di dati di rilievo  (i job openings US sono usciti in linea) sembravamo avviati verso l’ennesima seduta marginalmente positiva per  Wall Street,  quando qualcosa  si è  rotto nel sentiment, e l’azionario US è girato in leggero negativo,  garantendo agli indici europei,  già  privi di  spunto, una chiusura significativamente in rosso.
Difficile dire cosa  abbia causato l’inversione di tendenza, al  di la  delle osservazioni fatte ieri sui rischi insiti nella price action.

Il fatto che il Russell 2000 small cap sottoperformi il resto può indicare che il driver ha a che vedere con il percorso delle misure fiscali  US. Nessuna particolare news oggi, ma alcuni commentatori hanno osservato che il  progetto  in moedifica alla camera avrà contro parecchio lobbying dalle categorie penalizzate dalla cancellazione degli sgravi, e che al  Senato potrebbe venir fuori giovedi una bozza assai diversa, con eventuali difficoltà  di riconciliazione.
Il cambio di mood non ha mancato di far sentire i suoi effetti sul $,  che ha ridotto di  parecchio i guadagni soprattutto vs € e Yen.

D’altronde la performance del biglietto verde al momento conserva almeno 2  link con il  risk appetite, ovvero
  • il  supporto  ricevuto dalle  prospettive di  taglio alle tasse US.
  • I rendimenti US e globali,  che oggi si son ben guardati da reagire alle good news,  ma “sentono” la risk aversion.
Ciò detto, il biglietto verde al  momento conserva parte dei guadagni a dimostrazione di una buona impostazione di fondo.
Il ritracciamento del dollaro ha lasciato  quasi invariata la  performance delle divise emergenti/high yielders,  le  quali sottoperformavano marcatamente anche prima del cambio di mood.

L’aspetto  curioso è  che molte di queste divise ($Canada, $  Australia, Corona norvegese) tipicamente legate a oil  e commodities, non si sono per nulla  avvantaggiate della  recente performance, ne del  risk appetite  globale. E’ presto per allarmarsi, a  comunque vale  la  pena di tenere d’occhio il fenomeno,  come un eventuale  primo sintomo di una diminuzione della liquidità globale (nel caso delle  divise emergenti) o di eventuale calo della domanda (nel caso delle commodity currency).
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News http://www.trend-online.com/prp/asia-decisamente-scossa-torpore/

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