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venerdì 10 novembre 2017

L'Asia frena come Wall Street. Il Nikkei 225 perde lo 0,82%


Mentre il presidente Donald Trump prosegue il suo tour dell'Asia, i mercati della regione vengono condizionati da quello che succede in Usa. Come previsto la riforma fiscale voluta da Trump si è incagliata al Congresso: al Senato la proposta passata la settimana scorsa alla House of Representatives è stata modificata in diversi punti chiave e il taglio delle tasse alle imprese (che dovrebbe restare dal 35% al 20%) non arriverà prima del 2019.
Notizia che ha frenato Wall Street giovedì (tutti in negativo i tre principali indici Usa) e che continua a deprimere i corsi anche in Asia, come confermato dalla perdita, seppure moderata, dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso. Il dollaro è poco mosso sullo yen, ma successivamente a un inizio d'ottava sui massimi dal mese di marzo si avvia a chiudere per la prima volta in perdita dopo quattro settimane.

E il rafforzamento della valuta nipponica contribuisce al ribasso di Tokyo: il Nikkei 225 chiude con una flessione dello 0,82% (fa poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,70%), anche se l'ottava rimane, per la nona volta consecutiva, in positivo. Sul fronte macroeconomico, l'indice di attività del settore terziario del Giappone ha segnato un declino dello 0,2% su base sequenziale in settembre, contro il calo dello 0,1% di agosto e del consensus.
Su base annuale l'indice ha segnato un incremento dello 0,6% come in agosto. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l'omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), è invece sceso in novembre a 27 punti dai 31 punti di ottobre (25 punti in settembre), che erano il livello più elevato dal giugno 2007.
Arriva intanto una rivoluzione dalla Cina: Zhu Guangyao, viceministro delle Finanze, ha dichiarato che Pechino sta lavorando a una riforma che, inizialmente, porterà dal 49% al 51% il limite alle partecipazioni che gli investitori esteri potranno detenere nelle joint venture finanziarie cinesi, ma la prospettiva è di rimuovere del tutto nel tempo anche tale soglia e di allentare i paletti anche per le società e non solo per le joint venture.
Notizia accolta positivamente dai mercati, con tutte le piazze della Cina in positivo. Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 guadagnano infatti lo 0,14% e lo 0,88% rispettivamente, contro l'apprezzamento dello 0,52% segnato dallo Shenzhen Composite. A Hong Kong l'Hang Seng si muove poco sopra la parità (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in rialzo di circa lo 0,20%).

Si allineano invece alla tendenza negativa Sydney e Seoul con S&P/ASX 200 e Kospi che chiudono in declino dello 0,30% e dello 0,33% rispettivamente.
(RR - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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