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martedì 7 novembre 2017

La progressione USA e gli scalini europei


Prosegue la graduale progressione rialzista dei mercati azionari USA, anche ieri in grado di ritoccare al rialzo i massimi storici. Li spinge l’effetto benefico delle trimestrali societarie, in particolare quelle tecnologiche, che hanno infuso negli investitori una fiducia di fondo sulla solidità dell’economia USA e sulla capacità delle società quotate di generare continui aumenti di quell’indicatore, l’utile per azione (in inglese EPS, cioè il rapporto tra utile totale e numero di azioni in circolazione), che è diventato il totem in grado di tacitare qualsiasi dubbio sulle attuali valutazioni espresse dal mercato.
Non importa che questo indicatore venga assai spesso drogato dagli acquisti di azioni proprie (buyback), che riducono il denominatore del rapporto e trasformano l’acqua di un utile complessivo magari fiacco nell’inebriante spumante etichettato EPS.

E nemmeno il fatto che l’indebitamento sia cresciuto a livelli superiori a quelli pre-crisi del 2008, grazie ai soldi quasi gratis che derivano da emissioni obbligazionarie in grado di sfruttare l’appiattimento dei rendimenti voluto dalle banche centrali e la rassegnazione dei risparmiatori ad accontentarsi di briciole di interesse.
Questi nodi verranno al pettine quando i mercati si sveglieranno dal sogno.
Ora occorre pensare a scontare nei prezzi tutto la positività di eventi non ancora accaduti, ma che il mercato dà per certi, come la riforma fiscale di Trump, magari nella versione annacquata che sembra uscire dal voto della Camera, ma pur sempre in grado si creare effetti piacevolmente allucinogeni nelle menti degli investitori.
Ed allora, pur di non perdere il treno del rialzo, si punta anche su asset che sembravano destinati all’oblio.

In questi giorni è la volta del petrolio, che si è rianimato nelle ultime due settimane e venerdì scorso è riuscito a scavalcare il livello di 55,20 dollari al barile (prezzo del future su WTI Crude Oil).
Lo slancio è proseguito anche ieri con una ulteriore corsa di quasi 2 dollari, che lo ha portato a chiudere la seduta a 57,23 dopo aver toccato anche un massimo a 57,59, che è un valore che non si era più visto dopo il 2 luglio 2015.

La corsa dell’oro nero sembra avere come obiettivo l’area compresa tra i 60 e i 62 dollari, sempre che l’euforia non gli consenta di superare anche questi livelli, archiviando così definitivamente il trend ribassista, già messo in crisi dal balzo di questi giorni. Se avvenisse constateremmo un’inversione al rialzo del ciclo primario, in grado di farci rivedere valori molto superiori agli attuali.
Con somma gioia delle società produttrici e malcelata tristezza degli automobilisti alla pompa di benzina
Tornando all’azionario, notiamo che in Europa l’evoluzione del trend rialzista assume modalità un po’ diverse da quella americana. Mentre negli USA si sale in progressione, senza strappi né fermate troppo lunghe, le borse europee sembrano prediligere un movimento a scalini.

Si effettuano strappi rialzisti anche significativi e poi si dorme sugli allori per qualche seduta, senza togliere lo sguardo alla rassicurante avanzata americana.
Per evidenziare il concetto prendiamo in esame l’indice Eurostoxx50. Dopo uno strappo da quasi +4% dal 6 al 13 settembre scorsi, è seguita una lateralizzazione di 9 sedute.
Poi un nuovo strappo di circa +2% in 5 sedute, che è stato seguito da una nuova lateralizzazione piuttosto lunga: ben 16 sedute, che hanno occupato quasi tutto il mese di ottobre. Ma il 26 ottobre ecco un terzo strappo di 6 sedute, che ha regalato un altro rialzo da oltre +3,5%. Ma dal 2 novembre (c’entrerà il giorno dei morti?) ecco già 2 sedute laterali. 
Ci aspetta una nuova lateralizzazione che faccia anch’essa il 3 dopo averne viste già due? E’ possibile, ed ovviamente dipende da quel che faranno le borse americane.

Dove peraltro continua a respirarsi una atmosfera di grande tranquillità, ben rappresentata dall’indice Vix, che segnala la paura di ribasso che viene incorporata nei prezzi delle opzioni sull’indice SP500. Nella seduta di venerdì scorso è addirittura riuscito a mettere il nasino per un attimo sotto quota 9, su valori che avevamo visto l’ultima volta nel luglio scorso, pochi giorni prima dell’ultima correzione che il mercato ha attuato, in agosto.
Non fu una grande correzione.

Pertanto se si ripetesse non sarebbe nulla di eclatante.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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