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martedì 14 novembre 2017

La paura abita in Europa


Le borse europee anche ieri hanno risentito del brutto momento che sembrano attraversare da alcuni giorni. La partenza della nuova settimana ha ricalcato il finale della precedente, con gli indici europei impegnati a proseguire fin dall’apertura del mercato il movimento correttivo verso i forti supporti da cui è partito l’impulso di fine ottobre.
Li ho elencati ieri: area 12.900 per il Dax; 3.580 per Eurostoxx50; 22.000 per il nostro Ftse-Mib.
Il movimento ribassista è culminato pochi minuti prima dell’apertura del mercato USA ed ha portato il Dax tedesco proprio in zona supporto (minimo realizzato 12.960), mentre Eurostoxx50 lo ha addirittura penetrato in modo consistente, arrivando a 3.545.

Il nostro Ftse-Mib, che si presentava come il più lontano della triade dalla zona di pericolo, si è permesso di arrivare a perdere anche l’1% fino a 22.270. 
Gli osservatori hanno subito avuto l’impressione che la reazione di Wall Street, partita in gap ribassista, sarebbe stata decisiva per le sorti della giornata.
Ebbene, come spesso accade, gli investitori americani hanno mantenuto i nervi assai più saldi di quelli europei e, dopo aver testato i minimi di venerdì, SP500 ha iniziato a recuperare, infondendo coraggio ai pavidi europei, che hanno potuto così chiudere la seduta assai lontano dai minimi di giornata, sebbene in negativo.

Eurostoxx50 è persino riuscito a ritrovare l’appiglio per rimanere attaccato al supporto di 3.580, che sembrava già irrimediabilmente perduto. 
Wall Street ha poi proseguito con calma il recupero ed ha chiuso in modesto rialzo la seduta, che costituisce un buon viatico per la delicata settimana da affrontare.
La cera degli indici USA non è più spavalda come non molti giorni fa, quando non passava seduta senza che qualche indice, o magari tutti i principali, ritoccasse il massimo storico. Però non si percepisce alcuno stato d’animo allarmato.
Semplicemente è un po’ più presente la percezione del rischio, dato che sembra venire a mancare il sostegno della riforma fiscale, impantanata al Congresso, che aveva iniettato fiducia in ottobre e consentito l’ultimo impulso rialzista.

Insomma: il mercato fatica a individuare altre chimere in grado di sostenere la speculazione rialzista, che sta esaurendo anche la spinta degli utili societari, con la stagione delle trimestrali che si sta avviando a conclusione. Urge qualche altro tema da cavalcare, che per ora non è pronto.
La scommessa sulle “vendite natalizie” sarà probabilmente il prossimo cavallo di battaglia, ma occorre ancora attendere, poiché al Black Friday mancano ancora 10 giorni. Allora qualcuno prende un po’ di profitto… non si sa mai. Così si procura anche liquidità da mettere sui cavalli vincenti del prossimo Rodeo rialzista di fine anno.
Il Vix, l’indice che misura la percezione del rischio sull’indice SP500, non segnala allarmi, ma con un graduale incremento si è portato a 11,50 ed è ormai abbastanza lontano dal minimo di 8,99 del 3 novembre scorso.

Segnalo peraltro che la chiusura di ieri sera, è la più alta realizzata dopo l’8 settembre.
Se in USA assistiamo ad una graduale rivalutazione del rischio e ad un comportamento laterale del mercato azionario, in Europa la situazione appare assai meno tranquilla. Non solo gli indici si sono  rimangiati tutti i poderosi rialzi attuati dal 26 ottobre al 7 novembre.
Ma lo hanno fatto con una rapidità e convinzione che lasciano un po’ perplessi. Il Dax ha collezionato 4 sedute piuttosto negative delle ultime 5. Eurostoxx50 ha chiuso in ribasso le ultime 6 ed il nostro Ftse-Mib addirittura le ultime 7.
Non solo. Le sedute di novembre hanno tutte sembianze distributive, in quanto prevalentemente costituite da un inizio costruttivo, con tentativi di rimbalzo, che naufragano nel resto della seduta, realizzando sempre candele nere.

L’opposto di quanto accade in USA, dove le scivolate vengono recuperate prima della fine della seduta e la tendenza è a generare candele bianche.
La scarsa convinzione europea non depone perciò a favore di una rapida archiviazione della debolezza.
E’ normale, anzi è quasi d’obbligo, vista la rapidità del ribasso, che il primo test dei supporti abbia registrato una tenuta.
Magari oggi sullo slancio potremmo vedere anche un po’ di rimbalzo. Ma non piace affatto che questa tenuta sia stata realizzata quasi esclusivamente con l’aiutino del rimbalzo americano. Le gambe dei listini europei appaiono flaccide. Se dovesse ripetersi il test di queste aree di supporto con gli indici americani non più così robusti, per l’Europa azionaria sarebbero dolori.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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