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martedì 21 novembre 2017

La grande stagnazione!


Come già detto ieri lasciamo da parte la fantasia e concentriamoci su quello che farà la giuria del concorso di bellezza nei prossimi mesi, la Fed, ovvero non tanto chi ha la possibilità di vincere in base alla propria avvenenza ma come voterà la giuria.
Il mercato sconta un nuovo aumento dei tassi a dicembre, lo sconto solo sui tassi a breve, sul lungo lo ignora.
Pur in presenza di dati migliori delle aspettative, l’inflazione, tuttavia, è assente e come ha detto ieri il medico della mutua Draghi per quanto riguarda l’Europa, “i miglioramenti del mercato del lavoro che abbiamo osservato hanno ancora bisogno di tempo per tradursi in una crescita dei salari più dinamica”.
Noi questo ve lo raccontiamo da oltre sette anni, loro ve lo dicono solo ora, dopo aver fatto di tutto per contrarre i salari e applicare deflazione salariale.
Non solo, questo signore che ha grandi responsabilità per quello che sta accadendo ai salari, che sta fallendo l’unico obiettivo vero della banca centrale europea, ovvero la stabilità dei prezzi, ieri è arrivato a dire, che “Questo non è solo il tempo di fare le riforme strutturali, è anche il tempo per migliorare la situazione dei bilanci, senza aspettare che venga dalla crescita o dai tassi bassi.”
Ma per favore, le principale responsabilità è vostra, siete voi che tenete in piedi banche e imprese decotte con un oceano di liquidità, la possibilità di continuare a rifinanziarsi con tassi a zero e ora chiedete la ristrutturazione dei bilanci (quarta ed una opzione attuale di una DEFLAZIONE DA DEBITI)
L’austerità, la distruzione della domanda interna come diceva Monti, la deflazione salariale l’ha imposta la BCE al nostro Paese e ora vogliono pure la ristrutturazione dei crediti deteriorati, ora subito adesso e non solo di quelli futuri, come ha dichiarato ieri.
Tornando alla Fed, molti governatori sono nervosi per l’assenza di inflazione, soprattutto per i salari, alcuni incominciano a parlare di tassi negativi, questo dimostra che non saliranno più di tanto come si aspettano alcune banche di affari, che prevedono oltre quello di dicembre almeno altri tre o quattro rialzi dei tassi, come i 12 dei soli 4 previsti negli ultimi due anni.
Le previsioni di Goldman Sachs per il 2018 sono una chicca per noi, ricordo solo che nel 2013 e 2014, questi soloni consigliavano agli americani di disfarsi dei treasuries e avevano previsto ben 4 rialzi dei tassi contro ZERO! 
  1. Bond: prendere posizione in vista di ulteriori rialzi dei tassi e shortare i Treasuries Usa decennali.
  2. Forex: andare lunghi sul cross euro; sottopesando o sovrappesando strategicamente il dollaro, a seconda della performance prevista, per una valuta che non dovrebbe scostarsi troppo dai livelli del 2017.
  3. Inflazione: andare lunghi sul premio di rischio nell’area euro con i contratti forward a cinque anni sull’inflazione.
Bene, bisogna fare l’esatto contrario di quello che suggeriscono!
Se penso a tutti le zitelle isteriche che ad inizio anno, urlavano per l’ondata di reflazione che la “trumpnomics” avrebbe portato nell’economia americana, mi viene da sorridere, è stato facile come tirare un rigore dalla linea di porta.
Recentemente il presidente della Federal Reserve di Chicago, Charles Evans si è detto molto preoccupato per i fattori persistenti che stanno attenuando l’inflazione ma soprattuto per le aspettative e vorrebbe che la Fed aumentasse almeno al 2,5 % il suo obiettivo.
Un po come chiedere ad una montagna di crescere, pura illusione!
Due membri che voteranno il prossimo anno hanno assunto posizioni da falchi, tra cui Williams e la Mester, che continuano a credere che l’inflazione tornerò presto.
Bullard invece, che non è l’ultimo arrivato, sostiene che la preoccupazione principale è che di fronte ad un aumento dei tassi a dicembre il mercato risponda abbattendo ulteriormente i rendimenti a lungo termine, un messaggio di sfiducia nei confronti della banca centrale e delle aspettative di inflazione.
Il continuo appiattimento della curva soprattutto lo spread fra i rendimenti a 5 e a 30 anni, sono messaggi che non devono essere sottovalutati, non importa se sarà recessione tecnica o meno, il messaggio principale è che ci troveremo davanti ad anni di stagnazione persistente, come in Giappone, non anni ma decenni, come suggerisce la storia e l’analisi empirica della deflazione da debiti.
Autore: Andrea Mazzalai Fonte: News Trend Online

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