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giovedì 16 novembre 2017

La debolezza delle commodities condiziona i mercati


La giornata del CPI US di ottobre è partita con un tono decisamente debole in Asia. Sicuramente, l’incapacità di Wall Street di recuperare interamente le  perdite ieri sera (sebbene abbia chiuso come al  solito sui massimi di seduta a -0.23%) è da mettere tra i motivi per il bad mood.
La perdurante debolezza di oil e commodities costituisce sicuramente un altro driver: petrolio e metalli industriali sono stati protagonisti di una marcata sottoperformance,  proseguita stamattina,  che ha depresso  i relativi settori.

Sul  primo ha pesato  il taglio delle previsioni di domanda attuato dalla IEA (nonchè le scorte API di stamattina),  sui secondi il vento fresco che spira improvvisamente sull’economia cinese, e  che sta riverberando anche sull’azionario locale (vedi tonfo dell’1.6% delle  “H” Shares).
Tokyo, che già  era  alle prese con una correzione fisiologica del pauroso rally di settembre-ottobre,  ha incassato la  modesta  sorpresa negativa  del GDP  del  terzo  trimestre, che ha rallentato  marginalmente più delle attese (0.3% da 0.6% e vs attese per 0.4%).  Nel dettaglio si nota che,  diversamente dalla prima  parte dell’anno, è  stata la domanda  estera  a  trainare la  crescita mentre quella  interna si è assestata.
Il Nikkei dal massimo del 9 novembre ha già  perso quasi il  6%, e il primo supporto (38% di ritracciamento) dista circa un punto percentuale.

Degli altri principali indici, il migliore è stato Seul (-0.33%).
Tutto ciò in un contesto di dollaro assai debole (contro € e  Yen, meno contro gli high yielders etc)  e di tassi in contrazione.
Per l’Europa,  il  run up verso i dati US è stato alquanto nervoso.
L’€ ha proseguito al rialzo dal suonare della campana, per aggiungere rapidamente uno 0.5% al punto percentuale guadagnato ieri, e  ciò ha messo  immediatamente di cattivo umore l’azionario, e, con la  collaborazione delle commodities deboli, ha offerto  supporto ai bonds.
Appare evidente come l’€ abbia affiancato lo Yen nella funzione di safe heaven asset – barometro del rischio,  anche se personalmente non mi spiego granchè la meccanica.

Vero, anche la divisa unica ora gode dei tassi a zero (negativi, per la precisione) il che la rende candidata a finanziare i carry trade, con conseguente rimbalzo quando questi vengono smontati. Detto questo, l’attuale positioning sull’€ (tendenzialmente lungo) contrapposto a quello sullo Yen (corto) lascia intendere che in caso di derisking la divisa unica dovrebbe sottoperformare.
Sta di fatto che l’€ in questi giorni ha fatto meglio anche dello yen, a dimostrazione  che gli investitori nelle fasi di incertezza cercano la forza dell’economia Eurozone (chi lo avrebbe mai detto, appena 12 mesi fa?).
Detto  questo,  stante il positioning illustrato nei grafici sopra, relativi all’ultimo Commitment of Traders report CFTC (courtesy of Deutsche Bank), sospetto che se la brezza di risk aversion diventasse un tifone, il derisking dovrebbe favorire lo yen in particolare contro €.
Il sentiment ha proseguito a deteriorarsi in mattinata, insieme col Dollaro, apparentemente penalizzato da indiscrezioni secondo cui la proposta fiscale al Senato US avrebbe dettagli che ne complicherebbero alquanto la  riconciliazione con quella della Camera (un nuovo attacco all’Obamacare e tagli alle tasse per  le  persone fisiche solo temporanei).
Cosi l’azionario continentale ha accumulato perdite vicine al  punto percentuale e i futures su Wall Street sono a  loro volta andati in rosso di un mezzo punto.
Tale il  pessimismo con cui i mercati hanno approcciato i dati che a prima vista la loro sostanziale buona qualità è stata totalmente snobbata.
Già, perchè il  CPI US di ottbre ha sostanzialmente confermato le  attese che vedevano una salita di 0.1%  dal  precedente + 0.5%, ma il dato core non arrotondato, a 0.22% ha portato  ad una piccola  sorpresa positiva (+1.8% vs +1.7% atteso) per il dato anno su anno.

Alcune categorie (auto usate e hotels) che avevano stranamente deluso a settembre hanno contribuito all’accelerazione del dato, che conferma il moderato trend di recupero della seconda parte del 2017. In generale un report che cementa il  rialzo di dicembre, se qualcuno riteneva che un dato debole  potesse metterlo in dubbio.
Ed anche le  retail  sales hanno sorpreso in positivo a ottobre (headline a 0.2% vs invariato, control group in line a a+0.3%), in particolare se si tiene conto delle revisioni positive di settembre (headline da +1.6% a +1.9%, control group da +0.4% a +0.5%).

La media a 3 mesi annualizzata per il control group è ad un robusto 3.5%.
Ma  la reazione dei mercati li per li è stata nulla sia su azionario, che cambi e tassi,  ed anzi la  risk aversion è pure aumentata. Wall  Street poco dopo l’apertura ha segnato  un inusitato (per i tempi) – 0.8% e il  biglietto verde ha fatto nuovi minimi.
Dopodiche, forse il  significato delle news ha preso a  filtrare un po’ tra le nebbie del pessimismo, e il  dollaro ha incominciato a  riprendersi, e con esso il sentiment generale.
Wall Street ha più che dimezzato  le  perdite, e cosi l’azionario europeo,  rinfrancato anche dal  ritracciamento dell’€ e da un rimbalzo del  settore bancario, ha chiuso quella che comunque è l’ottava seduta di calo a fila (Madrid esclusa) con perdite un terzo di quelle maturate a metà  giornata, e un “hammer” sul  supporto,  segnale  di inversione di breve da confermare domani.
Il caveat a questo scenario tecnico di breve (ancora da confermare) ha 2 fondamenti:
  • Wall Street,  che è  assai più  indietro nello scenario correttivo,  avendo iniziato a scendere con decisione solo oggi, sembra seriamente intenzionata a dare un segnale  di debolezza, chiudendo sotto la media mobile a 20 giorni per la  prima volta da agosto.
  • L’€ sta effettivamente disegnando un progetto di shooting star (segnale  ribassista di breve), ma sopra 1.1710 resta tecnicamente impostato con una preferenza al  rialzo, seppure contenuto  dalla resistenza in area 1.1850 che lo ha contenuto oggi.

    E si sa quanto l’azionario continentale gradisce l’€ forte.
Certo, a favore dell’Eurostoxx vi è l’enorme sottoperformance accumultata a novembre, che potrebbe ritracciare un po’ nei prossimi giorni (€ permettendo).
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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