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venerdì 24 novembre 2017

Import meno caro in Cina: il nuovo peso del Dragone sul mondo


Nel giorno in cui gli Usa festeggiano il Black Friday, Pechino pensa di imitarli facendo sconti del 10% sulle tasse doganali sui prodotti importati passando dal 17,3% attuale al 7,7%. Una conferma della crescita della domanda interna e, implicitamente, anche della serie di riforme volute dal potere centrale per trasformare l'economia del Dragone togliendo la dipendenza della domanda estera. 

La forza dell'economia cinese

Nel terzo trimestre 2017 il Pil cinese ha segnato un attivo del 6,8%, in calo dai primi sei mesi chiusi con il 6,9%.

Il punto focale, però, non è tanto il calo del decimale, peraltro abbondantemente prevedibile, quanto il peso che l'economia di Pechino ha sul Pil globale. Numeri alla mano si parla di una fetta del 14,87%, risultato che, tra il 2006 e il 2015 è cresciuto in mendia di un punto percentuale ogni anno.
Per riuscire nell'intento di rendere il paese più efficiente, però, sarà necessario promuovere tutte le azioni atte a implementare la crescita di consumi, servizi, infrastrutture, urbanizzazione ma anche losviluppo tecnologico e informatico.

Un piano radicale (troppo?) che deve combattere con una lentezza di applicazione spesso denunciata dagli osservatori. Punto debole della struttura economica cinese sono le imprese di stato, inefficienti e fortemente indebitate (oltre i due terzi del debito totale è attribuito alle imprese di stato), oltre che vittime spesso di clientelismi e corruzione, soprattutto nelle zone periferiche della nazione.
Proprio per questo motivo risulta difficile rifromare il settore senza provocare squilibri politici e malumori, in particolare a livello locale. 

Il cambio delle regole

Ieri Pechino era stata al centro dell'attenzione dei mercati: le autorità di controllo cinesi avevano infatti avviato alcune regole per frenare il fenomeno delle banche ombra e dei prestiti fuori controllo, effettuati da organismi ed enti privati.

In particolare stati posti dei paletti per limitare i prestiti ad aziende attraverso veicoli esterni al sistema bancario e gli acquisti di bond con denaro preso a prestito. I timori principali, che ieri hanno portato le borse asiatiche a risultati negativi generalizzati, sono legati principalmente all'impatto di queste misure restrittive sugli utili.
Sullo sfondo anche i dubbi sulla tenuta dell'economia cinese e, soprattutto, la visione promossa da XI Jinping di una "nuova era" del socialismo. La sua strategia, infatti, parte da un assunto preciso: crescita meno rapida e più sostenibile". L'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese (PCC), il diciannovesimo, si è chiuso con la celebrazione del presidente, insieme alle figure di Mao e di Deng Xiaoping, il che fa pensare che, data la popolarità che circonda il leader, l suo mandato potrebbe continuare oltre il canonico decennio.

Il centenario della Repubblica

A confermarlo anche il fatto che in occasione del meeting non è stato citato nessun leader come possibile erede.

Ma dando uno sguardo alle riforme ancora in fase di lenta applicazione, in molti si chiedono se Xi appartenga alla schiera dei riformatori (visti i suoi progetti di trasformazione radicale) o a quella dei conservatori. Resta il fatto, innegabile, che il progetto di Xi abbia come fine ultimo la nascita di una Cina pienamente sviluppata entro il 2049, anno in cui si festeggerebbe il centenario della nascita della Repubblica.
A questo traguardo Pechino dovrebbe arrivare con un piano di crescita, come accennato, meno rapida ma più sostenibile, fatta di investimenti nelle energie alternative e in un liberalismo che lo stesso Xi ha promosso e difeso nei suoi diversi scambi di battute con il presidente Usa Donald Trump: quest'ultimo, infatti, ha spesso accusato la nazione asiatica di promuovere la propria economia a danno di quella statunitense, accuse alle quali il numero uno del governo cinese ha risposto senza alcuna ritrosia, che quelle che applica Pechino sono le semplici regole di una globalizzazione che è anacronistico pensare di abolire.

Chissà cosa ne penserebbe Mao.
Fonte: News Trend Online

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