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martedì 21 novembre 2017

Il Ringraziamento US rende questa settimana semi festiva


Il Ringraziamento US, che cade  giovedi, rende questa settimana semi festiva. Negli USA, borsa e bonds saranno chiusi, mentre il  giorno  successivo (denominato “Black  Friday”) marcherà l’inizio della Christmas shopping season. Le attese generali sono quindi per una settimana tranquilla,  con attività  ridotta.
Detto questo, le contrattazioni stanotte sono iniziate con un tono difensivo  in Asia.  Principale  motivo,  il  collasso delle negoziazioni per la  coalizione di governo in Germania, a causa di divergenze insanabili su immigrazione tra FDP  e  Verdi.
Il tono opaco si è  fatto notare, più  che sugli indici azionari,  che si son mossi in ordine sparso, sulle  divise, con l’€ penalizzato fin dai primi scambi e lo Yen in denaro.
Tra i principali indici, negative Tokyo,  le “H” shares cinesi, Taiwan, Sydney e Seul,  mentre le “A” shares (azioni cinesi quotate sui mercati locali) Hong Kong e Mumbai hanno mostrato moderati progressi.
Tipicamente cinese la  mossa delle  autorità di regolare maggiormente i prodotti finanziari da investimento,  ma  da giugno 2019.

Ciò  detto,  l’attività  regolatrice in Cina si sta sicuramente intensificando  dopo  il Congresso del  Partito.
Il  tono opaco  si è comprensibilmente comunicato  all’apertura europea, avvenuta in negativo. Peraltro,  su fronte  politico tedesco  il newsflow è  rapidamente ripreso e hanno cominciato a circolare le  prime ipotesi sulla soluzione dell’impasse:
  • L’FDP, forse  per  limitare l’impatto elettorale negativo derivante dalla  sua scelta  di rifiutare il compromesso,  si è  offerto  di sostenere un governo di  minoranza.
  • Si è  ipotizzata una coalizione con l’SPD
  • Si è puntato su una mediazione del presidente tedesco Steinmeier
Newsflow a parte, a riportare in positivo il sentiment avrà certamente contribuito la considerazione che gli effetti sui mercati degli ultimi incidenti politici sono stati tutt’altro che duraturi, e uno stallo politico in un paese stabile come la Germania non può costituire una preoccupazione seria, dopo che in Belgio e in Spagna le vacanze di governo si sono protratte per oltre un anno (nel primo caso nel mezzo della crisi europea) senza causare particolari problemi.
Personalmente, concordo in sostanza con questa view, anche se non posso fare a meno di osservare che, dalla vittoria di Macron in poi, il quadro politico europeo ha preso lentamente ma inesorabilmente a deteriorarsi nuovamente, e, a meno di cambi repentini nei sondaggi, le elezioni politiche in Italia nella prima vera del 2018 costituiranno un altro passo in questo senso.
Cosi ‘€  si è  rapidamente ripreso,  e  anche l’azionario europeo si è  riportato in positivo.

Al  recupero può  aver contribuito in piccola parte l’inversione di tendenza sulle  banche italiane, causata  dall’inatteso accordo per  la  garanzia  dell’aumento  di  capitale Carige, che ha prodotto violenti recuperi  su Creval e sugli altri istituti che i giorni scorsi avevano sofferto  la  situazione.
In verità  però non è  che il  settore bancario europeo se ne sia giovato  più  di tanto, compresso com’è  tra i rendimenti bassi  e le  incessanti richieste della sorveglianza ECB.
In assenza di dati  macro  di  rilievo, il focus è  rimasto sul newsflow politico:
  • l’SPD ha rifiutato nettamente l’ipotesi di una  nuova  coalizione con la CDU
  • La Merkel ha escluso interesse per un governo di minoranza,  e  si è  dichiarata pronta a guidare la  CDU  in nuove elezioni,  un epilogo preso espressamente  in considerazione da  altri membri del partito ( CDU’S KAUDER: GERMANY SEEMS TO BE ON COURSE FOR NEW ELECTION ).
In molti hanno legato il ritorno a indebolirsi della divisa unica, da metà giornata in poi, alla caduta delle ipotesi conciliatorie e al conseguente aumento della probabilità di elezioni anticipate in Germania.

Non escudo che vi sia stato un effetto, ma la debolezza dell’€ nel pomeriggio mi è sembrata assai di più un caso di forza nel dollaro, prova ne è che lo Yen, che stanotte si era mosso in controtendenza rispetto all’€, nel tardo pomeriggio è arrivato a perdere più della divisa unica nei confronti del $.
Da dove il biglietto verde ha tratto il suo supporto?
Intanto, il leading index del Conference Board di ottobre ha dato un ulteriore conferma del brillante quadro macro US, uscendo a +1.2% vs +0.8% atteso.

Anno su anno, a +5.2%, si colloca sul livello più alto dal 2015, ed è coerente con una crescita sopra il 3.5%. I tassi US faticano sempre di più a ignorare queste news e cosi il differenziale con quelli europei (dove i dati recentemente sono buoni ma meno entusiasmanti) si allarga, in particolare sulla parte breve.
Sul fronte riforma fiscale, Trump ha dichiarato che una delle pietre dello scandalo della bozza in discussione al Senato, ovvero la cancellazione della parte di Obamacare relativa alle norme fiscali per chi stipula assicurazioni sanitarie, non è fondamentale e può essere stralciata.

I Repubblicani dissenzienti al Senato sembrano malleabili. In generale, i rovesci elettorali sembrano dare ai repubblicani gli stimoli per superare le divergenze.
Il recupero del sentiment, la debolezza dell’€ (qualunque sia il motivo) e una Wall Street marginalmente positiva hanno permesso agli indici europei di chiudere con discreti guadagni.
Il buon tono si è visto anche negli spreads anche se, come al solito, i tassi tedeschi sono rimasti inchiodati.
Unico sviluppo tecnico degno di nota è il ritorno, da confermare in chiusura, del Dollar Index sopra quota 94, livello spartiacque per la tenuta del recente trend rialzista.

Sull’€ ancora non ci siamo (il livello corrispondente è 1.17), ma certo il rimbalzo contro la resistenza in area 1.185 è stato assai brusco.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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