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martedì 21 novembre 2017

Gli intelligenti sono pessimi capi, lo dice la scienza

Secondo una nuova ricerca dell’Università di Losanna, uscita sul Journal of Applied Psychology, non bisogna essere troppo intelligenti per essere dei leader davvero efficaci. (Credits – Getty Images)
Un buon leader non dev’essere particolarmente intelligente. Un capo con un quoziente intellettivo ‘nella media’ è migliore rispetto a uno con un QI elevato. No, non lo dicono i dipendenti frustrati che vogliono sminuire il manager dell’azienda, ma lo dice la scienza.
Secondo una nuova ricerca dell’Università di Losanna, uscita sul Journal of Applied Psychology, non bisogna essere troppo intelligenti per essere dei leader davvero efficaci. Per portare avanti questa ricerca gli psicologi svizzeri hanno reclutato circa 380 dirigenti di medio livello di 30 Paesi europeiche lavorano in società private di vario tipo. I dirigenti, di cui il 28% era donna, hanno compilato un questionario sulla personalità e sono stati sottoposti a un test d’intelligenza, il Wonderlic Personnel Test.
I risultati hanno mostrato un quoziente intellettivo medio di 111 punti, cioè superiore alla media che si attesta sul 100 punti. A questo punto i ricercatori dell’Università di Losanna si sono rivolti ai dipendenti dei manager, facendo compilare loro un questionario sul rapporto con i loro capi e sulle qualità o i difetti dei superiori. E i risultati sono stati sorprendenti.
Secondo i dipendenti, infatti, i manager che avevano un QI vicino al valore medio misurato fra i leader valutati (111) avevano una capacità di comandare giudicata positivamente, mentre più il QI cresceva (dai 120 in poi) più la leadership veniva indicata “problematica” o “non buona”. Non solo, perché anche un confronto tra manager ha mostrato come i colleghi di dirigenti più intelligenti ritenessero difficile che i loro colleghi ‘geni’ potessero fare carriera.
Ma perché i leader più intelligenti sono peggiori di quelli meno dotati?I ricercatori di Losanna hanno ammesso che è difficile dare una risposta univoca e che, probabilmente, molto dipende dalla capacità di confronto tra capi e sottoposti. In particolare, a evidenziarsi potrebbe essere il fatto che le persone più brillanti sono più propense a usare linguaggi complessi ed elaborati e meno capaci di semplificare i compiti o capire quando, per gli altri, qualcosa appare difficile o molto impegnativo.
Secondo i risultati, poi, i leader migliori sono quelli più anziani e le donne, mentre i giovani più brillanti faticano a imporsi e a essere buoni capi. Una ricerca che fa venire in mente due personaggi importanti. Da un lato Steve Jobs, il creatore di Apple, spesso accusato di non essere un leader per i suoi atteggiamenti eccentrici dovuti a un livello intellettuale altissimo. Dall’altra, come ha ironicamente sottolineato la stampa USA, questa ricerca potrebbe mettere sotto un’altra luce Donald Trump e le sue qualità di leadership.

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