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giovedì 23 novembre 2017

Giornata dai due volti


Giornata dai 2 volti.
La seduta in Asia è  partita con un buon tono,  in linea con la chiusura della giornata di ieri a  Wall Street. Le variazioni sono state meno esuberanti,  ma  anche meno disperse,  con la  peggiore Mumbai (+0.15%) distante poco più di mezzo punto dalla migliore, ancora lo HSCEI (+0.7%).
Come giustificazione per la recente forza delle “H” shares ,  ho sentito citare la  circostanza che le misure per la  regolamentazione degli investimenti finanziari e il controllo dello  shadow banking system partono tra 20 mesi, il che è positivo  per  la  liquidità  e  i finanziari nel  breve.

Ovvero, una news di 3 giorni fa, letta in maniera opposta. Peraltro, a parte gli industrial  profits (27 nov) i primi dati di peso in Cina sono i PMI ufficiali a fine mese, per cui in assenza di notizie nuove ne utilizziamo di usate.
Sul  fronte cambi,  il Dollaro è risultato un po’ indebolito dai toni accomodanti della Yellen, in un discorso alla Stern Business School ieri sera  dopo la  chiusura dei mercati.
La ormai Ex Presidente FED ha ammonito contro i rischi connessi col permettere all’inflazione di stazionare a  lungo sotto  il target,  e aggiunto che pur non ritenendo che sia il caso attuale, vi è qualche indizio che potrebbe esserlo. Poichè oggi è  prevista la pubblicazione delle minute dello scorso meeting,  il mercato è andato  progressivamente a prezzare un outcome dovish, e cosi la  debolezza del  dollaro è  stato  uno dei temi della giornata.
L’apertura europea è avvenuta con il  consueto tono incerto.

Da un lato l’€ in recupero continua ad essere un ostacolo per l’azionario continentale, dall’altro una temporanea pausa nel calo dei  rendimenti ha permesso un rimbalzo del  settore bancario,  mentre un altro scatto del petrolio ha offerto  supporto all’ Energy.
La  diversa composizione  ha determinato il fato dei singoli indici: giù il  Dax,  povero di banche e oil e ricco di ciclici, meglio Eurostoxx, Francia, Italia e  Spagna.
Su Francoforte presumibilmente pesa anche l’incertezza politica. Oggi il mercato a  seguito  febbrilmente i tentativi di rimettere in piedi una coalizione di qualche tipo che hanno punteggiato  la giornata.

In serata il  capo del  FDP Linder ha negato l’apertura fatta in giornata dal  suo  segretario sulla possibilità di riprendere le negoziazioni con la CDU. Diciamo che dal punto di vista politico, tra la  scelta tra un governo di minoranza (inizialmente escluso dalla Merkel) e nuove lezioni, manca un ipotesi attraente.
Tornando alla pausa sul trend di calo dei tassi, il  catalyst sembra essere stato  una serie di commenti di Coeure a proposito del fatto che la  guidance sui tassi guadagnerà importanza in futuro rispetto al programma di acquisti, concetto che il  mercato ha interpretato  come un minore commitment a proseguirli.

Come osservato sopra, il  rimbalzo dei rendimenti ha supportato le  banche,  ma anche l’€.
Successivamente il movimento è  in parte rientrato quando  il mercato  ha ricontestualizzato le dichiarazioni, anche se le parti brevi delle curve sono rimaste offerte.
Sul fronte periferici, a  parte l’effetto”Coeure”, c’è  stata qualche presa di beneficio dopo  il buyback del Tesoro  Italiano,  ma poi gli spreads hanno ripreso a  stringere.
I dati in US hanno continuato a tendere al  bello, pur senza squilli.

I Durable goods di ottobre hanno deluso, mostrando un calo a fronte di attese di salita ulteriore, ma le revisioni al dato  precedente compensano in parte, mentre il calo di 0.5% degli ordinativi depurati delle componenti volatili (difesa e aereomobili) va considerato nel contesto  dell’incremento medio di 1.5% dei 3 mesi precedenti.
In linea jobless claims e U.of Michigan confidence di novembre.
A metà  giornata temporaneo miglioramento del sentiment in concomitanza con l’uscita di un pezzo Reuters in cui le solite fonti anonime dichiaravano che l’ECB ha in programma di entrare in ibernazione fino a 2018 inoltrato (i.e.

qualunque dibattito sul cambio di stance è rimandato di trimestri).
Peraltro, l’apertura di Wall Street ha annunciato un brusco cambio di mood, quando si è  capito che l’S&P non avrebbe fatto alcun ulteriore assalto a quota 2600.  Forse i timori per le  minute FOMC si sono intensificati, sta di fatto che i tassi US hanno invertito la  marcia, il  dollaro  ha accentuato  il calo contro tutti i cross (ma specialmente sullo yen), e  l’azionario europeo ha prontamente reagito alle news cambiando bruscamente segno (tranne il Dax che era già negativo) per chiudere mestamente in rosso una seduta che a metà  giornata sembrava decisamente ben impostata.
Trattandosi di una seduta che precede un festivo e un semifestivo  US, naturalmente si è fatta  ampia menzione di “book squaring” per giustificare i movimenti bruschi.

Effettivamente la  presenza di un week  end lungo in US è solitamente un motivo di chiusura di posizioni. Sicuramente il  dollaro/yen ne ha viste parecchie, presumibilmente in stop loss. Resta il fatto che, evidentemente, a Wall Street sono in pochi ad aver qualcosa da chiudere sull’azionario, diversamente da Eurozone e Giappone.
Stante quanto detto sulla  price action festiva,  rinvio l’aggiornamento dei quadri tecnici, osservando solo che quello sul dollaro è ritornato a deteriorarsi marginalmente.
Domani in ogni caso, pur con gli USA chiusi per il Ringraziamento, non è  una giornata banale in termini di dati macro, con la terza lettura del GDP tedesco, i PMI flash europei di novembre, la seconda lettura del GDP UK e le  minute dello scorso meeting ECB.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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