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giovedì 23 novembre 2017

Fed prepara rialzo dei tassi a dicembre, inflazione...

New York, 22 nov. (askanews) - La Federal Reserve ha segnalato che un rialzo dei tassi potrebbe arrivare a dicembre nonostante l'inflazione resti al palo, cosa che sta iniziando a preoccupare alcuni dei suoi membri insieme alla formazione di potenziali "squilibri" finanziari. Mentre il mercato calcola il 91,5% di probabilità che nella riunione del mese prossimo i tassi verranno alzati di 25 punti base all'1,25-1,50%, la banca centrale americana ha spiegato - attraverso i verbali del meeting del 31 ottobre e 1 novembre scorsi - che una stretta sarà probabile "nel breve termine".
Il vero tallone d'Achille della Fed continua a essere l'inflazione, che da ormai cinque anni non cresce al tasso annuo del 2% come la banca centrale vorrebbe. Dal documento è trapelato che qualcuno nell'istituto si aspetta che un simile trend continui anche nel 2018, cosa che mette necessariamente in dubbio il passo con cui continuerà la normalizzazione della politica monetaria in Usa. Teoricamente la Fed prevede per l'anno prossimo tre strette, tante quelle che si attende per il 2017.
Anche se il mercato del lavoro continua a rafforzarsi, con datori di lavoro che faticano a trovare il personale che desiderano e che dunque sono costretti ad alzare i salari, non si sono venute a creare le pressioni inflative sperate. "Ciò potrebbe essere il riflesso non solo di fattori transitori ma anche dell'influenza di sviluppi che potrebbero risultare più persistenti" del previsto. Il giorno prima della diffusione dei verbali, l'uscente governatore Janet Yellen ha spiegato che "non è certo" che l'insieme di fattori che stanno tenendo a freno l'inflazione sia transitorio come lei e altri avevano sostenuto citando per esempio un calo dei prezzi degli abbonamenti a piani telefonici; l'andamento del dato, ha fatto capire, potrebbe indicare che "c'è qualcosa di endemico o di lunga durata a cui dobbiamo prestare attenzione". Ora il timore espresso da alcuni dei suoi colleghi è che un'inflazione al palo "possa portare a un declino delle aspettati di lungo termine, se non lo ha già fatto".
Oltre all'inflazione, c'è un altro fattore che la Fed terrà conto quando dovrà decidere se stringere di nuovo la cinghia. Nell'ultima riunione dell'istituto non è mancato chi ha parlato di un "potenziale aumento di squilibri finanziari" alla luce "delle valutazioni elevate degli asset e della volatilità bassa". Il timore è che un "repentino cambio di rotta dei prezzi degli asset possa avere effetti dannosi per l'economia". Mentre gli indici a Wall Street ieri hanno raggiunto nuovi record, nella Fed c'è chi ha detto che il rally si potrebbe spiegare con "la percezione da parte degli investitori che una riforma fiscale stia diventando più probabile".
Lo pensano anche alcuni membri dell'Fomc: "Alcuni partecipanti giudicano che le prospettive per un taglio significativo delle tasse siano recentemente migliorate". Parlando di un taglio potenziale delle aliquote, nelle cosiddette minute la banca centrale che fino al prossimo febbraio sarà guidata da Yellen ha parlato di aziende che sembrano "più fiduciose sulle prospettive economiche e dunque più propense ad avviare un'espansione". In quel contesto, "gli investimenti fissi aziendali potrebbero ricevere una spinta se la legislazione dovesse essere adottata".
Molto dipende dai repubblicani che controllano il Congresso e dal pressing che su di loro il presidente Donald Trump eserciterà per portare a casa entro Natale - come ha ripetutamente promesso - la sua prima vittoria legislativa in quasi un anno alla Casa Bianca. Se così non sarà non è affatto escluso un sell-off a Wall Street. Ciò andrebbe ad aggiungersi a una Fed destinata a cambiare volto. Da febbraio la 'colomba' Yellen cederà il testimone alla sua versione repubblicana, Jerome Powell. Ma altre poltrone dentro la Fed sono destinate a essere riempite su volere di Trump.

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