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lunedì 27 novembre 2017

FED: 9 anni fa nacque il QE


9 anni fa la Federal Reserve decise di dar vita al più ampio e ambizioso piano di stimolo monetario deciso nella storia economica: il Quantitative Easing.

Novembre 2008

Da allora il QE si è trasformato, qualche settimana fa, in QT, ovvero in Quantitative Tightening, cioè quel processo di normalizzazione che comprende anche la graduale riduzione del bilancio da 4.500 miliardi di dollari in pancia alla stessa banca centrale statunitense ocntro gli o830 dell'inizio della crisi.

Tradotta in percentuale rispetto al Pil si tratta del 23% del'equivalente della ricchezza prodotta dalla nazione mentre, sempre prima dello scoppio della crisi, non arrivava che al 5,7%. Non solo, ma la exit strategy prevede anche quello che in gergo tecnico viene chiamato roll-off e cioè il mancato re-investimento in nuovi asset di parte dei titoli di stato e cartolarizzazioni su mutui ipotecari mortgage-backed securities in scadenza.
Nello specifico la road map delineata dal governatore Janet Yellen prevede la riduzione mensile del bilancio con un tetto mensile di 6 miliardi di dollari di Titoli di stato e 4 di mutui ipotecari tra ottobre e dicembre, per poi arrivare a 30 miliardi di Bond e 20 di Mutui nel prossimo anno. Resta aperto il dibattito sulla riduzione complessiva del saldo finale che dovrebbe arrivare, secondo la comunità degli analisti, a 2mila miliardi per la fine del QE prevista per il 2021.

La strategia, che per volontà della stessa Yellen potrebbe essere sospesa o cambiata nel corso del tempo qualora le condizioni economiche lo consigliassero, dovrebbe portare al rialzo dei rendimenti. In molti, nel corso degli anni, hanno spesso criticato le misure scelte a suo tempo dall'allora governatore della banca centrale Usa, Ben Bernanke, accusato di aver stravolto gli equilibri che da sempre hanno retto il mercato; tali critiche si sono spostate dal fronte delle strategie adottate a quello dei vari allungamenti decisi, di volta in volta, di fronte ad un mercato che non rispondeva in maniera adeguata agli stimoli.

Innegabile che i mercati, per una serie di motivi che vanno oltre la crisi e che comprendono la naturale evoluzione delle dinamiche finanziarie ed economiche, siano in una nuova fase storica. Nonostante, infatti, le enormi misure prese non solo dalla Fed ma anche dalla Bce, dalla Bank of Japan, dalla Bank of England e dal resto delle banche centrali (strategia che molti hanno paragonato ad un concerto visto il sincronismo con cui sono state adottate) la crescita è rimasta a lungo modesta e il livello dell'inflazione è rimasto storicamente basso registrando solo lievi miglioramenti estemporanei e per giunta troppo fragili.

I pericoli sono passati?

Anche per questo motivo resta alta la guardia sui pericoli che non sono ancora passati da quel novembre 2008 quando Bernanke decise di dover adottare misure straordinarie che e che sarebbero state smontate (parzialmente) solo nove anni dopo.

A spaventare è la curva dei rendimenti sempre più piatta, tipico sintomo di una recessione, allarme che, però, tende a suonare con un certo (largo) anticipo; allo stato attuale dei fatti il rendimento del biennale Usa non supera ancora quello del decennale ma resta il fatto che il margine è più basso di quanto dovrebbe (2,3% contro l'1,7% della scadenza più corta) e che denota come i mercati tendano ad andare molto cauti sulla fiducia di espansione a lungo termine.

Ma se una crisi o per lo meno una nuova recessione dovesse presentarsi, sarebbe difficile riuscire a tagliare ulteriormente il costo del denaro, ormai ai minimi storici. Non solo, ma il continuo taglio dei tassi di interesse ha reso molto più appetibile, come è facile immaginare, il contrarre debiti.
nche da parte del governo centrale, con il risultato che, adesso, le strette sui tassi potrebbero scatenare una tempesta su quel debito pubblico Usa che ha raggiunto la soglia dei 20 trilioni. In tutto questo un punto a favore del QE si può però subito registrare: la deflazione è stata sconfitta.

Anche se c'è voluto un arsenale di tutto rispetto, spiegato in battaglia per molto, molto più tempo di quanto previsto. E che ha dovuto combattere un'inflazione la cui lenta risalita, per ammissione della stessa Yellen, potrebbe non essere dovuta a fattori momentanei, come inizialmente teorizzato, ma a modifiche strutturali.  
Fonte: News Trend Online

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