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martedì 14 novembre 2017

ESG, quelle performance non perse

Sara Silano

martedì 14 novembre 2017

Gli investitori che scelgono strategie sostenibili devono rinunciare a una parte del rendimento? La domanda torna in modo ricorrente in una fase di crescita dell’interesse per un approccio attento alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG). Ma sempre più studi dimostrano che non è così.
 
Morningstar ha confrontato la sua gamma di indici azionari sostenibili con quelli tradizionali. “16 su venti hanno sovraperformato i corrispondenti non ESG durante la loro vita”, afferma Dan Lefkovitz, autore dello studio. “La differenza è nell’esposizione al mercato, che in alcuni periodi può aggiungere valore e in altri toglierlo. Negli ultimi anni, gli indici sostenibili hanno avuto rendimenti migliori in Europa e Asia, ma non negli Stati Uniti”.
 
Il vantaggio di performance
I risultati sono riassunti nella tabella qui sotto, che riporta le sovra-sottoperformance da dicembre 2009 (2011 per l’Asia-Pacifico) al 30 settembre 2017. (Per conoscere come sono costruiti gli indici sostenibili di Morningstar, clicca qui).
 
I Morningstar Sustainability index sono costituiti dalle migliori aziende in termini di punteggio ESG attribuito da Sustainalytics, pesate per la loro capitalizzazione di mercato. Sono escluse quelle coinvolte in serie controversie o attive nell’industria del tabacco o delle cosiddette “armi controverse”. Le differenze di esposizione regionale e settoriale rispetto ai benchmark tradizionali sono mantenute in un intervallo del 2%. Per questa ragione, è lo stock picking che può creare discrepanze di rendimenti.
 
Il caso europeo…
In Europa, dove l’indice ESG ha battuto quello tradizionale dal 2009, ci sono stati alcuni titoli che hanno contribuito in modo particolare, come ad esempio il sovrappeso di Allianz e il sottopeso di Santander tra i finanziari, oppure la maggior esposizione a Vodafone nel settore delle telecomunicazioni. In generale, poi, la miglior performance è legata al sottopeso dei titoli energetici.
 

e quello americano
Negli Stati Uniti, invece, il Morningstar Sustaibility index non è riuscito a battere quello tradizionale. “La ragione principale è che titoli che sono andati molto bene, come Apple, Amazon, Facebook, Berkshire e Philip Morris non sono presenti nel benchmark ESG”, spiega Lefkovitz. “Questo ha pesato di più del contributo positivo dato dalla maggior esposizione al settore dei beni di consumo ciclici e della presenza più contenuta di energetici”.
 

Cosa c’è negli indici sostenibili
Indipendentemente dalla Borsa in cui sono quotate, le aziende con più alti punteggi ESG hanno in comune il fatto di essere meno volatili, possedere più elevati vantaggi competitivi e bilanci in salute rispetto a quelle con score di sostenibilità inferiori. Gli investitori devono comunque tenere presente che la comparazione delle performance può dare risultati differenti in base al periodo osservato. Qualsiasi strategia che diverge dal mercato, genera valore in alcune fasi, ma non in altre, come emerge dall’analisi dei rendimenti annuali degli indici Morningstar globali ESG e non dal 2010 ad oggi (vedi grafico qui sotto).
 

 

Al via ITForum Milano, 23 novembre, Palazzo delle Stelline.

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