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lunedì 6 novembre 2017

Elezioni Sicilia: rischio di ingovernabilità


Le elezioni in Sicilia sono state subito considerate una sorta di cartina tornasole per capire lo stato della politica italiana.

I numeri 

I timori di una possibile ingovernabilità sono quelli che serpeggiano tra gli investitori internazionali, preoccupati sia da questo che dal fattore M5S che, appunto in Sicilia, ha fatto un vero e proprio exploit.
Infatti il candidato dei pentastellati è stato la minaccia principale per i grandi partiti di destra e sinistra. E i numeri lo hanno confermato. Il candidato del Centrodestra Nello Musumeci è in leggero vantaggio rispetto a quello del partito fondato da Beppe Grillo, Giancarlo Cancelleri, per soli 2 punti percentuali.

Lo spoglio è attualmente in corso e per di più sta procedendo a rilento ma alle 14.15 il risultato vedeva Musumeci al 38,7% e Cancellieri al 35,5%. Ben distanziati gli altri: Fabrizio Micari al 18%, Claudio Fava al 7%. A votare sono stati circa 2 milioni di siciliani su oltre 4,5 milioni aventi diritto, a conferma di un lieve calo rispetto alle precedenti regionali che videro un risultato del 47,4% contro il 46,76 per cento di oggi.
Tradotto in numeri si parla di 2.179.474 elettori su 4.661.111. Le prime considerazioni sul voto riguardano i ruoli delle rispettive coalizioni: il centrodestra potrebbe vedere qualche difficoltà nel formare eventualmente il governo, nonostante il vantaggio, mentre il M5S festeggerebbe, nella sconfitta, il fatto di essere comunque il primo partito dell'isola (quindi senza necessità di doversi alleare con qualcuno) con il 30% dei voti.

Rischio di ingovernabilità

Ma questo non mette al riparo l'isola dal pericolo concreto di ingovernabilità: la legge elettorale siciliana, che non contempla il ballottaggio, prevede un premio di maggioranza pari a 6 seggi su 70 consiglieri.

Cosa significa questo? Che l'Assemblea regionale vedrà con ogni probabilità un possibile accordo tra le parti. O per meglio dire tra i partiti. Intanto, come prevedibile, sono scattate le varie polemiche all'interno dei partiti: Salvini considera ormai sfiduciato il governo Gentiloni e chiede, con Berlusconi, elezioni immediate.
Dall'altra parte della barricata con il Pd in crisi che scarica su Grasso e sulla sua indecisione di candidarsi in Sicilia, come il fattore che ha causato la deriva e soprattutto la frammentazione dell'intera sinistra. Anche partendo dalla debolezza accusata in quest'occasione dal PD, il rappresentante candidato M5S Luigi Di Maio ha deciso di annullare il confronto Tv previsto per domani con Matteo Renzi.

Ufficialmente perchè, come spiega lo stesso Di Maio su Twitter, "Da candidato premier del M5S mi confronterò con i candidati premier dei partiti. E dopo il voto di oggi il Pd non ha più un leader". Ma quella di Di Maio non è una mossa a sorpresa, o per meglio dire non è nuova: a settembre 2016 dopo aver annunciato la sua partecipazione al programma Politics su Rai3 diede forfait cosa che avrebbe ripetuto a gennaio da Santoro.
Scatenando, allora come oggi, l'ironia dei social.


Fonte: News Trend Online

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