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martedì 28 novembre 2017

E se le banche non compreranno i CCF? Un falso problema

 
Di (KSE: 003160.KS - notizie) tanto in tanto, riaffiora un dubbio in merito al comportamento delle banche nel momento in cui i Certificati di Credito Fiscale entreranno in circolazione.
Il progetto base, come descritto fin dal primissimo articolo che ho pubblicato sul Sole 24Ore, prevede di assegnare CCF sotto forma di titoli che danno diritto a sconti fiscali a partire da una data futura prestabilita (due anni dopo l’assegnazione).
I CCF saranno titoli negoziabili sui mercati finanziari: vale a dire, ricevo un CCF del valore facciale di mille euro, leggo che quota (ad esempio) il 95% del nominale e posso quindi, tramite la mia banca o un altro intermediario finanziario, venderlo in cambio di 950 euro.
Il dubbio che ogni tanto viene sollevato si sintetizza come segue: e se le banche non gradiranno detenere CCF ? magari perché la BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) decide di non accettarli come collaterale per le operazioni di rifinanziamento ? non si crea un blocco del meccanismo ?
In realtà è un equivoco. Non è per niente essenziale che le banche detengano CCF. E’ importante che i soggetti riceventi abbiano la possibilità di venderli in cambio di euro: il che richiede lo svolgimento, da parte di qualcuno, di una funzione di intermediazione.
Quello che si sta supponendo non è che le banche accettino di detenere i CCF in circolazione, fino all’importo massimo previsto di 200 miliardi. I CCF entreranno nel portafoglio dei risparmiatori italiani, che detengono attualmente (e si parla solo delle famiglie) oltre 4.000 miliardi di attività finanziarie.
E i 200 miliardi massimi di CCF non andranno a sostituire, se ci riferiamo al complesso dei risparmiatori, altre attività, ma ad aggiungersi. Saranno potere d’acquisto, nonché risparmio, addizionale.
L’intermediazione servirà solo in quanto potrebbe risultare agevole convertire i CCF in euro e spendere questi ultimi. Il che richiede un soggetto (che può benissimo essere un altro individuo) interessato a diversificare il suo portafoglio di investimenti, convertendo in CCF un po’ degli euro che possiede (e ottenendo, se il prezzo di mercato fosse il 95% del facciale come sopra ipotizzato, un 5% di rendimento in due anni – contro zero se si lascia la liquidità su un conto bancario o se si compra un BTP biennale).
Dico “potrebbe risultare agevole convertire i CCF in euro e spendere questi ultimi” perché con ogni probabilità si diffonderà anche, rapidamente, l’utilizzo diretto di CCF per comprare beni o servizi. Presumibilmente, esercizi commerciali dei tipi più vari (dalla grande distribuzione organizzata alle utilities ai rivenditori di carburanti eccetera) accetteranno i CCF, che rappresentano un valore sicuro (in quanto queste organizzazioni hanno flussi sistematici di pagamenti di imposte e tasse, per IVA, imposte e contributi pagate anche per conto dei dipendenti in qualità di sostituto d’imposta, eccetera).
Personalmente vedo con molto favore la diffusione, più ampia e rapida possibile, dell’utilizzo diretto dei CCF. Potrà anche essere data la facoltà di utilizzare carte elettroniche, “caricate” periodicamente con CCF, e distribuite gratuitamente a chi ne farà richiesta (e si tratterà probabilmente dei soggetti meno abituati a gestire transazioni finanziarie, sia pure molto semplici come la conversione di un titolo in euro).
Però la variabile temporale è critica, e per questo motivo ritengo che l’introduzione del CCF in forma di titolo negoziabile debba essere il primissimo passaggio, da effettuare nei tempi più brevi possibili. La diffusione mediante carte elettroniche ha tempi presumibilmente un po’ più lunghi, nell’ordine di alcuni mesi, mentre introdurre e quotare una nuova tipologia di titolo è un’operazione molto più rapida. Costantemente entrano sul mercato nuove tipologie e scadenze di BOT, BTP, CCT, CTZ, BTPi eccetera. E le piattaforme di intermediazione sono rodatissime.
Nell’eventualità (alla quale non credo) in cui il sistema bancario facesse resistenza non solo a detenere i CCF ma anche ad intermediarli, altri soggetti saranno più che desiderosi di inserirsi in questo nuovo segmento di mercato. Un ruolo importante potrebbe essere svolto dalla rete BancoPosta (controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti).

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