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giovedì 16 novembre 2017

Carige: salta consorzio di garanzia. Caos su aumento di capitale


Piazza Affari vanta a metà mattinata un saldo ancora positivo sebbene piuttosto debole. Alle 13, infatti il listino italiano registrava un vantaggio del solo 0,12% (22.184 punti) condizionato per lo più dall'atmosfera di nervosismo sui bancari, a sua volta dovuta agli ultimi sviluppi sul caso Carige.

La situazione di Carige

Dopo la riunione fiume di ieri, riunione che è continuata anche questa mattina, continuano a non esserci le condizioni per l'aumento del capitale da 560 milioni di euro per l'istituto di credito, una cifra che è circa quattro volte superiore alla capitalizzazione dell'istituto arrivata a 144 milioni di euro.

Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays in pista per il consorzio di garanzia, avrebbero chiesto uno sconto sul Terp, il prezzo teorico ex diritto talmente alto da andare a ledere gli interessi degli azionisti della baca ligure. Secondo quanto reso noto dal comunicato emanato dai vertici Carige, l'amministratore delegato Paolo Fiorentino, partendo da quanto stabilito dal piano di rafforzamento patrimoniale del 3 luglio "verificherà nelle prossime ore l'esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento della banca e per una eventuale proroga dei termini dell'operazione di aumento di capitale".

Quali le prospettive adesso?

Aumentano le preoccupazioni sulla sorte della banca tanto da portare gli analisti di Akros a non escludere "che la banca venga messa in risoluzione" dalle autorità.

Con ogni probabilità, fanno sapere, sarà adottata la classica divisione tra asset positivi e negativi e una ricapitalizzazione per la bridge bank da parte dello stato con il trasferimento in contemporanea dei Npe (esposizioni non performanti) ad un operatore specializzato 
Carige in difficoltà, la banca ligure ha perso in poco più di 10 giorni il 30% del proprio valore.
Ma andando ad allargare la visuale agli ultimi 5 anni si scopre che il problema Carige è ben più ampio: 4 i miliardi di euro letteralmente bruciati. Un caso che in molti punti, complice le vecchie gestioni, ha richiamato alal mente il caso delle Banche Venete e di Mps. Già ieri il board aveva pensato di fissare il prezzo di collocamento delle nuove azioni ad 1 centesimo (evidentemente senza successo) quando Veneto Banca e Popolare di Vicenza erano state collocate su Atlante a 10 centesimi.

Carige ieri e oggi

Ben lontani i fasti di nemmeno 5 anni fa (2013), quando le azioni Carige quotavano 11 euro e la capitalizzazione superava i 2 miliardi: facendo il paragone con la situazione attuale, o per meglio dire quella di ieri (14 centesimi ad azione e 124 milioni di capitaliazzazione) si parla di una perdita superiore al 95%.

Da quel lontano 2013 sono stati avviati circa 3 piani di ricapitalizzazione, il che spiega la diffidenza di dei rappresentanti del consorzio di garanzia nel voler anticipare i capitali per quella che sicuramente sarebbe la quarta ricapitalizzazione ma che, forse altrettanto sicuramente, potrebbe non essere l'ultima.
Visti i precedenti. 
Fonte: News Trend Online

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