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lunedì 20 novembre 2017

Carige: c'è l'accordo. Il punto della situazione dopo il weekend


I vertici di Carige possono tirare un sospiro di sollievo: l'aumento di capitale da 560 milioni si farà. Nella partita a scacchi che sta tenendo da tre giorni con il fiato sospeso il mercato italiano, i grandi azionisti (Malacalza Investimenti, Gabriele Volpi, Aldo Spinelli e le banche del consorzio di garanzia rappresentate da Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays) sono riusciti a trovare un'intesa.

Gli ultimi sviluppi

L'atmosfera si era fatta pesante negli ultimi giorni aggravata anche dall'entrata in scena del famoso Addendum, ovvero delle nuove regole della Bce, ma soprattutto dalle vicende che hanno riguardato Creval e in una sorta di effetto dominio hanno reso difficile anche il dialogo all'interno delle trattative per Carige.

La prima firma si è avuta alle 13 di venerdì ma gli angoli sono stati smussati solo nella nottata che ha portato a sabato. Stando alle prime voci si tratta di una ricapitalizzazione che potrebbe coinvolgere anche altri grandi nomi tra cui Generali e Intesa Sanpaolo con una divisione delle quote intorno ai 30 milioni di euro.
Per quanto riguarda altri particolari è bene sapere che il prezzo delle azioni è stato fissato ad 1 centesimo e che tra i provvedimenti che saranno presi ci sarà anche la possibile cessione di crediti deteriorati per 1,2 miliardi al Credito Fondiario. Ma nonostante tutto questo il ritorno a Piazza Affari (il titolo era stato sospeso dalla Consob proprio venerdì scorso) non è affatto garantito visto che la decisione sarà ufficializzata dalla Consob stessa solo poco prima dell'apertura delle operazioni borsistiche di oggi.
Così come non sono state smorzate nemmeno le polemiche tra i soci e il consorzio di garanzia.

Da parte di Gabriele Volpi, ricorda Paolo Fiorentino, ad di Carige, c'è stata la disponibilità, poi confermata, di salire dal 6 al 9,9%, mentre l'altro grande socio, Malacalza Investimenti, ha confermato di voler aumentare la sua presenza nell'istituto dal 17,6% al 28%. Buone notizie, dunque, anche se, nonostante tutto, resta ancora incerta la cifra sul tavolo: una coperta troppo corta quella offerta dagli imprenditori, che non va oltre i 140 milioni sui 560 necessari anche se i vertici Carige ad oggi, stimano in 300 milioni di euro, più della metà del valore totale, il contributo dato per certo, anche grazie all'aiuto di UnipolSai, Generali e Intesa, attraverso la conversione in azioni delle loro obbligazioni.

Inoltre Fiorentino sottolinea  che l'accordo ha chiamati in causa altri investitori anche internazionali, intenzionati non solo a voler gestire il monte di Npl ma anche a voler diventare soci. Soci il cui nome, per il momento, resta ancora top secret. Tutto questo ha permesso di evitare l'incubo peggiore e cioè quella della procedura di risoluzione con annesso intervento statale, come già accaduto per Mps, la più antica banca del mondo oltre che polo di primaria importanza per la politica italiana.

Ma nel caso di Carige si sarebbe avuto a che fare con la 12esima banca italiana.

E per quanto riguarda gli azionisti?

La vita della banca ligure è stata contrassegnata, negli ultimi anni, da vicissitudini che hanno visto, in 5 anni anni, circa 4 miliardi di euro di perdite con un titolo che nel 2013 quotava 11 euro per una capitalizzazione di circa 2 miliardi.
Da allora sono stati avviati ben 3 piani di ricapitalizzazione. L'istituto di credito è una banca particolarmente radicata nel territorio e a testimoniarlo è il fatto che la stragrande maggioranza dei suoi 56mila piccoli azionisti sono per lo più liguri: loro i primi a beneficiare, in termini di sicurezza, dell'accordo trovato in extremis.

Ma anche i primi, in caso di difficoltà, come nei giorni scorsi si era visto, che avrebbero dovuto tremare nel caso fosse saltato tutto. Ma a quanto si apprende nemmeno i dipendenti dell'istituto possono dormite sonni tranquilli: il piano industriale prevede la ricollocazione di un migliaio di unità oltre al taglio di diverse filiali; una serie di provvedimenti che, per quanto necessario, ha portato alla mobilitazione di martedì del personale dell'istituto, la prima dal 2002.
Fonte: News Trend Online

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